Voucher: come si vive con i buoni lavoro

Pagamenti in ritardo. Trattenute fantasma. Nero mascherato. Due lavoratori raccontano a L43 il loro nuovo precariato. Ma il vero nodo è il costo del lavoro.

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20 Gennaio 2016

Tito Boeri, presidente dell'Inps.

(© Ansa) Tito Boeri, presidente dell'Inps.

«Oltre mezzo milione di posti di lavoro a tempo indeterminato in più nel 2015. Inps dimostra assurdità polemiche su Jobsact #avantitutta», ha twittato orgoglioso Matteo Renzi commentando i dati dell'Osservatorio sul precariato relativi ai primi 11 mesi del 2015.
Non si tratta di nuovi posti di lavoro, è bene ricordarlo, ma di contratti, come ha fatto notare anche Michele Tiraboschi. Se si escludono le trasformazioni da tempo determinato e apprendistato in tempo indeterminato, i nuovi occupati sono infatti più o meno 114 mila.
VOUCHER: +67% NEL 2015. A colpire, però, è un altro dato e cioè l'ennesima impennata dei voucher, i 'buoni lavoro' utilizzati per il pagamento delle prestazioni di lavoro accessorio dal valore nominale di 10 euro e per un massimo annuo di 7 mila euro.
Nel 2015, ne sono stati venduti oltre 102,4 milioni con un incremento rispetto al 2014 del 67,5%.
Destinati ai lavori occasionali, attività cioè svolte in modo saltuario, troppo spesso però i voucher diventano strumenti per coprire il nero. O per retribuire prestazioni che di saltuario non hanno proprio un bel niente.
L'ALLARME DI BOERI. Anche perché il 'buono', nato originariamente per regolarizzare gli stagionali in agricoltura, ora non conosce frontiere. E il rischio è dietro l'angolo.
L'allarme lo aveva lanciato lo stesso presidente dell'Inps Tito Boeri che lo scorso maggio aveva detto fuori dai denti: «Rischiano di essere la nuova frontiera del precariato».
Non solo: «Il loro incremento può significare problemi futuri ed è bene guardare questo fenomeno con grande attenzione». La contribuzione, infatti, si attesta sul 13% per cui le future pensioni saranno minime.
Mentre il Fai Cisl aveva parlato apertamente di «caporalato cartaceo».

Le testimonianze dei 'nuovi precari'

Nei primi 11 mesi del 2015 risultano venduti oltre 102,4 milioni di voucher.

Nei primi 11 mesi del 2015 risultano venduti oltre 102,4 milioni di voucher.

