Michele Masneri

Lancia, il declino triste dello storico marchio italiano

Via il brand dal Salone dell'auto di Ginevra 2016. Che colpo per gli appassionati. Proprio a 100 anni dalla fondazione. La Thema, le gare, gli eredi: fine di un mito.

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08 Marzo 2016

È la grande novità di questo Salone dell'auto di Ginevra 2016: la Lancia non c'è più, scomparso proprio lo stand, e l'agonia era stata lunga.
Nel 2015 troneggiava la esteticamente svantaggiata Y, e faceva davvero male anche a chi non è lancista assistere al declino.
Meglio dunque quest'anno, che proprio lo spazio Lancia, nella hall del palaExpo riservata ai marchi del gruppo Fiat Chrysler (Fca), è evaporato definitivamente (guarda le foto).
I SOLDI SONO FINITI. Del resto Sergio Marchionne l'aveva annunciato, che Lancia sarebbe rimasto «un marchio solo italiano», frase in codice per dire che insomma siamo alla frutta, e tutti sapevano che non ci sono i soldi per rilanciare anche questo marchio, cara grazia che hanno ripreso per i capelli Alfa Romeo.
E però appunto meglio la morte rapida di questa lunga agonia, che i lancisti proprio non meritavano: già avevano dovuto subire il rebranding del catafalco Chrysler 300, onesto macchinone americano che proprio col tridente torinese non c'entrava nulla; con un'umiliazione immeritata per la macchina italiana forse più fica di sempre, la Thema - esisteva un tempo in cui le nostre macchine se la battevano con le Mercedes, mentre Audi ancora era considerata molto parvenu; poi la Delta, altro affronto alla memoria storica ed estetica.
LANCISTI, CHE ELEGANZA. Però i lancisti non hanno mai occupato le strade né minacciato suicidi, perché i lancisti sono persone eleganti, sono la borghesia, sono un club esclusivo tipo partito repubblicano, in Italia (forse anche sono proprio le stesse persone, con la stessa consistenza numerica).
Non hanno mai detto una parola, neanche quest'anno che pure sarebbero i 110 anni dalla fondazione del marchio, e ci vorrebbe almeno l'onore delle armi per una storia fichissima italiana, che meriterebbe subito almeno una fiction con Anna Valle.

La fondazione nel 1906 e il prestigio guadagnato

La Lancia di Alberto Ascari nel 1955.

La Lancia di Alberto Ascari nel 1955.

L'azienda fu fondata appunto nel 1906 da Vincenzo Lancia, figlio di un piccolo imprenditore di carne in scatola (la nostra spam) che diventa pilota della Fiat col benestare del senatore Agnelli (non immagina diventi mai un pericoloso concorrente, anzi gli trova inopinatamente i soldi necessari).
Di lì in poi, una serie di modelli e innovazioni bestiali (la Lambda del 1922 con sospensioni indipendenti, l'Aprilia del 1937 a quattro cilindri), velocemente diventa la casa italiana più - come si dice - prestigiosa.
TUTTO SULLE GARE. Poi Vincenzo Lancia muore, rimane la vedova, nel 1947 il figlio di Vincenzo, Gianni, subentra, e però come al solito le seconde generazioni combinano casini, e punta tutto sulle gare, sbaraglia tutte le targhe Florio e Millemiglia, e però è talmente ingarellato che vuole arrivare addirittura alla Formula 1, e ci prova disperatamente finché il suo pilota più celebre, Alberto Ascari, muore inabissato a Monte Carlo con la sua Lancia 'D50'.
Lì - come racconta il direttore di Quattroruote Gian Luca Pellegrini in un lungo articolo del 2014 - si ha un'altra dimostrazione dello stile Lancia: «La scuderia, in seguito alla morte del suo capitano, ha disposto di sospendere la sua attività agonistica», si legge nel comunicato laconicamente torinese, e soprattutto la famiglia Lancia uscirà dall'azienda: Gianni prende e se na va in Brasile, nel Mato Grosso dove apre una sua fazenda Taiemà, dove alleva bestiame.
PRESI DALLA FERRARI. La Lancia viene presa dalla Ferrari, comincia a vincere tutte le gare, guidata da Manuel Fangio, e poi finisce alla Fiat, grazie ai buoni uffici del principe Filippo Caracciolo, padre di Marella consorte di Gianni e all'epoca presidente dell'Aci.
I Lancia, estromessi da tutto, per 50 anni non diranno una parola ai giornali: Gianni, scomparso nel 2014, continuava a vivere tra la Costa Azzurra e il Brasile, sul suo yacht Sintra o pilotando l'aereo personale, tornando una volta l'anno nella villa di Fobello, in Valsesia, che è rimasta alla famiglia, a un altro Lancia, Manfredi.
E oggi che la Lancia è evaporata dai saloni, mentre nessuno ha (ancora) il coraggio di staccare ufficialmente la spina, neanche lui protesta, perché i Lancia e i lancisti son persone educate; però giustamente non guida la Thema finta americana, ma una Bmw X5.


Twitter @michimas

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