Stefano Parisi: «No a campagne elettorali sugli scandali»

Parisi a L43: «In Lombardia la Lega da tempo ha problemi. Io non sono in difficoltà». Su Renzi: «Mi ha deluso». E di Sala dice: «Non può alzare la voce col premier».

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19 Febbraio 2016

Stefano Parisi tecnicamente non è un politico. In pratica «lo sono da nove giorni», dice.
Da quando, il 10 febbraio, ha sciolto le riserve sulla sua candidatura a sindaco di Milano.
«Fino a una settimana fa facevo un altro mestiere, e la politica non l’avevo mai fatta», spiega a Lettera43.it. «Ora però voglio rigenerare questo sistema assumendomi la responsabilità di quello che farò».
UN PASSATO DA MANAGER. L’ex numero uno di Chili Tv - azienda che ora è chiamato a lasciare per intraprendere questa nuova sfida - in realtà ha sì un passato da manager, ma anche una conoscenza diretta delle dinamiche politiche. 
Romano naturalizzato milanese da quasi 20 anni, Parisi ha iniziato la sua carriera incrociando i palazzi della politica nel 1984, quando è stato nominato capo della segreteria tecnica del ministero del Lavoro per poi passare alla vicepresidenza del Consiglio dei ministri durante il governo De Mita (1988-1989) e, quindi, a capo della segreteria tecnica di Gianni De Micheli. 
PRIMA CON AMATO E POI CON CIAMPI. Da lì l'approdo, fra il ‘92 e il ‘97, agli Affari economici della presidenza del Consiglio, prima con Giuliano Amato e poi con Carlo Azeglio Ciampi, con una parentesi alle Poste e Telecomunicazioni quando stava scoppiando il fenomeno della telefonia mobile. 
Proprio nel 1997 è arrivato il trasferimento a Milano, nel ruolo di city manager di Palazzo Marino con Gabriele Albertini. È lì che Parisi ha iniziato a conoscere da vicino i problemi e le potenzialità di questa enorme «macchina che oggi gestisce servizi per piu di 1,5 milioni di abitanti. Una macchina da 15 mila dipendenti con 5 miliardi di bilancio», sottolinea.
E da qui conferma di volere ripartire. Con il piglio del politico-manager. Nonostante i guai giudiziari della Lega

 

  • Stefano Parisi, candidato sindaco di Milano per il centrodestra. © Ansa

 