Ma come si vive con i voucher?
Ne sa qualcosa M., 40 anni e madre di due gemelli. Che non ha potuto dire «no, grazie».
«Lavoravo come segretaria in un'azienda farmaceutica. Contratto a tempo indeterminato e molte responsabilità», racconta a Lettera43.it. «Poi sono rimasta incinta e di fatto al mio rientro mi hanno fatto firmare la lettera di dimissioni». Le condizioni che le avevano imposto, infatti, «erano improponibili». Nessun part-time, anzi orari di lavoro ancora più lunghi. Impossibili per una neo-mamma.
«Così mi hanno cacciato un calcio nel sedere», continua.
M. si è messa l'animo in pace ed è rimasta a casa facendo crescere i suoi piccoli. «Fortunatamente mio marito guadagna sufficientemente per farci arrivare a fine mese, stringendo la cintura», ammette.
Poi dopo tre anni ha sentito la necessità di rimettersi in gioco. «Lavoro da quando avevo 22 anni», allarga le braccia, «e sempre con contratti regolari».
Trovare un'occupazione, qualsiasi occupazione, però è tutt'altro che una passeggiata.
«MI PROMETTEVANO FLESSIBILITÀ». Finché un'amica non le ha parlato di un'offerta di lavoro. Non il lavoro dei sogni, certo. Ma sempre meglio di niente.
«Si tratta di accudire i bimbi che fanno i corsi di nuoto negli spogliatoi e fare pulizie sommarie», dice. Una sorta di «bidella della piscina», agginge sorridendo. Certamente non il suo settore, ma poco male perché, tiene a precisare M., «ogni lavoro ha la sua dignità».
E così, dopo una giornata di prova non pagata - «come se non sapessi prendermi cura dei bambini io che ne ho due gemelli», fa notare -  lo scorso ottobre ha cominciato. Anche perché, precisa, «mi avevano assicurato massima flessibilità e prospettato orari leggeri». Il pagamento? In voucher.
Ottimo ha pensato lei. Dopo tre mesi però si è dovuta ricredere.
COME UN CONTRATTO A TEMPO DETERMINATO. «Lavoro tre giorni la settimana fissi, dalle 16 alle 19 e 30 circa. Che poi diventano sempre le 20. E ho la responsabilità anche di 20, 25 bimbi alla volta», spiega.
Praticamente un lavoro da dipendente. Anche perché «in caso di assenza, non solo sono tenuta a informare la struttura ma devo pure trovare una sostituta tra le colleghe».
Le signore che lavorano con lei sono tutte over-50. «Fanno questo come secondo lavoro, per arrotondare», racconta. «C'è chi fa le pulizie o chi lavora in fabbrica». Ma la cosa che più le dà sui nervi è che nessuna di loro si lamenti per il trattamento.
QUELLE STRANE TRATTENUTE. Anche con i pagamenti, M. ha problemi: «I soldi arrivano il 20 del mese dopo». O, meglio, nel suo caso dovrebbero arrivare. «Il datore di lavoro mi ha detto che senza la Inps card non potevo riscuotere i voucher». Anche se in realtà poteva benissimo usufruire di voucher cartacei e ritirare la somma in posta.
Finalmente dopo un mese, le è stata data una lettera sostitutiva (della card, invece, nessuna notizia).
Ma non è finita qui. «La somma netta oraria è di 5 e 50 all'ora», si scalda. Quando dovrebbe essere di 7 e 50. «Alle mie domande, mi hanno risposto che i due euro erano trattenuti per l'assicurazione infortunio».
A ESSERE SBAGLIATA È LA GESTIONE. Tra ritardi, trattenute fantasma e orari fissi, M. è riuscita a portare a casa i primi 127,5 euro. «Li metto via per avere la soddisfazione di comprare qualcosa ai bimbi da sola. Ma non posso andare avanti così. C'è gente che gioca a rubarti 5 euro dal portafoglio».
Dopo una vita di lavoro e contratti, ora a M. fa strano essere pagata coi voucher. Non che abbia qualcosa contro questo strumento, anzi. Lo ritiene utile per chi rientra nel mondo lavorativo, per i giovani o chi vuole arrotondare qui e là.
A essere «degradante», dice, è «il trattamento che si riceve».
UTILIZZO ALL'ITALIANA. Lo strumento, dunque, potrebbe essere efficace. Il fatto è che viene utilizzato all'italiana.
Alla fine, «il voucher è il male minore», scherza F, cuoco. «Nel senso: meglio il voucher che il nero. O, meglio il voucher che restare a casa».
Come precisa F. però il settore alberghiero e ristorativo è pieno di zone d'ombra. «Tante volte, soprattutto le piccole strutture sono costrette a utilizzare i voucher e a dare l'extra in nero perché il costo del lavoro è pazzesco. O fai così o chiudi».
Sul capitolo sfruttamento, poi, preferisce farci una risata sopra: «In cucina si lavora dalle 10 alle 14 ore al giorno. Lo sfruttamento è fisiologico». Anche se in Germania e in Austria le condizioni sono un po' diverse: «Si lavora 8 ore al giorno e cinque giorni a settimana. In regola».
METÀ DELLE ORE IN NERO. Anche a F. un po' di tempo fa è accaduto di essere pagato in voucher in 'regime all'italiana'.
«Stavo facendo la stagione in cucina», ricorda. «Delle 12 ore, 6 me le davano fuoribusta, in nero».
Una contabilità che, soprattutto nelle zone turistiche della Riviera, è la norma.
Ma il problema con i voucher è un altro: «Con un contratto a tempo, potevi usufruire della disoccupazione», aggiunge. «Con i voucher no. E quindi? Resti a piedi per metà anno...».

 

Twitter @franzic76

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Canoi 21/gen/2016 | 12 :04

@Renzo Renzi via Facebook. Il cuneo fiscale è colpisce contemporaneamente lavoratore e imprenditore. Ridurlo significa diminuire il costo aggregato per l'imprenditore e aumentare in netto del lavoratore. E' figlia dell'accordo Lama-Agnelli del 1978. Allora poteva andar bene, ora si sta dimostrando dannosa. La richiesta di riduzione è dei Sindacati dei lavoratori e di Confindustria. Siccome non produce consensi, potendosi considerare un atto dovuto, nessuno Governo ha mai voluto toccarlo.

Canoi 20/gen/2016 | 10 :05

Nell'articolo è scritto: ... perché il costo del lavoro è pazzesco... Ecco i lettori ricordano certo che la Commissione Europea ha insistito perché non venisse detassata la prima casa ma il Cuneo Fiscale che è il costo del lavoro, appunto.
Brava Bonfiglioli questo articolo vale trenta robe, non so chiamarle diversamente, di Caldarola. E si faccia pagare di conseguenza.

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