Betlemme, come vive il Natale la città palestinese

Israele confisca altre terre alla città di Gesù, strozzata dal muro della West bank. Negli ultimi mesi 150 morti. E commercio e pellegrini sono in calo verticale.

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25 Dicembre 2015

Scontri tra esercito israeliano e popolazione palestinese il 18 dicembre 2015 a Betlemme.

(© Gettyimages) Scontri tra esercito israeliano e popolazione palestinese il 18 dicembre 2015 a Betlemme.

A Betlemme, in Palestina, si celebra il Natale più lungo dell’anno.
Quello dei cattolici e dei protestanti, il 25 dicembre. Quello degli ortodossi e dei copti, il 6 gennaio. E quello dei cristiani armeni, il 19 gennaio.
Ma la città biblica dei pellegrini non può festeggiare con musiche e canti il luogo dove per i Vangeli è nato Gesù.
Quest’anno è un altro Natale di occupazione, ha scritto il patriarca emerito Michel Sabbah sul foglio israeliano Haaretz, ed è un Natale di lutto per i quasi 150 morti degli ultimi mesi, nella cosiddetta Intifada dei coltelli.
I MORTI DI BETLEMME. La maggioranza di loro, 125, come dall’inizio del conflitto con Israele è palestinese.
Cinque erano di Betlemme e due di Aida, a una 20ina di miglia dalla basilica della natività, del campo profughi dove abitano ancora i discendenti degli sfrattati dall’occupazione israeliana del 1948.
Tra loro c'era il 13enne Abdul Rahman Shadi Obeidallah, che i 5 mila abitanti dell’insediamento raccontano ucciso dai cecchini mentre era in strada con gli amici e che anche un ufficiale dell’esercito ammette essere stato colpito «non intenzionalmente».
UN NATALE DI LUTTO. La famiglia riceve ancora visite da ottobre, una grande foto di Abdul lo ricorda nel campo, dove altri profughi sperano nel rilascio dei famigliari e degli amici arrestati nei blitz e negli scontri.
«L’altro anno c’era un festival in Manger Square», la piazza dell’abete della pace e delle processioni di Betlemme, «ma questo Natale non sarebbe rispettoso. L’atmosfera deve essere modesta, religiosa ma senza grandi celebrazioni», dicono gli abitanti della città del bambino Gesù.

A Betlemme Natale tradizionale. Ma a Ramallah celebrazioni sospese

Un murales sul muro della West Bank, all'altezza di Betlemme.

(© Wikipedia) Un murales sul muro della West Bank, all'altezza di Betlemme.

Il sindaco di Betlemme Vera Baboun ha voluto anche per quest’anno un Natale tradizionale, ma negli altri centri palestinesi, inclusa la capitale Ramallah, i festeggiamenti sono sospesi.
Le luminarie e gli addobbi sul grande albero - spento in ricordo delle vittime, nella notte del 25 dicembre - e nella città vecchia, la santa messa nella chiesa della natività, la processione dei patriarchi da Gerusalemme.
«Il Natale è Betlemme, è parte dell’identità dei cristiani», ricorda la prima donna sindaco, cattolica, di una cittadina dalla storia tormentata e mista quanto Gerusalemme.
LA CITTÀ CONTESA. Anche per parte degli abitanti la «gioia del Natale è un modo per combattere l’occupazione, una sfida e un diritto dei bambini. Un momento di speranza».
Betlemme è stata distrutta e ricostruita dai romani. Attaccata e difesa dai musulmani. Contesa tra crociati e saladini e tra cristiani stessi, ma sempre in un qualche modo preservata, anche dal terremoto che la colpì intorno al 1830.
I sultani non ne cancellarono mai completamente i luoghi cristiani: l’Islam considera Gesù il profeta predecessore di Maometto. E dicono che prima anche i persiani, invasa la Palestina, avessero lasciato intatta la natività alla vista dei mosaici dei re magi vestiti dei loro abiti.
Gli ottomani alla fine la suddivisero in cinque quartieri, ognuno con un capo-comunità.
STRANGOLATA DAL MURO. Ancora oggi nella cittadina c’è una sola moschea (nonostante nell’ultimo secolo si sia svuotata dei cristiani e popolata di sfollati musulmani, diventati la maggioranza) e per legge il sindaco deve essere cristiano.
Ma la Betlemme ricordata ogni anno a Natale come la città dell’antico presepe è una «città strangolata», ha denunciato il sindaco.
Non è valso che dal 2012 ad amministrarla sia una politica dell’ala moderata di Fatah, e non più un radicale alleato di Hamas, come il precedente sindaco.

Espropriati i vigneti secolari nella valle del Cremisan

Manger Square, la grande piazza della città vecchia di Betlemme.

(© Getty Images) Manger Square, la grande piazza della città vecchia di Betlemme.

L’occupazione illegale della Cisgiordania prosegue.
Il muro alto 8 metri si sta allungando per far posto agli insediamenti di Gillo e Har. Alla vigilia di Natale è piovuta la notizia della confisca, da parte delle autorità israeliane, di altri ettari di terreni e proprietà sul versante Nord, dove è stata approvata anche la costruzione di altre 891 case per coloni.
L’Alta corte per il muro ha dato il via libera al cemento e ai fili spinati nella valle del Cremisan, dove crescono le vigne dei salesiani, che sono chiamate il vigneto più antico del mondo, e dove vivono e lavorano 59 famiglie di contadini.
I palestinesi hanno manifestato per anni, ma le loro battaglie civili e giudiziarie sfociano in ulivi centenari sradicati, torrette e nuovi check point.
DAVID, RE D'ISRAELE. Dal mandato britannico del 1920, che ha aperto la strada alla nascita dello Stato d’Israele, Betlemme è prima di tutto la città dove nacque David, il re degli ebrei.
Ha vissuto l’occupazione israeliana nella Guerra dei sei giorni (1967), poi le barricate della Prima intifada (2001), con l’assedio alla basilica della natività.
Gli accordi di Oslo del 1995 non hanno portato la pace, tantomeno la prosperità: i territori amministrati dall’Autorità nazionale palestinese - oggi dallo Stato della Palestina -, non trovano spazio per espandersi e l'economia cittadina è danneggiata: il muro della West Bank limita gli scambi di artigiani e commerciati, e alimenta tensioni continue.
MURALES E LACRIMOGENI. I ragazzi di Betlemme disegnano murales e lanciano sassi. Vengono respinti dai lacrimogeni, caricati dalla polizia, a volte uccisi.
Questo Natale il pericolo di una Terza intifada ha allontanato i pellegrini e rovina l’industria del turismo: gli alberghi si sono riempiti solo all’ultimo minuto e alle comitive si raccomanda di stare attente, restare sempre in gruppo.
La città vecchia è ancora svuotata e i negozi fanno grandi sconti. C'è timore per il futuro e cresce la sfiducia.
Anche i cristiani di Betlemme preferiscono celebrare il lungo Natale al chiuso, «Gesù è la vita e nasce anche dentro di noi».
 

Twitter @BarbaraCiolli

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