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Scenari

Il nuovo (dis)Ordine del mondo

L'Oriente cresce a dismisura mentre l'Occidente resta a guardare.

Articolo completo

 

Da Berlino

Pierluigi Mennitti

Fine d’anno è sempre tempo di bilanci. Se poi la fine coincide con quella di un intero decennio, le analisi si fanno più approfondite e riescono a focalizzare anche i cambiamenti di lungo periodo. I primi 10 anni del Ventunesimo secolo possono essere considerati un vero e proprio momento di svolta mondiale: le novità sono già tutte visibili e destinate ad accelerarsi e completarsi nel futuro prossimo. Quello che ci attende, e che in parte già viviamo, è un mondo diverso da quello che conoscevamo.
L’atlante del nuovo ordine mondiale, proposto dalla Frankfurter Allgemeine Zeitung ai suoi lettori nell’edizione online (le edizioni cartacee osservano in Germania la doppia pausa natalizia), descrive questo smottamento tettonico che sta coinvolgendo la geopolitica del pianeta. «Il boom economico dei paesi in via di sviluppo, unito alla loro crescita demografica, sta cambiando la faccia del mondo», scrive Holger Steizner «ma l’aumento della popolazione mondiale, destinata presto a raggiungere i 9 miliardi di abitanti, conosce due eccezioni: l’Europa e il Giappone».

Il "Vecchio" Continente: di nome e di fatto

Il Vecchio Continente, in particolare, perderà nei prossimi 40 anni 50 milioni di abitanti, trasformandosi in una sorta di laboratorio dell’addio al principio della crescita sinora seguito. Non si tratterà più di conquistare con più persone una maggiore produttività economica, ma di mantenere la stessa con meno uomini per garantire un benessere stabile. Una ristrutturazione anche culturale, che avrà grande influenza sulle strategie e sui modelli di business delle imprese. 
I PAESI IN VIA DI SVILUPPO. A livello globale è invece già iniziato il processo di redistribuzione del potere. La crisi finanziaria del passato biennio ha trasferito ampie fette di potere verso i Paesi in via di sviluppo. In quelli industriali la crisi, per lungo tempo nascosta dietro il generoso finanziamento di prestiti delle banche, ha svelato debolezze strutturali: alti debiti pubblici, sistemi sociali non più sostenibili e società sempre più anziane limitano nel lungo periodo il potenziale di crescita negli Stati Uniti, in Giappone e in Europa. «Venti anni dopo la caduta della cortina di ferro fra est e ovest» prosegue la Frankfurter nella sua analisi, «anni in cui l’economia di mercato e la globalizzazione hanno portato miliardi di persone a sperimentare un rapido e straordinario sviluppo economico, i paesi industriali temono ora una diminuzione del loro benessere».
LA BATTUTA D'ARRESTO DELL'OCCIDENTE. Le democrazie occidentali, in particolare, appaiono insicure e prive di senso di orientamento. In tal senso, la crisi finanziaria di fine decennio è stata una vera e propria cesura, determinata dalla mancanza di responsabilità nella gestione dei conti pubblici: questi stessi paesi continuano in larga parte a patirne le conseguenze. Rispetto a crisi analoghe succedutesi dal secondo dopoguerra, oggi appare impossibile per i nostri paesi continuare a rivendicare il ruolo di leadership globale. Nuove potenze bussano alla porta della stanza dei bottoni, la riforma del Fondo monetario internazionale prevede già l’ascesa, accanto ai tradizionali Stati del G7, dei cosiddetti paesi Bric, Brasile, Russia, India e Cina. Altre economie giovani si fanno avanti, come Indonesia e Turchia.
L'ECONOMIA CINESE. La Cina, in particolare, sembra destinata a rafforzare il suo polo di contrappeso agli gli Stati Uniti. Aumenta la propria influenza in continenti come Africa e Sud America, penetrando dunque anche nel tradizionale giardino di casa degli statunitensi, acquista aziende in Europa, recupera il ruolo di potenza mondiale perduto nell’era coloniale, si impone con il suo sistema misto di comunismo e capitalismo come modello alternativo. L’occidente resta a guardare, mentre in maniera strisciante abbandona il mantra del libero commercio in libero mercato che ne ha decretato a lungo il successo. «Lo Stato aumenta l’influenza nell’economia, sempre di più si incrociano concetti dal sapore protezionistico come guerra delle valute o svalutazioni competitive. Il sistema cinese entra in competizione con il capitalismo finanziario americano e le economie sociali di mercato d’Europa e Giappone».
IL POTERE DELL'ORO NERO. E poi c’è il polo petrolifero dei Paesi medio-orientali. Chi gestisce le riserve energetiche di quell’area, acquista maggiore influenza nel mondo. Già oggi, l’Arabia Saudita spedisce la maggior parte della propria produzione in Asia. Presto, potrebbe accadere la stessa cosa con l’Irak, una volta che il Paese sarà guarito dalle ferite del dopoguerra. «Alla fine di questo decennio – conclude la Frankfurter – i fondi statali di Cina, Russia e degli Stati petroliferi del Medio Oriente hanno investito nel mondo 3 bilioni di dollari e muovono più denaro di tutti gli Hedge-Fonds messi assieme». Una cosa però pare certa: il mondo multipolare che si sta formando, non sarà necessariamente migliore di quello unipolare che ci siamo appena lasciati alle spalle. Almeno per noi.

Domenica, 26 Dicembre 2010


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Commenti (1)

agenor 03/gen/2011 | 15:14

schiene dritte ad occidente
Si?,ma specialmente in Italia ci stiamo attezzando a battere i Paesi emergenti,abbiamo bisogno di 5 milioni di manovali,ma li abbiamo coperti con altrettanti terzomondiali,perché lavori che gl’italiani non vogliono più fare,in compenso gli Atenei traboccano di studenti di lettere,giurisprudenza,scienze politiche….,e siamo pieni di laureati e diplomati con valore legale del titolo ,vogliosi di attività per schiene dritte tramite ,non preventiva preparazione,ma preventiva raccomandazione (vedi scandalo all’ultimo concorso per notai a Roma):peccato che titoli anche nel terzo mondo se ne conseguano sempre più;vuoi vedere che arrivano in Italia a farci concorrenza?.

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