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L'allarme

Achtung baby

Il Morgenpost: sostanze tossiche nei giochi made in Germany.

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Da Berlino
Pierluigi Mennitti

Dei giocattoli cinesi si sapeva. Pericolosi per la salute, pieni di sostanze nocive, colori velenosi e materiali non a norma. Ma che anche quelli tedeschi non fossero proprio indicati per i nostri bambini, è una sgradita sorpresa. Tanto più che molti si trovano nei negozi di tutta Europa, Italia compresa, con un marchio che finora era sinonimo di garanzia: made in Germany.
L’allarme è arrivato dal Berliner Morgenpost che ha ripreso uno studio realizzato dall’autorevole Stiftung Warentest, la bibbia dei consumatori tedeschi, una fondazione che analizza scientificamente migliaia di prodotti che invadono il mercato, li cataloga e affibbia loro un bollino con tanto di valutazione che influenza gli acquisti della clientela tedesca. L’autorevolezza viene dall’indipendenza, assicurata alla fondazione dalla straordinaria vendita delle sue due riviste di punta e prive di pubblicità (Test, mezzo milione di copie al mese e Finanztest 250 mila) e da contributi offerti dai ministeri dell’Agricoltura e Tutela dei consumatori e dell’Istruzione.

Da 45 anni prodotti sotto la lente

Dai generi alimentari agli elettrodomestici, dai prodotti elettronici ai cosmetici, dalle assicurazioni sanitarie ai fondi immobiliari, tutto passa sotto la lente dei severi controllori che in 45 anni hanno testato più di 85 mila prodotti. Questa volta è toccato ai giocattoli e i risultati, come lamenta il Morgenpost, sono preoccupanti.
«Che si tratti di pupazzi di peluche, di bambole o di trenini di legno, gli esaminatori della Warentest hanno trovato diverse sostanze velenose». Tutti i test hanno riguardato oggetti indicati per bambini sotto i tre anni: 50 modelli suddivisi in 15 pupazzi di peluche, 15 giochi di legno, 10 di plastica e 10 bambole. L’esito: l’85% dei prodotti conteneva sostanze inquinanti e dannose per la salute, sette non rispettavano neppure le norme legislative preposte e dunque non sarebbero dovuti essere messi in commercio.
Uno dei problemi di fondo, ha riferito il giornale citando l’opinione degli esperti, è che molte di queste sostanze, pur essendo riconosciute come dannose, non sono proibite e possono essere utilizzate nella fabbricazione dei giocattoli senza incorrere in sanzioni di legge. Ma che non facciano bene alla salute è assodato.

Orsacchiotti al benzene

Sotto la mannaia di Warentest sono finite anche marche illustri delle case produttrici e dell’immaginario dell’infanzia tedesca.
Un orsacchiotto della ditta Steiff, quella famosa per piazzare un bottone di metallo nell’orecchio di tutti i suoi peluche e i cui pupazzi d’annata vengono scambiati a suon di euro nelle aste d’antiquariato, nasconde sotto il suo sorriso immobile idrocarburi policiclici aromatici, quasi una parolaccia se applicata al mondo dell’infanzia: si tratta di idrocarburi costituiti da due o più anelli aromatici come quello del benzene e sono classificati come “possibili cancerogeni”. Stessa sostanza si cela sotto lo sguardo languido di Gosig Golden, un cane di peluche venduto dalla catena Ikea e in quasi tutti i prodotti di questo genere. Così come in molti giocattoli di legno, tradizionalmente ritenuti più ecologici.
Difficile resistere anche a un altro peluche, la scimmietta Red-Friend della Sigikid, un’azienda che pubblicizza i propri prodotti con lo slogan "bambini di prima classe”: solo che la Warentest l'ha bocciata per «gravi mancanze nella sicurezza, basta un breve contatto con una fiamma che la povera scimmia va velocemente a fuoco».

Si frantuma il mito ecologista

Le sorprese non sono però tutte in negativo. Se qualcuno degli oggetti che affollano le stanze dei bambini esce vittorioso, sono proprio i tanto vituperati giocattoli di plastica. «Assai migliori della fama che li circonda», ha sostenuto il Morgenpost, «perché paradossalmente contengono meno plastificante e sono dunque assai meno nocivi». Una scoperta che cambierà le abitudini di molti genitori, da sempre convinti della superiorità ecologica dei giocattoli di legno.
Deludente è finora la reazione delle case produttrici, ha concluso il quotidiano. Soltanto due di loro hanno ritirato i prodotti contestati dai negozi. L’associazione dei consumatori Verbrauchenzentrale ha nel frattempo richiesto ai politici una sorta di vertice di crisi politica sulla sicurezza dei giocattoli. Il governo, dal canto suo, ha assicurato di volersi impegnare a livello europeo per un rafforzamento delle linee guida in materia. Ma forse, visti i risultati, converrebbe cominciare a mettere ordine in casa propria. Dopo le anticipazioni, si attende ora il rapporto completo della Warentest e data l’apprensione dei genitori, c’è da attendersi che il numero di novembre di Test andrà tutto esaurito.

Sabato, 23 Ottobre 2010


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