Unioni civili: gli attivisti Lgbt del M5s contro i vertici

Attivisti Lgbt del M5s in rivolta dopo l'idea di un referendum per le adozioni: «Sfruttati come nella Fattoria degli animali». E c'è chi medita di andarsene.

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02 Marzo 2016

Di Maio e, sullo sfondo, Grillo.

(© Ansa) Di Maio e, sullo sfondo, Grillo.

Non bastava il voto di coscienza sulle unioni civili.
O aver fatto sparire il capitolo della stepchild adoption dalla consultazione sul ddl Cirinnà.
Le ultime dichiarazioni di Luigi Di Maio che è arrivato a proporre un referendum popolare per l'adozione da parte delle coppie omosessuali sono state la goccia che ha fatto traboccare il vaso.
LA SPARATA DI DI MAIO. Senza contare il suo giudizio tranchant sulla maternità per altri. Una pratica, ha sentenziato il vicepresidente della Camera, «da scongiurare perché i bambini non si comprano. È un commercio che va bloccato».
Perché, continua, «non possiamo aprire i supermarket dell'utero in affitto, del 'codice a barre' del bambino. I supermarket dell'utero in affitto vanno chiusi».
ATTIVISTI SULLE BARRICATE. L'ennesimo dietrofront pentastellato ha fatto imbestialire, a ragione, i tanti attivisti M5s che da anni difendono i diritti Lgbt. Tanto che molti sarebbero pronti a fare le valigie e uscire da un Movimento che «non li rappresenta più».
«Molta gente se ne andrà perché si è resa conto di quello che il M5s sta diventando», si sussurra in Rete e sui social nemmeno troppo segretamente.
E ci si chiede dove sia finito il Movimento «in cui comandano i cittadini, quello dell'uno vale uno».

Osservatorio parlamentare Lgbt in subbuglio

Cristina Leo.

Cristina Leo.

Ad alzare la voce non sono solo semplici elettori o iscritti alla piattaforma, ma persone che da anni collaborano con parlamentari ed esperti.
Persone come Kemal Pasovic, membro dell'Osservatorio parlamentare Lgbt dei 5 stelle.
Un organo, come si legge nel sito, nato nel 2013 «con un apposito documento sottoscritto dai parlamentari M5s che hanno a cuore il tema dei diritti civili e che risiedono in commissioni chiave come Giustizia, Affari sociali, Affari costituzionali».
In altre parole, «una finestra sull’attività del parlamento, con il duplice obiettivo di monitorare l’attività legislativa e di proporre e stimolare iniziative sulle questioni legate ai diritti civili e Lgbt».
«NON MI SENTO PIÙ RAPPRESENTATO». Kemal, ma non è il solo, è arrabbiato e deluso. E tiene a precisare che «no, il M5s non è quello rappresentato da Di Maio». Non solo, almeno.
Soprattutto dopo le sue ultime uscite frutto, spiega a Lettera43.it, di «puro calcolo elettorale».
«Avranno commissionato un sondaggio», aggiunge, «e deciso di cavalcare la polemica contro Nichi Vendola».
Il quale, secondo l'attivista, ha commesso errori di comunicazione gravi. «Non doveva rivelare i particolari come la nazionalità delle donne, per esempio. Già è difficile per una persona che è a favore della maternità per altri essere d'accordo con Vendola. Non è che due persone fanno un figlio e lo annunciano in conferenza stampa...».
Osservazioni che però non giustificano l'uscita «personale» di Di Maio.
«UTERO IN AFFITTO», UNA VIOLENZA VERBALE. Sul piede di guerra anche un'altra componente dell'Osservatorio, Cristina Leo. «Lo stesso termine usato da Di Maio 'utero in affitto'», spiega, «è una violenza verbale purtroppo sdoganata. Un portavoce non può usare certi termini, sennò sei Alfano o Gasparri».
Il motivo è semplice: usando certi termini, dice la psicologa, «si spersonalizza la donna, riducendola a un utero».
Mentre le esperienze delle madri gestanti negli Stati Uniti e in Canada raccontano una storia diversa, «di donazione, di amore nei confronti di coppie, composte soprattutto da uomini gay, che non possono avere figli. Lo stesso amore che c'è nella donazione di sangue o del midollo».
Lo stesso vale per le parole sulla maternità surrogata buttate lì, in tivù, anche da Alessandro Di Battista.
LA STRUMENTALIZZAZIONE DELLA GPA. Cristina è contro ogni sfruttamento. «Sono favorevole alla gestazione per altri altruistica, cioè gratuita», precisa. Ma il nodo è un altro: «Il tema è strumentale, un cavallo di Troia usato per affondare i diritti civili perché qui in Italia si sta parlando di tutt'altro, di adozioni, e non certo di legiferare sulla Gpa che tra l'altro riguarda pochissimi casi».
Questo non esclude che un portavoce possa avere le sue opinioni, ma deve parlare a titolo personale, è il ragionamento. Invece le recenti dichiarazioni denotano una «ignoranza di fondo».
Il ruolo della politica, insiste Leo, «è quello di innescare il cambiamento, stimolarlo». E questo è possibile a patto che si raccontino le cose come stanno. «Abbiamo un bellissimo strumento che è il blog. Avete mai letto un post approfondito sulla gestazione per altri? O sugli altri tipi di sfruttamento del corpo femminile?», si chiede l'attivista.
«TROPPA AMBIGUITÀ». La verità «è che non si vogliono dare informazioni. La cosa più grave è l'ambiguità, la mancanza di chiarezza. Sono peggio di un pugno in faccia. Come è accaduto col diktat del voto di coscienza... chi l'ha deciso? A nostra esplicita domanda, nessuno finora ci ha dato una risposta».
Il nodo da sciogliere, insomma, è uno. «Gli eletti 5 stelle sono portavoce o deputati?», continua. «Ce lo dicano. E Di Maio, se parla a titolo personale, almeno usi i termini corretti».

