Ucraina-Russia, guida al conflitto

Le radici storiche. Gli interessi di Putin. Il ruolo di Stati Uniti e Unione europea. Tutto quello che c'è da sapere sullo scontro Kiev-Mosca.

15 Settembre 2014

Sta mietendo migliaia di vittime e mettendo a dura prova le diplomazie occidentali. La crisi ucraina è arrivata, il 5 settembre, a una situazione di calma apparente, con la firma del cessate il fuoco a Minsk tra Mosca e Kiev. Ma nei mesi precedenti ha avuto sviluppi drammatici, sotto il punto di vista umano e quello economico, che sono destinati a lasciare il segno per lungo tempo.
NOVEMBRE 2013: L'INIZIO DELLE OSTILITÀ. L'inizio delle ostilità è datato novembre 2013, quando il presidente Viktor Yanukovich ha rifiutato un accordo per una maggiore integrazione con l'Ue scatenando vaste proteste di piazza.
Yanukovich, che ha tentato di sedare le manifestazioni filoeuropeiste con la forza, era appoggiato dalla Russia di Vladimir Putin. A febbraio 2014 i dimostranti hanno però rovesciato il governo e il presidente è fuggito dal Paese.
A MARZO L'INVASIONE RUSSA DELLA CRIMEA. A marzo Mosca, per non perdere la sua influenza in Ucraina, ha invaso e annesso la Crimea. Poco dopo i ribelli separatisti filorussi hanno preso con la forza il controllo di alcuni territori a Est del Paese.
Dopo mesi di combattimenti, l'Ue ha annunciato sanzioni contro il Cremlino, mentre gli Usa hanno inasprito quelle già vigenti. La battaglia tra i ribelli e le forze militari di Kiev si è intensificata e quando i filorussi hanno iniziato a perdere terreno, ad agosto, è intervenuta Mosca, invadendo l'Est dell'Ucraina per supportarli.
MOSCA-OCCIDENTE, RAPPORTI AI MINIMI STORICI. Tutto questo ha fatto sì che i rapporti tra la Russia e l'Occidente raggiungessero il loro punto più basso dai tempi della Guerra Fredda.
Le sanzioni di Usa e Ue hanno portato l'economia russa sull'orlo della recessione ma hanno messo, allo stesso tempo, in seria difficoltà molti esportatori europei. Dall'inizio degli scontri più di 2.500 ucraini sono stati uccisi.
 

1. La Crimea: penisola a maggioranza russa occupata da Putin
 


 

  • Soldati in Crimea, da marzo sotto il controllo russo.
     

La Crimea è considerata dall'Occidente una regione dell'Ucraina sotto occupazione russa. Mosca, al contrario, la ritiene parte naturale del suo territorio. 
La penisola del Mar Nero, vista la sua posizione geograficamente strategica, è stata contesa per secoli. Dall'indipendenza dell'Ucraina, nel 1991, fino al febbraio 2014 ha goduto di un'autonomia speciale e ha ospitato basi militari russe.
IL VOTO PRO-MOSCA DI MARZO. Dopo la cacciata di Yanukovich bande di uomini armati hanno iniziato a occupare gli edifici governativi. Il 16 marzo, con un referendum, la penisola ha votato a larga maggioranza per tornare sotto il controllo di Mosca.
Tuttavia molti osservatori hanno definito il voto per la secessione illegittimo. In primo luogo il referendum si è svolto sotto occupazione militare senza monitoraggio internazionale e con molteplici casi di intimidazioni. Inoltre è stato organizzato in appena un paio di settimane, senza rispettare la Costituzione ucraina.
REGIONE UCRAINA DAL 1954. Legittimamente o no, la Crimea è diventata effettivamente parte della Russia. Ma cosa dice la storia? La regione fu annessa all'Ucraina nel 1954, quando il premier sovietico Nikita Khrushchev la trasferì dalla Repubblica Socialista Sovietica alla Repubblica Socialista Sovietica dell'Ucraina.
Nel 1991, quando l'Unione Sovietica si sciolse, Mosca non chiese la restituzione della Crimea. Una risicata maggioranza dei cittadini votò poi per l'indipendenza dal Cremlino che promise di onorare la volontà popolare.
I DUBBI SUL RISULTATO BULGARO. Storicamente ed etnicamente, però, la Crimea può essere considerata parte della Russia. Per questo, dall'inizio della crisi, sono state organizzate manifestazioni per il ricongiungimento. A metà febbraio, secondo i sondaggi, il 41% dei cittadini erano per l'annessione. Il referendum di marzo ha invece ottenuto il 97% di voti favorevoli. Ragion per cui i dubbi sul risultato bulgaro restano. Secondo un rapporto Onu, gli oppositori sono stati torturati e imprigionati prima del voto. Inoltre sono stati segnalati possibili brogli elettorali.
 

