Fifa, Platini si ritira dalla corsa alla presidenza

Fifa, il francese ritira la sua candidatura. «Devo concentrarmi sulla mia difesa». Via libera a Infantino.

07 Gennaio 2016

(© Ansa)

Alla fine Le Roi ha abdicato. Michel Platini ha alzato bandiera bianca e deciso di ritirarsi dalla corsa alla presidenza della Fifa. Troppo poco il tempo rimasto, «troppo vicina» la scadenza del 26 febbraio, quando l'organo di governo del calcio mondiale sarà chiamato a scegliere il suo leader.
SQUALIFICA DI OTTO ANNI. Così, quegli otto anni di squalifica che gli hanno rovinato le vacanze di Natale piombandogli sul capo il 21 dicembre, sono diventati un peso insostenibile, e l'impegno di ribaltare il verdetto del Comitato etico gli «impedisce di fare una campagna elettorale adeguata».
È una resa, quella di Platini, quasi obbligata, ma fa comunque effetto in un uomo che finora non aveva mai mostrato segni di cendimento. Tirato in ballo da un versamento di 2 milioni di franchi svizzeri effettuato su un suo conto dal presidente dimissionario Joseph Blatter, Platini si è sempre definito innocente, motivando quel pagamento con un lavoro effettuato per la Fifa.
Ma il Comitato etico l'ha prima sospeso per 90 giorni, poi ne ha chiesto la radiazione, infine l'ha ritenuto colpevole, ma non di corruzione, e l'ha squalificato per otto anni con Blatter. Una vera mazzata per Platini, la cui corsa alla poltrona di numero 1 del calcio mondiale era stata aperta proprio dall'inchiesta contro lo svizzero.
«MI SOSTENEVANO IN 150». Ed era il favorito assoluto, l'erede designato, l'uomo su cui puntava il Vecchio Continente. L'ha ricordato anche lui in un'intervista rilasciata a L'Equipe, in edicola l'8 gennaio: «Quando Blatter ha annunciato di voler lasciare, ho avuto 150 dichiarazioni di sostegno, un centinaio ufficiali e un'altra cinquantina promesse»
Poi tutto è cambiato e l'Uefa l'ha sostituito con il segretario Gianni Infantino.
Ormai fuori dai giochi, Platini ha deciso di dedicare tutti gli sforzi all'altra battaglia, vitale per il suo futuro nel mondo dello sport. «Non posso candidarmi, non ho il tempo né i mezzi di vedere gli elettori, di sfidare gli altri candidati», ha dichiarato a l'Equipe in un'intervista in edicola l'8 gennaio. «Ritirandomi, scelgo di dedicarmi alla mia difesa. Ora devo seguire il processo e i tempi non saranno brevi. Ho combattuto, come ho sempre fatto nella mia vita, ma questa volta non mi hanno dato l'opportunità di competere».
TEMPI TROPPO STRETTI. Le speranze di accorciare il tempo del ricorso per potersi comunque candidare sono state subito stroncate dalla stessa Fifa, che gli ha negato tutte le possibili scorciatoie procedurali, imponendogli di seguire passo passo tutti i gradi di giudizio.
Anche in caso di successo, passeranno dei mesi prima del verdetto definitivo, quando alla Fifa ci sarà già da tempo un altro presidente. Gli attuali candidati sono cinque: il principe Ali Bin-Hussein (Giordania), Jerôme Champagne (Francia), Tokyo Sexwale (Sudafrica), lo sceicco Salman (Bahrain) e l'attuale segretario generale dell'Uefa, Gianni Infantino (Svizzera).

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