Stefania Grassi: «Robert De Niro mi ha plagiata»

Stefania Grassi mandò uno script a De Niro. Fu respinto. Ora lo rivede nel corto Ellis. E vuole far causa. La denuncia a L43: «Ho buttato 6 mila dollari. È un furto».

di Gabriele Lippi e Alessandro Da Rold

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02 Novembre 2015

Robert De Niro fissa lo Skyline di New York.
Ha i piedi sulla neve soffice che ricopre Ellis Island e sulle spalle uno spesso cappotto nero.
Poi entra nell'ospedale abbandonato che in passato ha accolto milioni di persone partite dalla loro terra per inseguire il sogno americano.
Ad accompagnarlo, in un monologo interiore, la sua voce fuori campo, mentre sul pavimento e sui muri si alternano i volti degli immigrati.

 

  • Il trailer di Ellis.
     

Il trailer di Ellis, cortometraggio firmato dall'artista visivo francese JR, è bello e toccante.
Ma non sembra essere totalmente originale.
Le parole del monologo recitato da De Niro ricordano tanto - troppo? - quelle contenute nel copione de L'uomo in frac che la giovane sceneggiatrice italiana Stefania Rossella Grassi aveva inviato alla Tribeca film nella speranza di poter vedere la star di Taxi Driver nel ruolo del suo Giosuè Calliardo.
MONOLOGHI TROPPO SIMILI. «E io riflettevo, pensando al mio mare, a come le onde si infrangevano sulla spiaggia, come se io potessi volare senza ali, e ricordavo il suono del vento, come se continuamente mi volessi addormentare, e i rami contro la finestra, erano persone che cercavano di entrare, arrampicandosi nella mia anima fino al cuore, persone di mille volti, forma e peso, e avevo una sola cosa nella mia mente, muta, vuota, insapore e dolorante, nella mia mente un solo posto dove stare [...]», dice Giosuè a se stesso sulle pagine scritte da Grassi.
Sono le stesse parole pronunciate da De Niro nel trailer di Ellis: «Ricordo il suono del vento mentre mi addormentavo, i rami dell'albero che grattano il tetto, come persone che sussurrano. Avevo una sola cosa in mente, un posto dove stare, come se tu potessi volare se avessi le ali. C'erano tutti questi milioni di persone che sono giunte qui, e li ho visti tutti, persone di ogni colore, forma e statura [...]».
STESSI MURI SCROSTATI. E non è tutto. Perché pure l'ultima scena dello script de L'uomo in frac sembra aver ispirato le immagini di Ellis: «Giosuè si trova in uno stanzone diroccato. I muri sono scrostati. Il tutto è decadente e fatiscente. Fotogrammi di volti si alternano all'immagine di Giosuè. La soggettiva di Giosuè si sposta oltre le finestre con pesanti grate. Lentamente si vede l'esterno. La visuale si apre interamente sino a inquadrare la statua della Libertà». Tutto molto simile a quanto si vede nel corto con De Niro.
La copia della sceneggiatura de L'uomo in frac di cui Lettera43.it ha preso visione è lo screenshot di un file in formato pdf che nel nome porta la data del 5 dicembre 2014 (sulla sua pagina Facebook c'è una versione più recente dello script datata maggio 2015). Il trailer di Ellis è uscito il 29 settembre 2015.

L'accusa: «Mi sono sentita strappare la speranza»

La foto con dedica di Robert De Niro a Stefania Grassi.

La foto con dedica di Robert De Niro a Stefania Grassi.