2. Gli scontri a Est: dall'offensiva di Kiev all'intervento di Mosca
 


 

  • Tank ucraini nel Donbass.
     

Gli scontri nell'Ucraina orientale sono iniziati ad aprile, con combattimenti tra le truppe di Kiev e i ribelli separatisti.
Da allora il conflitto si è intensificato pur non arrivando a una guerra aperta tra Russia e Ucraina. 
I separatisti hanno preso città a maggioranza russofona come Sloviansk e Donetsk, nella regione orientale conosciuta come Donbass.
LA SVOLTA DI AGOSTO. La situazione è precipitata ai primi di luglio, quando il governo ucraino ha lanciato un'offensiva per estromettere i ribelli dal Paese una volta per tutte.
Il Cremlino ha iniziato ad armare i filorussi con missili terra-aria ad alta tecnologia. E il 17 luglio è stato abbattuto un aereo civile con 298 persone a bordo nei cieli dell'Ucraina orientale.
A quel punto Kiev ha intensificato la sua offensiva e i ribelli sembravano sul punto di arrendersi. Ma a metà agosto la Russia ha invaso militarmente il Paese.
LE PROVE DELL'INVASIONE. Mosca ha negato l'invasione ma le prove paiono schiaccianti: il 15 agosto, Kiev ha denunciato l'attraversamento della frontiera da parte di mezzi russi. Il 16 agosto il leader dei separatisti ha dichiarato l'arrivo di 1.200 militari da Mosca, mentre il 21 agosto immagini satellitari hanno fotografato l'artiglieria dello zar sul suolo ucraino.
Stati Uniti ed Europa si sono limitati a sanzionare economicamente la Russia, mentre la Nato ha schierato 4 mila uomini sul confine orientale e potenziato, con cinque nuove basi, la propria presenza nei Paesi di confine (baltici, Polonia e Romania). Un intervento armato, improbabile al momento, potrebbe innescare una Terza guerra mondiale.
 

3. Le ragioni dello zar: mantenimento dell'influenza e propaganda
 


 

  • Il presidente russo Vladimir Putin.
     

Ma cosa ha spinto Vladimir Putin a sostenere l'azione dei ribelli? Due le ipotesi.
La prima è che voglia mantenere una crisi separatista perpetua (lo ha fatto già in Georgia e Moldova) in modo da influenzare il governo di Kiev o creare il pretesto per invasione volta a salvare gli ucraini dell'Est, che sfocerebbe poi nell'annessione di quei territori.
Un'altra possibilità è che voglia ottenere qualche concessione da parte del governo ucraino e/o dall'Occidente.
In ogni caso, secondo questa prima teoria, Putin va alla ricerca di un obiettivo strategico immediato, e si solo fermerà una volta che lo avrà raggiunto.
L'ECONOMIA RALLENTA, CAMBIA LA STRATEGIA. Un'altra spiegazione è che lo zar si sia messo in una situazione non voluta determinata dalla sua stessa propaganda. Da quando ha preso il potere nel 2000, ha governato attraverso un accordo implicito con il popolo russo: lui garantiva una forte crescita economica e i cittadini accettavano limitazioni ai diritti politici e individuali. 
Ma dopo che l'economia ha rallentato e alcuni russi hanno protestato per la sua rielezione nel 2012, Putin ha cambiato strategia, concentrandosi sulla retorica anti-occidentale e su un nazionalismo di stampo imperiale.
LA SFIDA ALL'OCCIDENTE. Così, quando è iniziata la crisi ucraina, i media di Stato hanno realizzato una narrazione ad hoc degli eventi, che descriveva le proteste a Kiev e dintorni come un complotto americano per isolare la Russia.
Sponsorizzare i ribelli e salvare l'Ucraina, che nella visione nazionalista russa è in realtà sotto il controllo (e la protezione) di Mosca, è diventata una questione di orgoglio, una sfida di Putin all'Occidente.
Quando lo zar ha invaso e annesso la Crimea nel mese di marzo, il suo altalenante indice di gradimento è salito alle stelle. Stare fermo a guardare mentre i ribelli venivano sconfitti, l'avrebbe fatto cadere in contraddizione agli occhi dei cittadini.
 

