Pantani, la camorra dietro lo stop: i misteri di Campiglio

Detenuto intercettato conferma la manomissione. Ma si va verso l'archiviazione. Tutte le anomalie di un controllo sospetto.

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14 Marzo 2016

Marco Pantani lascia l'albergo di Madonna di Campiglio dopo lo stop

(© Ansa) Marco Pantani lascia l'albergo di Madonna di Campiglio dopo lo stop

La sera del 4 giugno 1999 Marco Pantani va a dormire da trionfatore in pectore del Giro d'Italia.
Mancano due tappe al termine della corsa rosa e il Pirata ha un margine di oltre cinque minuti su Paolo Savoldelli.
Nulla lascia presagire che il mattino seguente, assieme al simbolo del primato, andrà in fumo anche la carriera del più forte ciclista italiano del dopoguerra.
EMATOCRITO A 51.9. Colpa di un maledetto controllo ematico, col valore dell’ematocrito di Pantani a 51,9, 1,9 punti oltre il limite consentito. Da quel giorno la carriera e la vita del fuoriclasse romagnolo non saranno più le stesse, fino al tragico epilogo del 14 febbraio 2004 al residence Le Rose di Rimini.
A distanza di 17 anni sono ora le conclusioni  della procura di Forlì ad affermare prepotentemente quei sospetti che molti da anni adombravano su uno stop pieno di ombre.
LO ZAMPINO DELLA CAMORRA. Sarebbe stata la camorra, preoccupatata di dover pagare le enormi puntate clandestine sulla vittoria del Pirata, a far sì che il controllo venisse manipolato per far fuori lo scalatore di Cesenatico.
A certificare la messinscena le risultanze delle intercettazioni ambientali che, assieme a una una cimice nell’abitazione di un camorrista e ai riscontri eseguiti dagli inquirenti, rivelano come sarebbero andate le cose alll’hotel Touring di Madonna di Campiglio, alla vigilia della penultima tappa che aspettava Pantani sulle rampe di Gavia e Mortirolo prima dell'arrivo all’Aprica.
«MEDICO MINACCIATO DA UN CLAN». «Un clan camorristico minacciò un medico», scrive il pm Sottani, «per costringerlo ad alterare il test e far risultare Pantani fuori norma». Parole che nel corso di questi anni abbiamo già sentito più volte, dalla famosa frase del bandito Renato Vallanzasca nel carcere di Opera («Un membro di un clan in carcere mi consigliò fin dalle prime tappe di puntare tutti i soldi che avevo sulla vittoria dei rivali di Pantani. 'Non so come', mi disse, 'ma il pelatino non arriva a Milano. Fidati'») al lavoro d'indagine della procura di Forlì, che il 16 ottobre 2014 ha riaperto l’inchiesta sull’esclusione di Pantani dal Giro, con l’ipotesi di reato di «associazione per delinquere finalizzata a frode e truffa sportiva».
INDAGINE VERSO LA PRESCRIZIONE. Indagine già svolta nel 1999 a Trento dal pm Bruno Giardina e conclusa con l'archiviazione. Una sorte che toccherà, con ogni probabilità, anche l'inchiesta forlivese, destinata alla prescrizione a causa dei troppi anni trascorsi dai fatti incriminati.

 

  • L'intercettazione che confermerebbe il coinvolgimento della camorra.

 

I valori dell'ematocrito superiori solo al mattino

Marco Pantani durante una tappa del Giro d'Italia del 1999.

(© GettyImages) Marco Pantani durante una tappa del Giro d'Italia del 1999.

Ma è stata davvero messa la parola fine alla ricostruzione degli accadimenti di quella mattina? Le incongruenze restano e, difficilmente, si potrà arrivare a una verità univoca.
Sono le 7.30 del mattino quando i medici dell’Unione ciclistica internazionale (Uci) si presentano in camera di Pantani per sottoporlo a un controllo ematico. Due ore dopo, gli viene comunicato che in un test sul sangue è stata rilevata una concentrazione di globuli rossi superiore al regolamento. Il Pirata è fuori dal Giro e da quel momento ha inizio la sua caduta verso gli abissi della depressione. 
Il campione grida al mondo la sua innocenza e di lì a poco i suoi difensori iniziano a paventare il rischio di una macchinazione ordita alle sue spalle.
EMATOCRITO IN REGOLA 10 ORE DOPO. Nemmeno 10 ore dopo, Pantani si sottopone ad altri due controlli presso l'Usl di Imola, laboratorio accreditato dall’Uci, e i valori dell’ematocrito sono rispettivamente 47,6 e 48,1: ben al di sotto di quello mattutino.
Inoltre, la sera prima, il 4 giugno, come testimoniato da Roberto Rempi, medico della Mercatone Uno, e confermato anche da Roberto Pregnolato, storico massaggiatore del Pirata, Pantani a seguito di un autocontrollo, «aveva l’ematocrito a 48 e piastrine normali».
QUELLA TELEFONATA MINATORIA. Come se non bastasse,  il giorno dopo lo stop, Vittorio Savini, vicesindaco di Cesenatico e capo del fan Club del Pirata, riceve la telefonata anonima di una persona dal forte accento meridionale che invita i tifosi a «non fare casino», perché «tanto Marco non sarebbe comunque arrivato a Milano», traguardo dell’ultima tappa del Giro. Parole all'epoca bollate come difesa a oltranza di un tifoso e destinate ora essere rilette sotto una nuova luce, in virtù delle prove raccolte dal magistrato forlivese.

