RaiWay, la strategia di Berlusconi

L'offerta di Mediaset scuote il Transatlantico. Grillini e forzisti: «Il Patto è vivo». E un berlusconiano doc rivela: «Ora Silvio potrebbe dedicarsi alle sue aziende».

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26 Febbraio 2015

Giovanni Toti.

(© Ansa) Giovanni Toti.

Il capitolo RaiWay ha riacceso il fuoco delle polemiche nei palazzi della politica romana. La miccia è stata la prepotente discesa in campo di Mediaset per ottenere il controllo delle torri di quella che ancora per poco potrebbe essere la tivù di Stato.
Una mossa che ha fatto la saltare la mosca al naso del Movimento 5 stelle, ma anche dell’ala più oltranzista della minoranza Pd, che ora punta il dito pericolosamente verso il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, chiedendo anche un intervento immediato per stoppare quello che viene definita la madre di tutti i conflitti di interesse.
Persino Pier Luigi Bersani, solitamente mite, non riesce a trattenere la rabbia, scagliandosi contro l’Opa di Ei Towers, controllata da Mediaset, con un tweet ironico ma carico di veleno «Prima Mondadori-Rcs, poi Mediaset-Raiway: ora aspetto che il Milan compri l'Inter».
«RENZI PUÒ LANCIARE UN SEGNALE DI PACE...». A microfoni spenti e taccuini riposti nella giacca, però, i commenti dei parlamentari sono ancora più duri. Anche in Forza Italia, dove ancora resiste però una pattuglia di berlusconiani della primissima ora, che difende il Cavaliere e le sue aziende contro ogni avversario. «Visto, il Patto del Nazareno è proprio morto morto…», ironizza un deputato di lungo corso, ex Publitalia, confidandosi con Lettera43.it. «Ora siamo al Patto 2.0, anzi 66,67%».
Esulta anche una parlamentare azzurra di primo piano, che off the records sembra confermare le voci di corridoio, trasformate però in atti d’accusa dal gruppo dei 5 Stelle. «Renzi si è comportato male su Mattarella, ma con la vicenda RaiWay può lanciare un bel segnale di pace. D’altronde, faremmo uno sbaglio sia noi, sia il Pd se realmente spezzassimo il filo del dialogo sulle riforme».
TOTI LAVORA DIETRO LE QUINTE. Nelle sale di Montecitorio per tutta la giornata di mercoledì 25 febbraio si è intrattenuto il consigliere numero uno del Cav, Giovanni Toti, che ha lavorato lontano dai riflettori a stretto contatto con la deputata e responsabile comunicazione di Forza Italia, Deborah Bergamini, incontrando quasi tutte le anime del partito di San Lorenzo in Lucina.
Un giro di orientamento necessario al leader per capire quanti ancora sono con lui e quanti, invece, sarebbero pronti a pugnalarlo alle spalle. Soprattutto in un momento così delicato, con il futuro delle aziende legato a doppio nodo a cosa deciderà il governo Renzi, soprattutto nella partita decisiva sulla vendita di un asset strategico come RaiWay.

 

Un deputato vicino al Cav: «Forse sta pensando di smettere...»

Silvio Berlusconi, leader di Forza Italia.

(© Imagoeconomica) Silvio Berlusconi, leader di Forza Italia.

Lettera43.it ha captato, nei discorsi di Transatlantico, anche la confidenza di uno dei deputati più vicini a Berlusconi, che si lascia scappare una riflessione molto importante, di quelle che cambiano il corso di una storia. «Sono anni che nel centrodestra tutti chiedono al Capo di scegliere tra la politica e le aziende», dice la fonte. «Il primo fu Gianfranco Fini nel 2010, e oggi c’è Raffaele Fitto. Il Cavaliere ha sempre detto di voler fare solo politica, ma forse ora le cose sono cambiate. Forse sta seriamente pensando di smettere e tornare a dedicarsi alle sue aziende».
Il parlamentare, però, dopo aver capito che era meglio mordersi la lingua, ha tentato comunque di mettere la sordina alla bomba appena lanciata. «Io non la sparerei a tutta pagina, si rischiano brutte figure: Berlusconi è imprevedibile. È una delle ipotesi in campo».
IL GOVERNO FRENA, PER ORA. Tutto dipenderà dalle prossime mosse del governo Renzi. Per ora l’esecutivo frena tutto, anche perché per legge è impossibile vendere oltre il 49% delle quote, ma per il prossimo futuro nulla è stato ancora deciso.
E la nota del ministero dello Sviluppo economico, diffusa nella serata di mercoledì 25, a mercati chiusi (i titoli di RaiWay e Ei Towers sono schizzati alle stelle in Borsa) sembra confermare questa tesi. «L'offerta pubblica conferma l’apprezzamento da parte del mercato della scelta compiuta a suo tempo dal governo di valorizzare la società delle torri Rai facendola uscire dall'immobilismo nel quale era confinata. La quotazione in Borsa si è rivelata un successo».
«IL PATTO SI STA REALIZZANDO». Chi non mollerà un millimetro su questa vicenda è di sicuro il Movimento 5 stelle, che già il primo ottobre 2014, in un’interrogazione al ministro dello Sviluppo economico, chiedeva conto delle voci di un interesse di Mediaset per le torri di trasmissione della Rai. All’epoca Federica Guidi non confermò, né smentì le anticipazioni dei pentastellati: «In questo momento il mercato registra una significativa domanda di torri di trasmissione (telecomunicazioni), come si evince anche dall’operazione effettuata da Mediaset, che in aprile ha collocato il 25 per cento di Ei Towers per 283,7 milioni di euro, cui potrebbero seguire operazioni analoghe di Wind e di Telecom».
E visti i precedenti si preannuncia un clima di fuoco in Aula e nelle commissioni parlamentari. Clima di cui offre un assaggio il fedelissimo grillino Riccardo Nuti, in un post pubblicato sulla sua pagina Facebook. «A questo punto perché non mettiamo Berlusconi come presidente del Consiglio?», scrive con ironia. Concludendo: «Il patto del Nazareno si sta realizzando».

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