Stefania non ci voleva credere quando l'ha visto: «Ho provato sofferenza e la provo ancora. Mi sono sentita strappare la speranza».
Le sembra di essere stata «per un anno e mezzo un'immigrata su Ellis Island, non col mio corpo ma con i miei sogni e le mie speranze per me e per mia figlia».
Era lì, alle porte della sua America, ad aspettare di sapere se l'avrebbero fatta entrare.
Ha atteso con pazienza una risposta fino a quel «mister De Niro non ha intenzione di proseguire nel progetto», arrivato il 25 maggio 2015.
«LÌ DENTRO C'È IL MIO CUORE». Si è sentita presa in giro, non solo perché «su quelle centinaia di pagine di sceneggiatura c'è il mio cuore, la mia anima, le mie speranze e i miei sacrifici», non solo perché De Niro è «l'attore che mia madre mi ha fatto amare» e di cui su Facebook mostra una foto con dedica a lei e «a L'uomo in frac». Ma anche perché, in quel progetto, ci ha messo soldi suoi. E non pochi.
INTERMEDIARIO PAGATO 6 MILA DOLLARI. Quando, dopo cinque anni di lavoro, ha completato la stesura de L'uomo in frac, aveva in mente un solo volto per il suo protagonista: Robert De Niro.
Così, a maggio del 2014, si è affidata a Danilo Mezzetti (in arte Mattei), ex caratterista, amico di lunga data dell'attore americano, e sedicente suo agente italiano, perché gli presentasse la sceneggiatura.
Mattei, che aveva convinto De Niro a partecipare a Manuale d'Amore 3, ha accettato di farsi intermediario, ha ricevuto un pagamento di 6 mila dollari per questo lavoro, una cifra non indifferente per la giovane sceneggiatrice.
«Non sono ricca e mi sono indebitata», ha spiegato a Lettera43.it.

Una mail con la diffida: «Non proiettatelo»

Prima ancora che uscisse il trailer di Ellis (il 29 settembre 2015), aveva già presentato querela contro Mattei e De Niro, con richiesta di accertamento per eventuali responsabilità del suo entourage, per concorso in truffa.
Quando poi ha visto le prime immagini del corto diretto da JR ha deciso di andare oltre.
ALTRI GUAI PER ROTH. Con una mail in italiano ha diffidato la Tribeca dal proiettare il cortometraggio al Festival di New York, riservandosi di citare in giudizio Eric Roth, lo scrittore che ha firmato la sceneggiatura di Ellis, e che nel 2009 fu accusato di plagio dalla scrittrice italiana Adriana Pichini per Il curioso caso di Benjamin Button.
PERFORMANCE ARTISTICA. Ellis è la trasposizione cinematografica di una performance artistica di JR, The ghosts of Ellis Island, con cui il ''Banksy francese'' ha riempito di volti dei migranti il vecchio ospedale dell'isola sull'Hudson. Risale all'agosto del 2014.
Il 7 aprile 2015 JR dichiarò a Le Figaro di aver avuto l'ispirazione da un libro regalatogli da Jane Rosenthal, sua produttrice e socia di De Niro in Tribeca.
Il 28 ottobre, ad Art World, ha spiegato come si trattasse, in buona sostanza, della storia della famiglia di Eric Roth, lo sceneggiatore del film.

Si tratta di plagio? «Di più, è un furto»

Il monologo di Giosuè in 'L'uomo in frac'.

Il monologo di Giosuè in 'L'uomo in frac'.

«Non parlo di plagio, ma di furto, una truffa», ha aggiunto Grassi, «non sono solo le battute del monologo a essermi state scippate, ma tutta la caratterizzazione del personaggio. Io immaginavo un De Niro muto, silenzioso, melanconico, molto struggente e poetico. Doveva interpretare la fase della vecchiaia del mio Giosuè, un artista che si era ammalato alle corde vocali e non poteva più cantare, ed era diventato un clochard».
Nel protagonista di Ellis rivede il suo Giosuè, incastrato in «un 'luogo non luogo' in cui non è mai andato veramente, ma che era il sogno di sua madre».
Lo stesso Giosuè di cui aveva parlato in un'intervista dell'agosto 2014 a Il Messaggero.
«HO UN'INFINITÀ DI PROVE». Ha le prove, «un'infinità di prove documentali», con cui è convinta di poter vincere la causa.
Ha le mail scambiate con Mattei e le risposte di colui che quest'ultimo sosteneva essere De Niro, come quella in cui l'attore scrisse «ma chi viene al cinema a vedermi se io non parlo», o un'altra, in cui diceva all'amico: «Ti voglio aiutare, il progetto mi piace, ma ho bisogno di una sceneggiatura in inglese. Altrimenti è difficile».
PROMESSO UN PRE-CONTRATTO. Secondo gli accordi, racconta ancora Stefania, Mattei sarebbe dovuto tornare dal suo viaggio negli Stati Uniti, interamente finanziato dalla sceneggiatrice, con un pre-contratto firmato da De Niro.
Con quello si sarebbe andati dai produttori italiani per poter realizzare il film, e l'intermediario avrebbe avuto il resto del suo compenso.
«Invece accadde un'altra cosa: Mattei tornò senza nulla e mi chiese altri 15 mila euro». Lei provò a rimediarli cedendo quote del progetto, ma non ci riuscì. E Mattei sparì nel nulla.

