Sicuri che Milano sia la Capitale morale?

Per Cantone la città di Expo batte Roma. Ma tra scandali, mazzette e infiltrazioni...

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28 Ottobre 2015

Il magistrato Raffaele Cantone, presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione.

(© Ansa) Il magistrato Raffaele Cantone, presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione.

Cecati e mondo di mezzo, mazzette che filano una via l'altra come «ciliegie» o «antidolorifici», funerali sfacciati con elicotteri che gettano petali di rosa, sparatorie in periferia che sanno tanto di regolamenti di conti.
Roma come Suburra. Peggio di Suburra.
L'ECCELLENZA MILANESE. Seicento chilometri più a Nord, a Milano, invece non si parla che del successo di Expo: file infinite ai tornelli e attese di 9 ore ai padiglioni. Una città rinata, che ha ritrovato - almeno così si legge - il suo respiro da metropoli europea. Dopo la Milano da bere, ecco la Milano da esporre.
Basta dire che se a Roma la candidatura a sindaco - sempre che Ignazio Marino confermi le dimissioni - suona come una roulette russa, a Milano c'è la fila per raccogliere l'eredità di Giuliano Pisapia con tanto di azzuffatine pre-primarie.
I 'COMPLIMENTI' DI CANTONE. Sarà anche per questo che Raffaele Cantone, presidente dell'Autorità nazionale anti-corruzione, ricevendo dalle mani del primo cittadino ambrosiano il Sigillo della città ha sentenziato: «Milano si è riappropriata del ruolo di capitale morale del Paese, mentre Roma sta dimostrando di non avere quegli anticorpi di cui ha bisogno e che tutti auspichiamo possa avere».
E GLI SCANDALI DELLA MADUNINA? Con buona pace delle inchieste sugli appalti dell'esposizione universale, sulle infiltrazioni della 'ndrangheta all'ombra della Madonnina e su quelle della Regione Lombardia, il cui ex presidente Roberto Formigoni è a giudizio per associazione per delinquere e corruzione e l'attuale, Roberto Maroni, è a processo per turbata libertà nel procedimento di scelta del contraente e induzione indebita per presunte pressioni per far ottenere un lavoro e un viaggio a Tokyo a 2 ex collaboratrici.
UN PAESE DI SMEMORATI. Ma si sa, «gli italiani hanno la memoria corta», dice a Lettera43.it Francesco Calderoni, docente di Sociologia della devianza e ricercatore di Transcrime, il Centro interuniversitario di ricerca sulla criminalità transnazionale della Cattolica. E aggiunge semiserio: «Cantone avrà voluto omaggiare la città e il sindaco che lo stava premiando...».

La criminalità e lo spread tra Roma a Milano

Al di là dei convenevoli, sul primato morale di Milano «bisognerebbe andare cauti», continua Calderoni: «Da Tangentopoli in poi non ci siamo fatti mancare proprio nulla in materia di vicende corruttive».
Anche se le differenze con Roma ci sono.
LE STRATEGIE DELLE PROCURE. «Vanno analizzate le strategie di indagine delle Procure», sottolinea il docente. A Milano, è il ragionamento, i fenomeni sono stati tenuti distinti: si è parlato di tangenti Expo, o allargando l'obbiettivo a tutto il Nord, di scandali Mose o Aemilia. «Nessuno ha abusato del termine 'mafia'». Anche se sono state scoperte collusioni tra criminalità, economia e politica.
A Roma, invece, c'è la tendenza ad affibbiare «etichette», come accadde con la P3. Per cui l'associazione a delinquere condita da elementi mafiosi come l'intimidazione, l'assoggettamento e l'omertà viene semplificata con la definizione «mafia Capitale».
LE IPOTESI D'ACCUSA NON SONO SENTENZE. Dimenticando, precisa Calderoni, «che tutto quello che abbiamo letto sui giornali finora non è che l'ipotesi d'accusa. Non è ancora stata convalidata da un giudice, e per il Gip è sufficiente avere un sospetto».
Poi è innegabile che da quando Giuseppe Pignatone è arrivato con i suoi uomini a Roma, la procura capitolina da 'Porto delle nebbie' «si è trasformata in un bastione dell'antimafia».
E a Milano? «Si è parlato di mafia e 'ndrangheta al Nord, di infiltrazioni. Con più cautela».

Una questione di stile?

Vista dell'Expo Gate

Vista dell'Expo Gate

Questione di stile. «A Roma si spara ancora per strada», spiega il professore. «Ci sono i figli e i nipoti della Magliana o le famiglie campane che risalgono la costa tirrenica fino alla Capitale». Il loro controllo sulla città è sfacciato, alla luce del sole. Sintomo di come questi gruppi abbiano preso possesso e controllo del territorio.
A Milano la criminalità c'è, ma è nascosta. Fa affari, non spara. Non ci sono i Casamonica con la loro allure folk e 'cafona'. Almeno non in città.
MILANO È ANCHE CORSICO. Anche perché la «Capitale morale» in confronto a Roma non è che un paesone. «Per un confronto attendibile, bisogna considerare l'intera provincia di Milano: i Buccinasco, i Quarto Oggiaro, i Desio e i Corsico». E la prospettiva allora cambia.
Ma lo spread tra Roma e Milano non è solo una questione di dimensioni.
La 'ndrangheta e la camorra al Nord «sono più sottotono», conferma Calderoni. «Nel tempo hanno strangolato i piccoli centri dell'hinterland. Ma la reazione c'è stata. L'operazione Infinito partita nel 2003 ha portato all'arresto di quasi 200 persone scoperchiando l'infiltrazione delle cosche calabresi al Nord». Segno che il sistema giustizia è stato efficiente.
IL POTERE VS GLI APPALTI. Quanto a dimensione corruttiva, le cose non cambiano molto lungo quei 600 chilometri. Se nella Capitale ha casa il potere - ci sono il parlamento, i ministeri, le sedi delle società partecipate -  a Milano ci sono gli appalti, come hanno dimostrato le recenti inchieste su Expo, Sanità e Regione. Caratteristiche che attirano gli appetiti criminali e sono un humus perfetto per la mazzetta.
Ma le notizie passano e gli scandali si archiviano. «Fino a ieri l'Esposizione era la madre di tutti i mali», fa notare Calderoni. «Giuseppe Sala fu addirittura accusato di avere diffuso dati falsi sugli ingressi in Consiglio comunale. E ora?». E ora si parla di sistema Expo da esportare in tutta Italia e molti, Matteo Renzi compreso, vorrebbero il commissario a Palazzo Marino.
E SE SPOSTASSIMO I MINISTERI AL NORD? A questo punto, come nei film da botteghino sugli stereotipi settentrionali e meridionali, si potrebbe fare un esperimento. «Spostare qualche ministero» nella 'integerrima' Lombardia, conclude Calderoni, avverando così il sogno leghista che naufragò nelle sale deserte della Villa Reale di Monza.
E chissà, magari a quel punto spunterebbe pure una Mafia del panettone. 
 

Twitter: @franzic76

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new zealand 29/ott/2015 | 14 :02

non direi proprio che Milano sia capitale morale
la Regione preda di ricorrenti scandali. In Comune va un pò maglio pare, ma vedremo finchè dura. Anche Torino e Venezia non brillano certo. Forse Firenze...

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