4. Le ragioni della rivolta: contro Yanukovich e l'allontanamento dall'Ue
 


 

  • L'ex presidente ucraino Viktor Yanukovich.
     

Con il termine Euromaidan si intendono le proteste anti-governative, iniziate il 21 novembre 2013 nella capitale ucraina di Kiev, che hanno dato il via all'intera crisi.
Il fattore scatenante dei moti fu il rifiuto da parte di Yanukovich a siglare un accordo per una maggiore integrazione con l'Ue, preferendo il piano di salvataggio di 15 miliardi di dollari offerto dalla Russia.
Molti ucraini volevano l'accordo con Bruxelles, in parte perché pensavano che avrebbe aiutato l'economia, estremamente debole, e in parte perché vedevano i legami con l'Europa come culturalmente e politicamente auspicabili.
Tra le cause principali delle proteste c'è il fatto che molti ucraini percepivano Yanukovich come corrotto autocrate fantoccio di Mosca.
LE INFILTRAZIONI DEGLI ESTREMISTI. Dopo novembre, Yanukovich ha cercato di reprimere le proteste prima inviando delle forze di sicurezza interna per inasprire i controlli, poi approvando una serie di leggi che limitavano i diritti fondamentali di espressione e riunione.
Queste misure hanno dato ancora più linfa alla rivolta: alla fine di gennaio le manifestazioni si erano allargate a molte città ucraine. Nel mese di febbraio, il parlamento si è rivoltato contro Yanukovich, prima votando per limitare i suoi poteri e infine allontanandolo definitivamente. 
È bene sottolineare che non tutti gli ucraini condividevano le ragioni alla base delle proteste: nella mischia dei manifestanti sono finiti anche diversi gruppi di estrema destra, protagonisti di violenze contro i filorussi. 
UNA MINORANZA CONTRO LA CACCIATA DEL PRESIDENTE. Quanto a Yankovich, dopo le dimissioni è scappato in Russia, dove attualmente vive come esule. Ma chi è l'ex presidente? Madrelingua russo, ha una ben guadagnata reputazione per corruzione. Già nel 2004 finì nel mirino delle proteste di massa, note come Rivoluzione arancione e scoppiate in seguito alle elezioni da lui vinte con il sospetto di brogli.
La rivolta dei cittadini riuscì a bloccare la sua presa di potere, ma Yanukovich si candidò di nuovo nel 2010 e vinse. Questa volta apparentemente in maniera legittima. Yanukovich si è inimicato nel tempo molti ucraini, compresi alcuni suoi sostenitori, per via della cattiva politica economica.
Mentre molti ucraini sono stati felici di vederlo andare via, altri giudicano la sua estromissione illeggittima e antidemocratica. Ciò è particolarmente vero nell'Est del Paese e in Crimea.
 

5. Est filorusso e Ovest filoeuropeo: il Paese è spaccato in due
 


 

  • La divisione dell'Ucraina tra Est e Ovest.
     