DOMANDA. Sono in molti a chiedersi chi gliel’ha fatto fare di candidarsi a Milano con il centrodestra, proprio in un momento in cui la coalizione non vive uno dei suoi momenti migliori. 
RISPOSTA.
In effetti, è stata una decisione molto sofferta sia dal punto di vista personale e privato sia pubblico. Fare politica non era proprio nei miei programmi anche perché Chili è ancora una startup, una preoccupazione importante.
D. Cosa l’ha spinta a temporeggiare prima di sciogliere le riserve?
R.
Dal punto di vista politico, volevo capire se ci fossero le condizioni ottimali per fare questa scelta. 
D. Ha trovato il sostegno della sua famiglia?
R.
Assolutamente sì. Le mie donne (la moglie e le due figlie, ndr) mi hanno sostenuto e supportato. Ma anche in azienda, per me oggi una seconda famiglia, ho trovato l’appoggio di tutta la squadra e anche degli azionisti.
D. Com'è stata presa questa sua 'pausa di riflessione' nel centrodestra?
R.
 È servita per creare più unità. 
D. In effetti si può dire che un primo obiettivo lei lo abbia già raggiunto: ricompattare il centrodestra e mettere dalla stessa parte della barricata Ncd e Lega.
R.
Lo avevo posto come pre-condizione. Altrimenti mi sarebbe stato difficile candidarmi. Invece adesso sento di avere un appoggio unanime e, al tempo stesso, ampia libertà di costruzione di un programma di governo su Milano. 
D. Una Milano dove il centrodestra è in apnea..
R.
Si tratta soprattutto di mancanza di fiducia dei cittadini nei confronti della politica in genere. Fiducia che dobbiamo subito ricostruire. C’è un dato sintomatico di questo malessere.
D. Quale?
R.
Alle ultime comunali il centrodestra ha perso circa 120 mila voti. Voti che non sono andati a sinistra ma, peggio, sono andati persi. Sono quelli di gente che non è neppure andata alle urne.
D. Cosa dice a chi la definisce un “renziano mancato”?
R.
Che sbaglia, ma non del tutto. Non sbaglia soprattutto quando sostiene che un certo mondo moderato e liberale aveva delle aspettative su Renzi all’inizio. Aspettative che poi sono state disattese. 
D. Anche lei aveva queste aspettative?
R.
A me sarebbe piaciuto essere un “renziano” soddisfatto, anche se di base non lo sono mai stato. Renzi ha deluso molti e la causa principale è da ricercare nel forte condizionamento subìto dalla sinistra radicale. Ha giocato troppo sul populismo e il risultato è che ciò sta seminando molti malumori e un senso generale di delusione in moltissime persone. Anche a sinistra. 
D. Lei dice di essere “libero”, e che Sala invece può essere condizionato dalla sinisitra radicale e dallo stesso Renzi...
R.
Ne sono convinto. Difficile per lui mettersi a discutere con Roma su questioni cruciali come le risorse sottratte in questi anni alle amministrazioni locali 
D. Ma ora, con l'appoggio di una Lega travolta dall’ennesimo scandalo, cosa succede alla sua libertà?
R.
Assolutamente niente.
D. L’arresto del leghista Fabio Rizzi rischia però di pesare non poco sulla sua candidatura. 
R.
Sappiamo che in Lombardia la Lega da tempo ha dei problemi. Ma non credo che questa vicenda mi metterà in difficoltà. Anzi, per riprendere la sua domanda di prima, potrebbe darmi ancora più libertà.
D. In che senso?
R.
Perché mi permetterà di affrancarmi dalle logiche “politiche” e di scegliere con assoluta libertà gli uomini che avrò in giunta. Abbiamo già dimostrato con la giunta Albertini che si può arginare la corruzione.
D. Come?
R.
In quegli anni eravamo in pieno scandalo Mani Pulite e anche molti dipendenti comunali erano finiti in manette. Noi eravamo lì, abbiamo continuato a lavorare e abbiamo creato un rapporto diretto e trasparente con la procura di Milano. Abbiamo fatto leva sulla responsabilità politica.
D. Tornando alla Lega, i guai giudiziari sono comunque un punto “debole” di questa coalizione.
R.
Il vero rischio sa qual è?
D. Dica...
R.
Di incentrare un campagna elettorale solo su quello. 
D. Il fatto è che molti temono che persino Maroni possa finire coinvolto. 
R.
Mi pare piuttosto che anche lui stia prendendo le distanze da questa storia.

 

  • Parisi (a destra) con il leader della Lega Matteo Salvini. © Ansa

«Pisapia ha fatto cose da radical chic. Un asse con Passera? Vediamo...»

