La Polemica
Schröder e le bugie di Bush
Spiegel: il libro dell'ex presidente Usa accende gli animi in Germania.
Da Berlino
Pierluigi Mennitti
Non è una guerra diplomatica solo perché i due protagonisti sono ormai in pensione. Ma lo scontro che torna a contrapporre George W. Bush e Gerhard Schröder, sette anni dopo la guerra in Iraq, ha riacceso antiche polemiche e scava di nuovo profonde trincee.
Lo spunto lo ha offerto la lettura di Decision Points (Punti decisivi), il libro di memorie uscito il 9 novembre negli Stati Uniti, in cui l’ex presidente americano ripercorre gli otto anni della sua esperienza alla Casa Bianca (leggi l'articolo sul libro di memorie).
E come ha rilevato il 10 novembre lo Spiegel, quando si apre il capitolo dell’intervento armato contro Saddam Hussein, Bush non le manda a dire: «Il cancelliere tedesco è stato il meno trasparente fra tutti gli uomini di Stato». Un’accusa spiegata facendo ricorso a uno dei concetti che, scrive l’ex presidente, hanno guidato la sua azione in politica estera: «Considero fondamentale la diplomazia personale e do molto valore alla fiducia reciproca. Quando tale fiducia viene ferita, è assai difficile rimettere in piedi un rapporto costruttivo».
Un voltafaccia mai perdonato
Il 31 gennaio 2002, ha scritto Bush, ci fu un incontro riservato alla Casa Bianca con Gerhard Schröder e in quell’occasione, di fronte a un ristretto gruppo di collaboratori, l’ex cancelliere tedesco diede il completo appoggio alla politica statunitense verso l’Iraq. Un sì su tutta la linea, compresa l’opzione militare contro il regime di Saddam Hussein, considerata come ultima opzione.
«Schröder rispose testualmente», ha ricordato Bush, «che ciò che era giusto per l’Afghanistan lo sarebbe stato anche per l’Iraq e che le nazioni che sostengono il terrorismo devono anche fare i conti con le conseguenze di questo appoggio. Mi disse anche che, se avessi preso una decisione rapida, lui sarebbe stato al mio fianco. Per me era una chiara dichiarazione di appoggio».
Poi arrivarono le elezioni tedesche e l’ex cancelliere si trovò in difficoltà contro il candidato del centrodestra Edmund Stoiber. E fu allora che decise di impostare la propria campagna elettorale sulla politica estera, capovolgendo completamente gli impegni presi e dichiarandosi contro l’intervento militare a Bagdad.
«Rimasi scioccato e adirato», ha sottolineato Bush, «anche perché non ci si può immaginare accusa più offensiva di quella di essere paragonato ad Adolf Hitler proprio da un ministro di un governo tedesco». Il riferimento, in questo caso, era a una dichiarazione sfuggita dalla bocca dell’allora ministra della Giustizia del governo Schröder, Herta Däubler-Gmelin, durante la campagna elettorale dell’estate 2002: da quel momento i rapporti fra Bush e Schröder si ridussero al minimo indispensabile.
«Merkel, partner affidabile»
Sul conto dell’ex presidente americano c’era anche il tentativo doplomatico dei tedeschi di creare un asse anti-americano con Chirac e Putin, sorvolando sul regime autoritario che il presidente russo stava instaurando in patria. «In un vertice del G8», ha ammesso l'ex presidente Usa, «Chirac intervenne per difendere Putin da accuse precise che gli venivano rivolte, ma Schröder fece molto di peggio: persa la cancelleria, divenne capo di un’azienda di proprietà del gigante energetico russo Gazprom».
Il riferimento va alla carica che l’ex cancelliere tedesco ancor oggi ricopre all’interno del consorzio che sta completando la costruzione della pipeline che trasporterà il gas direttamente dalla Russia alla Germania, passando in condotte poste sul fondale del Mar Baltico: il progetto North Stream. (leggi l'articolo sull'esodo dalla politica al management).
Di tutt’altro tenore i giudizi su Angela Merkel: «Degna di fiducia, laboriosa e cordiale, è divenuta in breve tempo una stretta partner sulla scena internazionale».
Lo Spiegel: la storia ha dato ragione a Schröder
La risposta di Schröder, riportata dallo stesso Spiegel in un secondo articolo, non si è fatta attendere. Pochi minuti dopo che le agenzie avevano battuto i passaggi incriminati del libro di Bush, l’ex cancelliere tedesco ha replicato: «Bush non dice la verità».
La Germania sarebbe stata al fianco degli Stati Uniti qualora fosse stato accertato che, come avevano fatto i talebani in Afghanistan, anche Saddam Hussein avesse offerto copertura ai terroristi dell’attentato alle Torri Gemelle nel 2001: «Un legame», ha ribadito Schröder, «che nel corso del 2002 si dimostrò del tutto falso e costruito con prove artificiali». E a guardare gli eventi della storia, ha concluso lo Spiegel che in quegli anni appoggiò la scelta anti-interventista di Schröder, la verità sta più dalla sua parte che da quella di Bush.
Mercoledì, 10 Novembre 2010
(1)
MUNTAZER AL-ZAIDI
Troppo lontano per dargli un calcio in culo
e cacciarlo lontano dal martoriato Iraq.
Quindi una scarpa in faccia all’insulso kapò:
tanto è lo stesso, ha la faccia come il culo!
da: "Epigrammi corsari"
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