Protocollo non rispettato: provetta scelta dal medico

Marco Pantani è morto il 14 febbraio 2004.

(© GettyImages) Marco Pantani è morto il 14 febbraio 2004.

Ma come sarebbe stato manomesso il controllo? Anche in questo caso si rincorrono le ipotesi più disparate. È tuttavia il caso di ricordare alcune anomalie, segnalate già  nel 2003 dal giudice di Trento, Giuseppe Serao, durante il dibattimento nel processo che vedeva Pantani imputato di frode sportiva. La più clamorosa è una violazione del protocollo Cio che prevede che in qualsiasi controllo che può portare alla squalifica o all'estromissione da una competizione sia l'atleta a scegliere la provetta.
NESSUNO PRESENTA RICORSO. A Campiglio accadde il contrario: è il medico Michelangelo Partenope a farlo. E alla domanda del giudice risponde: «L'ho presa a caso e dopo l'ho passata al dottor Sala». Sempre a Trento, il giudice fa osservare questo particolare all'ispettore Uci Antonio Coccioni: «Il regolamento dice espressamente che è il corridore a dover scegliere la provetta». Partenope dice di non essere a conoscenze di quel protocollo, Coccioni ammette che il test sarebbe stato invalidato se la Mercatone Uno quel giorno avesse presentato ricorso. Ma nessuno pensa di farlo.
VISITA DEGLI ISPETTORI ANNUNCIATA. E ancora. Come ricostruito dalla Gazzetta dello Sport, la mattina del 5 giugno, gli ispettori sono in ritardo, ma Pantani resta a dormire e non va a fare colazione (cosa che avrebbe reso impossibile il controllo) nonostante la possibilità di farla, perché in teoria la visita dei medici è a sorpresa. In teoria: tutti sanno del loro arrivo fin dalla sera prima. E tutti si misurano l'ematocrito per restare sotto la soglia-limite del 50. Pantani ha 48 ed è tranquillo.
STRUMENTI POCO AFFIDABILI. All'arrivo al Touring, invece, gli ispettori sono nervosi e chiedono di fare in fretta. Da esaminare Pantani, Velo e Savoldelli. Quando tocca al Pirata, il medico della squadra (Roberto Rempi) va a prendere Velo, mentre il direttore sportivo Beppe Martinelli si ferma a parlare con l'ispettore Coccioni. Pantani è da solo nella stanza e non sceglie la provetta. Tutto accade in un minuto: nessuno del suo staff se ne accorge. Poi i medici in un altro albergo per misurare l'ematocrito con le macchinette Coulter AcT-8, considerate dalla stessa Uci così poco affidabili da tararle verso il basso. Il valore di Pantani messo a verbale è 51,9. Ed è comunicato alla squadra. Anche troppo presto, secondo Martinelli: «Di solito passava quasi un'ora, quel giorno solo 15 minuti». Nella stanza del controllo, un medico pronuncia una frase sibillina, mostrando la provetta a Pantani: «La riconosci, è la tua, poi non voglio casini». Perché avrebbe dovuto ipotizzare problemi ancora prima di averli? Domannde destinate a non trovare una risposta definitiva, alla luce della prossima archiviazione dell'inchiesta.

 

Twitter @LorenzoMantell

© RIPRODUZIONE RISERVATA

new zealand 15/mar/2016 | 14 :32

Scommesse? Ho dei dubbi sul movente
Pantani nel 1998 aveva vinto giro e tour, doppietta riuscita a pochissimi. Era decisamente l'uomo da battere nel 1999, e dubito che chi organizza scommesse lo avrebbe dato a un rapporto diverso da 1/1. Di solito il banco viene sbancato con vincite imprevedibili, magari colte con la truffa, come nel film "La stangata". Però... Resta il ricordo di un grande campione

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