D. Alcuni dicono che lei si sia “salvinizzato”, a partire dal tema delle moschee e fino alle ultime dichiarazioni pubbliche sulla sicurezza. 
R.
Non si tratta di “salvinizzazioni”: è  il mio pensiero. Salvini semmai intercetta un malessere al quale bisogna dare una risposta. 
D. Intanto lei ha deciso che farà una lista civica.
R.
Non sarà però una lista civica di Parisi. Sarà una lista dove chiunque voglia votare per il centrodestra ma non per i partiti tradizionali si troverà a proprio agio. 
D. Ma da chi sarà composta?
R.
Ho ancora bisogno di tempo per mettere a punto tutto, ma posso dire che sta arrivando una quantità incredibile di richieste di collaborazione e penso che sicuramente troveremo dei nomi di alta qualità.
D. Le elezioni di Milano segnano la fine della politica come la conosciamo oggi? Nessuno dei candidati arriva dalla politica: lei, Sala e Passera siete manager.
R.
Meglio così. Anzi, sono convinto che il mio vissuto professionale potrà solo essermi d’aiuto.
D. In che senso? 
R.
Il comune di Milano con tutte le sue partecipate è la più grande azienda sul territorio. Chi vogliamo mettere a guidarla? Un neolaureato o qualcuno che si è “dedicato” solo alla politica e non si è mai “sporcato” le mani lavorando?
D. Quindi stiamo parlando di una gestione manageriale?
R.
Per forza. Parliamo di una macchina che gestisce servizi per piu di 1,5 milioni di abitanti, 15 mila dipendenti e 5 miliardi di bilancio. 
D. Vede possibile un asse con Passera?
R.
La speranza è l’ultima a morire...
D. Ma?
R.
Ma oggi il confronto è fra me e Sala. Spero però che il suo sforzo di analisi fatto in questi mesi possa diventare patrimonio del centrodestra.
D. Parliamo di Milano: come valuta l’era Pisapia?
R.
Diciamo che l’immagine di Pisapia è sicuramente migliore fuori Milano che in città. 
D. Perché?
R.
Perché non è stato in grado di mettere in cantiere dei grandi progetti per il futuro di Milano, né di migliorare le condizioni dei quartieri piu degratati. Anzi, in alcuni casi le ha peggiorate. 
D. Nessun progetto forte?
R.
Diciamo piuttosto che, come ho già ripetuto, troveremo i cassetti vuoti di progetti. Il “miracolo di Milano” è tutto frutto di decisioni che sono state prese prima di questa giunta. Il nuovo sykline di Milano è frutto della giunta Albertini. Expo e le nuove metro di Moratti...
D. Però Pisapia ha ha investito molto sulla mobilità.
R.
Ma di che cosa stiamo parlando? Mobilità verde e autobus gratis sono robe da ricchi di sinistra. Da radical chic. Alla gente bisogna dare risposte concrete. 
D. Parla di Fisco?
R.
In questi anni la pressione fiscale a Milano è stata praticamente raddoppiata.
D. Sicuro che sia tutta colpa di Pisapia?
R.
No certo, parliamo anche di congiunture negative. E di un governo centrale che, anno dopo anno, ha sottratto le risorse alle amministrazioni locali.
D. Che priorità ha Parisi sindaco per Milano? 
R.
Prima di tutto riorganizzare e digitalizzare la macchina comunale. Creare nuovi strumenti di controllo di gestione e ripartire proprio da lì.
D. E poi? 
R.
Quando avremo migliorato l’efficienza del Comune, allora apripremo una vertenza con Roma per riportare nelle casse di Milano i soldi. Solo allora abbasseremo le tasse.
D. Quali altri progetti?
R.
Affronteremo il tema della sicurezza e del degrado delle periferie. Cercheremo di rendere più sicuro il trasporto pubblico e di riprendere in mano, insieme alla Regione, il patrimonio dell’edilizia popolare sul quale non è stato fatto nulla.
D. Quanto le pesa doversi allontanare dalla sua Chili Tv?
R.
L’entusiasmo che ho avuto dai miei ragazzi mi ha rasserenato. È stato molto commovente.  Ma certo pesa molto. Spero di poter tornare dopo quest’avventura in un’azienda molto piu grande e molto piu matura.
D. In questi mesi in ballo c’era un aumento di capitale…
R.
L’aumento di capitale c’è stato in parte. In parte, invece deve ancora realizzarsi. Ma il 2016 è iniziato molto bene, con un forte impulso di crescita e con ottime potenzialità di alleanze a breve termine. 
D. Lascia la sua “creatura” in buone mani?
R.
Ne sono sicuro. Ora posso dedicarmi alla prossima sfida.

 

Twitter @ClaudiaLavia

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