Sin dalla dichiarazione di indipendenza nel 1991, l'Ucraina è stata divisa. 
Circa due terzi dei cittadini parlano l'ucraino come lingua madre, per lo più nella parte Ovest, i restanti sono russofoni. Tuttavia l'idioma è solo uno dei fattori.
Si guardino le mappe: quella sulla lingua in alto a sinistra e sui gruppi etnolinguistici in alto a destra; le due in basso sull'esito delle elezioni del 2004 e del 2010.
Si può notare che in tutte e quattro c'è una linea molto netta che divide la parte occidentale da quella orientale.
MANCA UNA IDENTITÀ NAZIONALE. La gente dell'Ovest tende a considerare la Russia con sospetto, si considera europea e vuole staccarsi dall'orbita di Mosca per unirsi al Vecchio continente. In ogni elezione questa parte del Paese ha votato in massa a favore di candidati politici filo-Ue.
L'Est, invece, ha sempre espresso preferenze schiaccianti in favore di candidati politici vicini al Cremlino, compreso Yanukovich.
La spaccatura fu provocata dall'indipendenza dall'Unione Sovietica nel 1991 e la crisi attuale è, per molti versi, un'estensione e forse il culmine di questa disputa. L'Ucraina, secondo lo studioso di scienze politiche Leonid Peisakhin, non è mai stata e non è ancora un'unità nazionale coerente con una storia comune  e con aspirazioni politiche più o meno condivise.
LA RUSSIFICAZIONE DI CATERINA II E LE PURGHE DI STALIN. Gran parte dei dissidi odierni affonda le radici nel processo di russificazione del Paese avviato (messa al bando della lingua ucraina, occupazione militare, eccetera) nel XVIII secolo dall'imperatrice Caterina II di Russia e protrattosi per i decenni a venire. Nella prima metà del XX secolo si registrarono gli episodi di maggiore crudeltà. Tra il 1929 e il 1933, Stalin indusse deliberatamente una carestia - nota con il nome di Holodomor - che uccise circa 3 milioni di cittadini, principalmente nell’Est. Poi ripopolò l’area con i russi. Nel 1944, lo stesso dittatore bolscevico deportò in Uzbekistan la popolazione tartara (in maggioranza musulmana) accusandola di collaborare con i nazisti. Anche in questo caso, ripopolò l'area con i russi.
 

6. Usa e Ue al contrattacco: sanzioni economiche e Russia fuori dal G8
 


 

  • Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama.
     

Gli Usa e l’Europa hanno punito duramente la Russia imponendo sanzioni economiche, concepite come deterrente contro future ulteriori invasioni. Mentre le misure inizialmente erano indirizzate a Putin e alla sua ristretta cerchia politica, si sono successivamente allargate andando a colpire l’economia russa nella sua globalità, che è sull’orlo della recessione.
Un'arma a doppio taglio, dato che l'Ue dipende fortemente dalle esportazioni di gas russo.
Gli Usa e l’Europa stanno anche isolando la Russia dal punto di vista diplomatico, spingendola fuori dal G8. Inoltre, la Nato ha sospeso tutte le collaborazioni con l’esercito di Mosca e ampliato la propria presenza nei Paesi dell'Est Europa. Estonia, Lituania e Lettonia, in particolare, temono gli sviluppi della vicenda.
LA GUERRA FREDDA? ERA UN'ALTRA COSA. Una situazione questa che riporta alla memoria la Guerra Fredda, conflitto globale per l’egemonia tra due poteri (Washington e Mosca) che tra il 1945 e il 1991 ha prima diviso l’Europa tra Est e Ovest e poi il resto del mondo in due schieramenti nettamente contrapposti, portando ai massimi il rischio di una guerra nucleare.
Oggi, tuttavia, la situazione è ben diversa. Il presidente Usa Barack Obama ha descritto le azioni della Russia come il comportamento di un Paese debole. In parte è vero, ma Mosca è ancora forte abbastanza da annettere un territorio confinante.
IL CONFLITTO SI LIMITA A EX URSS E SIRIA. Putin sta certamente agendo come se fosse in competizione geopolitica con l’Occidente. È diventato più aggressivo: ha combattuto una breve guerra contro la già Repubblica sovietica della Georgia nel 2008, creato un’Unione Eurasiatica in contrapposizione con quella Europea, e sta fornendo armi al governo siriano oltre che protezione, come se la guerra interna fosse un conflitto in stile Guerra Fredda.
Evidentemente lo zar vuole rievocare i fasti della Russia del passato, il che significa imporre il potere della Russia e posizionarsi come legittimo concorrente del mondo occidentale.
Tuttavia, questa competizione è limitata alle repubbliche della ex Urss e alla Siria e non è - neanche lontanamente - globale come lo è stata la Guerra Fredda.
 

