Totti e il problema di non contare ormai più nulla

Impotente con la società. Lasciato fuori da Spalletti. A Totti restano solo i tifosi. Un ex leader che elemosina riconoscenza. Mancando di rispetto a se stesso.

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22 Febbraio 2016

Francesco Totti ha esordito in Serie A con la maglia della Roma a 16 anni, il 28 marzo 1993.

(© Ansa) Francesco Totti ha esordito in Serie A con la maglia della Roma a 16 anni, il 28 marzo 1993.

Gente di rispetto.
Una pattuglia di soggetti suscettibili e difficili da governare, alla quale s’iscrivono di diritto coloro che rientrano in uno specifico profilo: quello dei campioni dello sport in declino.
Costoro, vedendo esaurire a causa dell’età il capitale di risorse agonistiche, s’aggrappano al passato, al già dato.
E in nome di quello pretendono il rispetto, ma senza specificare cosa ciò significhi e quali ne siano le forme.
L’ultimo esempio in materia viene dal caso Totti-Spalletti, che minaccia di tenere banco da qui a fine stagione e forse oltre.
CAPITANO NON GIOCATORE. L’intervista rilasciata dal capitano non giocatore giallorosso a Donatella Scarnati della Rai può essere letta in molti modi, tutti collocati su un livello di profondità maggiore rispetto al dato dominante.
C’è molto più della pubblica lamentazione esternata dal simbolo di un’epoca giallorossa.
E tutti questi elementi d’analisi supplementari non riguardano soltanto l’universo romanista, ma piuttosto presentano implicazioni generali.
Guardando allo specifico, merita d’essere sottolineato quel passaggio dell’intervista in cui Francesco Totti, dopo aver manifestato il disappunto verso Luciano Spalletti per un trattamento ritenuto non consono, ha affermato che comunque Spalletti è un buon tecnico e perciò la società dovrebbe continuare a puntare su di lui per il futuro.
INVASIONE DI CAMPO. Un’ingerenza mica da poco in questioni di scelte manageriali.
Ma anche un modo parecchio trasversale di avvertire l’allenatore e dire che lui, Francesco Totti, è ancora in grado di mettere chicchessia sotto tutela, nel mondo romanista.
E di farlo sfruttando non già una capacità d’influenza sulla società, che da tempo non esiste più, ma l’ascendente che tuttora l’ex Pupone può esercitare sulla tifoseria.
Che infatti prima della partita contro il Palermo, all’Olimpico, si è schierata in ampia maggioranza dalla sua parte.
ALLENATORE SCAVALCATO. C’è da scommettere che sia stato questo il principale motivo di disappunto per Spalletti: l’essersi sentito messo sotto tutela da colui che dovrebbe essere un suo subordinato.

La società lo ha già scaricato non rinnovandogli il contratto da giocatore

I tifosi giallorossi pro-Totti durante Roma-Palermo.

(© Ansa) I tifosi giallorossi pro-Totti durante Roma-Palermo.

Del resto, è proprio l’allenatore il solo soggetto dell’ambiente giallorosso sul quale Francesco Totti può esercitare in questo momento un minimo di pressione.
Non certo sulla società, costituita da una proprietà e da un management che nella scorsa stagione l’hanno scaricato decidendo di non prolungargli il contratto in scadenza a giugno 2016.
Né sulla squadra, che dal viavai della gestione Sabatini è stata trasformata in una pattuglia di mestieranti sganciati da ogni senso d’appartenenza alla causa giallorossa.
IN CAMPO NON HA SEGUACI. Al giorno d’oggi, dei giocatori presenti nello spogliatoio romanista, sono pochissimi quelli che hanno vissuto nella sua pienezza l’epoca di “Totti capitano”: Daniele De Rossi, compagno di battaglie nel corso degli anni, Alessandro Florenzi, cresciuto nelle giovanili, e il terzo portiere Bogdan Lobont, approdato la prima volta a Roma nel 2009.
Tutti gli altri sono arrivati in giallorosso dal 2012 in poi, cioè da una fase in cui Totti era già in declino e sempre più si trasformava in capitano non giocatore. Un leader privo di seguaci.
DA RISORSA A INGOMBRO. Ma il vero spunto di riflessione che la vicenda suscita è quello di portata generale, e riguarda la predisposizione dei grandi campioni a capire (o, più frequentemente, non capire) quando si smette d’essere una risorsa per la causa e ci si trasforma in un ingombro.
E in questo senso il riferimento al “rispetto”, tirato in ballo da Totti come da altri campioni in declino prima di lui, è indicativo.
Arriva il momento in cui alla grandezza delle cose realizzate, e dell’immagine pubblica che il campione si porta in giro, non corrisponde più la capacità di performance.
TRAUMA DELL'INADEGUATEZZA. È un passaggio tanto darwiniano quanto inevitabile, e purtroppo non tutti sono pronti a affrontare il trauma dell’inadeguatezza sopraggiunta.
Specie se si è stati dei leader in campo e fuori.

Platini ebbe la forza di farsi da parte in tempo

Francesco Totti saluta i tifosi giallorossi dalla tribuna.

(© Ansa) Francesco Totti saluta i tifosi giallorossi dalla tribuna.

Per esempio Michel Platini ebbe la forza di farsi subito da parte dopo la prima stagione così così.
Quella stagione fu la 1986-87, con la Juventus guidata da Rino Marchesi dopo il decennio trapattoniano.
Una stagione che Michel visse, secondo una felice immagine espressa dall’avvocato Gianni Agnelli, «come un uomo con un pugnale ficcato nella schiena, che corre veloce nell’illusione di scappare via alla morte».
Platini ebbe la prontezza e l’onestà intellettuale di capirlo subito, e lasciò il calcio a giugno 1987, quando aveva appena compiuto 32 anni.
MOLTI NON SI RASSEGNANO. Al contrario dell’ex fuoriclasse francese, molti altri non si rassegnano.
E quanto più registrano lo scarto fra la grandeur del passato immediato e le reali possibilità del presente, tanto più rispondono in modo scomposto, pretendendo rispetto e gratitudine.
Si appellano alla dimensione emotiva e affettiva, cioè il contrario dell’imperativo meritocratico su cui lo sport d’alta competizione si fonda.
MA CHE TIPO DI RISPETTO? Ma senza specificare cosa ciò significhi, e quale dovrebbe essere la forma attraverso cui far valere il rispetto.
Perché poi, gira e rigira, la richiesta di rispetto viene fuori nel momento dello scarso utilizzo in squadra.
Tutto molto banale, scontato.
Il peggior modo per dire addio, mancando di dimostrare rispetto verso se stessi.


Twitter @Pippoevai

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