Il rifiuto arrivò a maggio 2015

Così Stefania decise di mettersi in proprio.
Prima provò a scrivere direttamente a De Niro, ma non ottenne risposta.
Quindi si fece assistere da un amico avvocato ed entrò in contatto con Peter Grant (legale dell'attore) e Josh Lieberman (suo agente).
Inviò lo script a loro, Grant le scrisse che Mattei era sì un amico di De Niro, ma non aveva alcuna autorità nel negoziare progetti per suo conto, e che l'indirizzo mail con cui l'ex caratterista italiano scambiava la posta elettronica non era quella dell'attore americano.
«NON SIAMO INTERESSATI». Fu Lieberman, invece, a scriverle il 25 maggio 2015 un messaggio asciutto e chiarissimo: «De Niro non intende proseguire con il progetto».
Qualche mese dopo arrivarono il trailer e l'annuncio della première. «Il corto doveva essere presentato al New York Film Festival il 4 ottobre, ma la data è stata spostata. Io avevo inviato la mia diffida la notte precedente...».
CAMPAGNA CONTRO TRUMP. Ellis è stato proiettato in un luogo segreto e riservato il 23 ottobre, e durante l'evento si è parlato di immigrazione criticando fortemente le posizioni del candidato alle primarie repubblicane Donald Trump.
Un fatto che non è piaciuto per niente a Stefania Grassi: «Sono italiana e non simpatizzo né per il Gop né per i democratici», ha spiegato l'autrice, «ma trovo vergognosa questa strumentalizzazione della memoria di tanti nostri cari emigrati verso gli Stati Uniti. Hanno deturpato il mio lavoro, l'hanno manipolato e sventrato per creare un progetto che ha come scopo finale una campagna denigratoria contro Donald Trump».
C'È UN VIDEO DI CONFRONTO. Per dimostrare che quelle parole sono sue e non di Eric Roth, ha addirittura girato un piccolo trailer de L'uomo in frac, mettendo a confronto immagini e testo con quello di Ellis. Il video è stato pubblicato su YouTube ed è visibile a tutti.

 

  • Il confronto tra Ellis e L'uomo in frac.

«Serve più tutela per i giovani artisti»

Stefania, che aveva inviato la stessa sceneggiatura anche a Giuseppe Tornatore e alla Indigo Film, e che aveva ricevuto una lettera d'intenti da un distributore francese interessato al progetto, si sente defraudata del suo lavoro di cinque anni.
SALE LA DEPRESSIONE. «Questa deprivazione della mia creatività mi ha portata a non uscire di casa da quasi 20 giorni», ha concluso parlando con Lettera43.
«Quello che è accaduto a me dovrebbe essere un incitamento a garantire una maggiore tutela per gli autori italiani, da parte del sistema cinema e delle organizzazioni che dovrebbero difenderne i diritti. Quando succede una cosa del genere la creatività di un artista viene depressa, a tal punto che non si riesce nemmeno più a scrivere. Mi chiedo: come faccio a emergere in questo ambiente dove se non sei “figlio di” e non hai un conto in banca importante non hai possibilità?».

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