INCHIESTA
Gli scarface di Milano
Clan Valle-Lampada, la vita tutta eccessi della 'ndrangheta.
di Alessandro Da Rold
Mentre la crisi economica si abbatteva sui cittadini italiani, ora costretti a pagare tasse ancora più pesanti dopo la manovra Monti, i boss della 'ndragheta di Milano ingrassavano il loro portafoglio grazie alla truffa di videopoker e slot machine, alle intimidazioni dei commercialisti e alla complicità di magistrati, avvocati e politici corrotti.
COME IN UN FILM DI MAFIA. Come tanti vip o calciatori, anche i calabresi potevano permettersi frequentazioni esclusive come la palestra Harbour Club. Mandavano i figli all'Internation School of Milan o si affidavano ai servigi di Sos Babysitter. Allestivano battesimi in Vaticano o trascorrevano settimane tra St Moritz e Montecarlo, a bordo di lussuose Bentley.
È uno spaccato da Chigago Anni 20 quello che emerge dalle indagini del pm Ilda Boccassini sul clan Valle-Lampada. Accusati di criminalità organizzata, ma anche di truffa ai danni dello Stato, gli esponenti delle 'ndrine calabresi emigrati al Nord hanno tenuto in questi anni uno stile di vita da veri e propri nababbi. «Nel breve volgere di pochi anni», scrivono i magistrati nell'ordinanza che ha portato all'arresto di ben 14 persone tra cui Francesco Morelli consigliere regionale del Pdl in Calabria, «la famiglia vanta una disponibilità economica e finanziaria assolutamente sproporzionata rispetto alla precedente reddituale».
PIÙ DI 11 MILIONI DI EURO IN CINQUE ANNI. Tanti soldi e subito, quindi. Ai danni di cittadini ignari che spesso perdono intere giornate incollati ai videopoker nella speranza di una vita migliore. Basti pensare che secondo i dati della procura, dal primo gennaio del 2005 al 23 luglio del 2010, la famiglia Lampada ha incassato circa 11 milioni di euro.
I ricavi della truffa - un affare che, tra schede clonate e controlli fiscali aggirati, fruttava fino a 100 mila euro a settimana - venivano poi reinvestiti. I clan hanno acquistato locali e bar, da Pioltello fino a corso Sempione. Persino in piazza Gramsci, vicino alla Chinatown di Paolo Sarpi o in zona porta Romana, in via Crema. In questo modo potevano aumentare il numero di macchinette disponibili, spillando ancora più soldi ai giocatori. E vivere come Tony Montana in Scarface.
Conti correnti da 10 milioni e feste da favola
Del resto, le 'ndrine potevano vantare conti bancari con depositi talvolta superiori ai 10 milioni di euro. Che spendevano in lungo e in largo, in barba alla crisi, in barba al fisco, infischiandosene di qualsiasi cosa. Lo scrive lo stesso gip di Milano Giuseppe Gennari. «La famiglia», ribadisce più volte il magistrato, «dispone di ingentissime somme in contanti», e le spese personali «sono elevatissime».
I SOSPETTI DI CARIPARMA. Tanto che il primo giugno 2011, la Cariparma decise addirittura di chiudere un conto corrente intestato alla moglie di Giulio Lampada, ora in carcere, perché «giravano troppi soldi in contanti».
In una manciata di mesi, la signora aveva prelevato circa 500 mila euro, senza fare un «730 o un 740». Il cognato, Leonardo Valle - in un'intercettazione contenuta nell'ordinanza - chiede allora consiglio al suo avvocato Vincenzo Minasi (finito pure lui in carcere) il quale, in tutta serenità, gli spiega i rischi legali in cui la famiglia può incorrere. «Il più cretino è l'evasione fiscale», dice Minasi, mentre «la cosa più brutta potrebbe essere al livello di riciclaggio».
PROFESSIONISTI A LIBRO PAGA. In sostanza, i boss calabresi avevano tanti soldi e potevano contare su avvocati e commercialisti di livello. Ma, soprattutto, spendevano e festeggiavano in grande stile. «È consuetudine dei Lampada organizzare costose cerimonie per festeggiare gli eventi familiari», scrivono in procura. Occasioni speciali, come il battesimo della figlia di Giulio Lampada, l'8 giugno 2006, fatto celebrare in Vaticano. Un evento come un altro per la famiglia arrivata nel capoluogo lombardo all'inizio degli Anni 90, che aveva poi deciso di festeggiare con un banchetto alla Casina di Macchia Madama, villone della Capitale, tra i più esclusivi dove spesso s'incrociano pure politici e imprenditori.
Le nozze a Villa D'Este e i soggiorni pagati ai magistrati
Nemmeno un mese dopo tutti riuniti per un'altra festa, questa volta a Villa D'Este, a Cernobbio - sul lago di Como - tra i luoghi più esclusivi del jet set italiano. I Lampada e i Valle uniscono in matrimonio i figli Francesco e Maria. E, per l'occasione, invitano circa 250 ospiti spendendo complessivamente 58 mila euro. Immancabili, poi, le rimpatriate di famiglia a Milano, compreso qualche soggiorno offerto a magistrati.
DALL'HOTEL BRUN AL CASINÒ. Come hanno potuto appurare i pm milanesi, Lampada senior era solito invitare parenti e amici all'Hotel Brun, un quattro stelle in zona San Siro. Secondo l'ordinanza, tra il 2008 e il 2010, Giulio Lampada ha ospitato a proprie spese numerose persone pagando complessivamente 54 mila euro con assegni. Di questi, 27 mila sono serviti per 'omaggiare' il magistrato Giancarlo Giusti, le cui serate erano allietate da ragazze russe o cecoslovacche di night club di Milano.
LE CENE A MONTECARLO. In sostanza, grazie a un business ben collaudato, i clan calabresi potevano mantenere tenori di vita di altissimo livello, corrompere i magistrati, ma anche banchettare a La Rose des Vents di Montecarlo, con conti superiori ai 1.000 euro.
Altra spesa annotata dai magistrati è quella per l'Hotel Suvretta, classico cinque stelle di St Moritz. Ma ci sono anche i noleggi di macchine di lusso a Cannes, le vacanze a Maiorca o le puntate al Casinò di Lugano.
D'altra parte, il guadagno era altissimo. Tutto rigorosamente in nero. E grazie a un trucco ben congeniato di schede clonate da inserire nelle macchinette, senza collegarle alla Rete dei Monopoli di Stato: i controlli erano inesistenti. E, quando andava male, le multe commutate erano nulla rispetto agli introiti.
Martedì, 06 Dicembre 2011
(1)
tre cose
1) Tassare prelievo e deposito di contante di almeno il 20%.
2) Obbligo delle banche di segnalare i conti correnti con transazioni in contante e in portafoglio titoli oltre ad una certa soglia direttamente alla guardia di finanza (se arrivano a capire che qualcosa va oltre al lecito mi pare logico segnalare alle forze dell'ordine, come dovrebbe fare chiunque).
3) Dare fuoco al vaticano.
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