Sanremo, Red Ronnie: «Bosso? Già dimenticato»

L'entusiasmo per il maestro? Dura il tempo di un like. E la sua partecipazione al Festival? «Solo per share». Red Ronnie sulla dittatura del talent. E come vincerla.

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11 Febbraio 2016

E alla fine l'Italia scoprì e applaudì il maestro Ezio Bosso. Indignandosi sui social per l'assenza dal piccolo schermo di un talento del genere.
Poco importa se Bosso suona e si esibisce dal 1985, prima con gli Statuto e poi come pianista e direttore d'orchestra nei teatri di mezzo mondo: evidentemente dovevamo aspettare Sanremo, e Sanremo è stato.
Ma quanto durerà l'effetto «che-bravo-Bosso-che-bella-la-grande-musica-in-tivù»?
IL TEMPO LO DETTA IL LIKE. Il tempo di un like e di una condivisione, purtroppo.
Del resto, dice Red Ronnie a Lettera43.it, «viviamo di cose virali». E ciò che è virale, si sa, ha una data di scadenza.
«Dopo la performance mi sarei aspettato di ascoltare in radio qualche pezzo del maestro», continua il conduttore, «e invece tutto come previsto: nulla. Lo avevo detto nel mio programma in Rete su Tv Roxy bar: 'Domani non lo sentirete'. E così è stato».

 


 

  • Red Ronnie.


DOMANDA. Dunque passato l'entusiasmo social, Bosso tornerà da dove è venuto?
RISPOSTA. Bosso è fantastico ed è importante che Sanremo lo abbia portato sul palcoscenico, ma...
D. Ma?
R. Il motivo della sua presenza non era certo quello di rendere un servizio alla musica o sensibilizzare il pubblico.
D. E qual era?
R. Fare punti di share. Se porti in tivù un talento con una disabilità sai che la gente resterà incollata allo schermo. Pure le lacrime degli orchestrali fanno audience.
D. E domani è un altro giorno...
R. Sì, già ora si starà discutendo dei nuovi ospiti, che ne so dei Pooh, o dei cantanti in gara. Carlo Conti tornerà a condurre Tale e Quale Show con personaggi mascherati che imitano i grandi cantanti, e la tivù si dimenticherà di Bosso...
D. E dopo Sanremo, la musica in tivù tornerà a essere relegata ai talent.
R. È così. Ormai si fanno talent su tutto. Non mi stupirei che ne pensassero uno sui portatori di handicap. E se non lo fanno, non è certo perché hanno la misura della decenza ma perché si temono le critiche e gli attacchi.
D. Il talent è diventato il nuovo paradigma.
R. Siamo arrivati al punto che queste trasmissioni impediscono agli artisti di fare musica, di suonare, di esprimersi con canzoni proprie. Possono solo cantare successi di altri.
D. Format che sfornano a loro volta prodotti musicali.
R. È un'industria. Fai un talent, diventi virale e famoso, e fai fatturare. Ma è una trappola.
D. In che senso?
R. Sono polli da batteria, con una data di scadenza. Semplici usa e getta. E il panorama musicale è diventato un grande karaoke.
D. Cioè?
R. Si propinano solo canzoni famose, note. E quando si parla di 'nuovo' è il 'nuovo' di Vasco o di Jovanotti.
D. In radio il meccanismo è lo stesso.
R. Sono trasmesse sempre le stesse canzoni. Ho tentato di sensibilizzare la politica sulla necesssità di regolamentare il settore radiofonico, come avviene in Francia dove il 60% dei brani trasmessi deve essere francese, ma niente.
D. Non è sempre stato così, però.
R. Agli inizi, cercavamo di offrire all'ascoltatore ciò che la Rai non passava, in modo da creare successi alternativi. Ora invece nessuno propone ciò che non si conosce. Come se ti dicessero: «Stai tranquillo, troverai solo ciò che già hai ascoltato».
D. La responsabilità non è anche del pubblico?
R. Ma se un recente spot esalta «le nuove tecnologie che ti danno la libertà di non dover più scegliere», di cosa stiamo parlando?
D. Basterebbe andare in un negozio di dischi o a un concerto, no?
R. Questo possono farlo le persone che sono già indipendenti dai media. Il fatto è che sono stati cambiati scientificamente gli idoli.. .penso alla Cia per esempio che ha sempre tenuto sotto stretto controllo i cantanti.
D. Ora i miti sono i calciatori.
R. Anche. Gente come Fabrizio Corona che guida senza patente una Ferrari, che finisce in carcere. Ma nonostante tutto affascina i ragazzini.
D. Non c'è via d'uscita?
R. Esiste un sottobosco, una carboneria che lavora nell'ombra. Stanno tornando di moda vinili e giradischi, per esempio. Un segnale che qualcosa si sta muovendo. Ecco mi piace pensare di essere un carbonaro.
D. Resistenza al mainstream?
R. Prepariamo una nuova rivoluzione. Siamo i partigiani della cultura.
D. Detto questo, che voto dà a questa 66esima edizione del Festival?
R. Uno show con questi numeri non può che essere promosso. Ma ripeto è uno show.
D. Può spiegare meglio?
R. Torniamo a Bosso: alla fine non si è parlato della magia della sua musica, ma del povero ragazzo portatore di handicap. Ormai la vita è diventata questo.
D. Cosa è diventata?
R. Non ci sono più avvenimenti. Non andiamo a prenderci un apertitivo, ma creiamo un evento. Tutto ormai è ridotto a evento virale.
 

Twitter: @franzic76

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new zealand 12/feb/2016 | 09 :28

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