L'ultimo schiaffo: il referendum sulle adozioni

La Pagina Facebook degli Amici 5 stelle Diritti civili e Lgbt.

La Pagina Facebook degli Amici 5 stelle Diritti civili e Lgbt.

La delusione è tanta. E Cristina si sente con «un piede fuori dal Movimento». Con «uno solo», sorride, «perché su molti altri temi credo che il M5s stia facendo tanto e bene».
Kemal, invece, sfida la Casaleggio Associati o l'anonimo staff a cacciarlo.
«Io tengo per buono quello che ha ribadito Di Battista: e cioè che nel M5s comandano i cittadini», continua. «Se quello che dico io vale come quello che dicono i neo arrivisti alla Di Maio, continuerò a dire tutti i giorni come la penso. Non ho mire elettorali io».
GLI ERRORI SUL DDL CIRINNÀ. Tutto il dibattito sul ddl Cirinnà, per Kemal, è stato costellato di errori da parte del M5s.
Anche per lui, è stato il voto di coscienza il boccone più amaro. «Una menzogna», taglia corto. «la Rete M5s aveva già votato per il ddl Cirinnà. La decisione è stata presa contro gli iscritti».
La mancanza di una strategia politica chiara ha poi portato alla «figuraccia al Senato dove il Pd ci ha fregato».
Ma la questione, sia chiaro, non è certo individuare un colpevole. «Personalmente se il Pd frega il M5s o il M5s frega il Pd me ne importa ben poco», precisa, «perché sui diritti civili non si scherza. Sono un tema trasversale, si tratta di cultura democratica».
BASTA MESSAGGINI E CHAT. Per questo serviva un dibattito pubblico, alla luce del sole. «E non via messaggini e chat».
Adesso, non pago, Di Maio chiede un referendum sulle adozioni e si schiera contro la mercificazione del corpo.
L'ennesimo schiaffo per gli attivisti Lgbt. «Ora faremo un referendum anche sulla libertà di parola delle donne o sulla possibilità delle persone di colore di salire sugli autobus?», si chiede provocatoriamente Kemal. Che invita Di Maio «a tornare a studiare diritto costituzionale e parlamentare».
Anche la fiducia nello strumento del referendum non è che sia alle stelle. «Che fine hanno fatto i referendum sul finanziamento pubblico ai partiti e quello sull'acqua pubblica?», ci si chiede, visto che «i finanziamenti pubblici ai partiti sono diventati rimborsi elettorali e il voto sull'acqua pubblica è stato disatteso».
«SIAMO NELLA FATTORIA DEGLI ANIMALI». «Noi ci immaginavamo un Movimento dove uno vale uno», ripete amaro Kemal. «Invece siamo di fronte alla visione della Fattoria degli animali di George Orwell. Dopo la rivoluzione contro il padrone, Napoleon-Casaleggio ha preso il potere e allevato i cagnolini-direttorio pronti ad aggredire chi non è d'accordo».
E chi sono in questa rilettura gli attivisti Lgbt? «Ci sentiamo come il cavallo Gondrano: sfruttato fino alla fine e mandato al macello», conclude Kemal. «Ecco, ci hanno mandato al macello senza chiederci nessun parere. Le menzogne le raccontino agli altri».

 

Twitter @franzic76

© RIPRODUZIONE RISERVATA

boubakar 11/mar/2016 | 19 :25

Il grillismo.
Tutte le volte che Grillo interviene su una diatriba che riguarda i diritti dei cittadini, li pesta e i senatori del 5S seguono a ruota, per spirito di riconoscenza: hanno scoperto l'America.
Quando il ns voto è stato congelato da Grillo, con il rifiuto di governare il paese, abbiamo capito che facevamo tempo a morire 3 volte prima di vedere qualche vantaggio civile. Non parliamo del blog e dell'altra scura rappresentata da Casaleggio. Il tutto forma la casta populista.

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