7. Il fallimento del reset: Mosca e Washington restano lontane
 


 

  • L'ex segretario di Stato Usa Hillary Clinton.
     

Il reset Usa-Russia è, anzi era, un progetto americano per la prima volta proposto nel 2009 dall’allora segretario di Stato Hillary Clinton per far ripartire le relazioni tra Washington e Mosca, che erano peggiorate sensibilmente durante l’amministrazione Bush.
OK SU IRAN E AFGHANISTAN. L’idea di base è che, per quanto i due Paesi siano storicamente ostili, hanno talmente tanti interessi comuni che una collaborazione è la strada migliore per entrambi.
Il reset ha funzionato per un po’: la Russia ha supportato le sanzioni a Teheran volute dagli Usa sul programma nucleare iraniano, Washington e Mosca hanno firmato un importante trattato sul disarmo nucleare e hanno collaborato nell'ambito della guerra in Afghanistan.
I PRIMI DISSAPORI NEL 2012. Il piano ha iniziato a scricchiolare nel 2012 con i dissapori sul conflitto siriano, quando i due Paesi si sono trovati a sostenere due parti diverse. A peggiorare le cose hanno contribuito il crescente nazionalismo in Russia e la preoccupazione negli Usa sulle violazioni dei diritti umani a Mosca e dintorni, soprattutto contro la comunità lesbo-gay. 
Il reset è definitivamente fallito nel marzo 2014 quando gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni economiche contro il Cremlino dopo l'annessione della Crimea.
 

8. Il paragone di Putin: «Crimea come il Kosovo»
 


 

  • Un contingente Nato in Kosovo. 
     

Putin ha più volte giustificato l’annessione russa della Crimea, paragonandola all’indipendenza del Kosovo dalla Serbia, sostenuta dall’Occidente nel 2008.
Secondo lo zar, quella di Mosca è stata una missione umanitaria giustificata dalle norme internazionali. Inoltre, dice lui, il confronto dimostra l'ipocrisia di Usa e Ue.
L'INTERVENTO DELLA NATO. Nel 1999, la Jugoslavia fu lacerata da una guerra civile che vedeva affrontarsi il governo serbo e la minoranza etnica di ribelli nella regione autonoma del Kosovo.
Le forze serbe si resero protagoniste di abusi e violenze contro i civili, e i Paesi della Nato le attaccarono per via aerea.
LA LOGICA ANTI-OCCIDENTALE. Il Kosovo e la Serbia hanno provato per nove anni a riconciliarsi, poi nel 2008 Pristina ha dichiarato l’indipendenza: l'Ovest la supportò, Mosca no.
Il paragone di Putin rientra nella sua logica anti-occidentale, basata sulla convinzione che Usa e Ue trattino la Russia in maniera ingiusta e che sia in atto una congiura volta a rimuovere qualunque governo sia vicino al Cremlino. 
 

9. L'obiettivo di Mosca: una Ucraina federale
 


 

  • Il palazzo del parlamento ucraino.
     

Dopo che i separatisti pro-Russia si sono impadroniti di edifici governativi nell’Est Ucraina, con il supporto del Cremlino, Mosca ha premuto sull'acceleratore della diplomazia. La condizione posta da Putin per la cessazione delle ostilità è che l’Ucraina si pieghi e adotti un sistema federale.
PIÙ CONTROLLO SULLE REGIONI. Con il sistema attuale, il governo filo-Ue potrebbe non essere incline a collaborare con Mosca. Con un sistema federale, i governi regionali avrebbero maggiore autonomia e poteri, e la Russia potrebbe ottenere quello che vuole semplicemente chiamando a raccolta i governatori regionali dell’Est vicini al Cremlino.
Queste regioni orientali hanno molte risorse naturali, come il carbone. Hanno inoltre fabbriche che producono attrezzature militari per la Russia.
UNA SOLUZIONE RISCHIOSA. Pur essendo in grado di calmare gli appetiti di Mosca, la soluzione federale rischierebbe di peggiorare ulteriormente la divisione politica già molto forte tra Est e Ovest, allontanando ancora di più la parte pro-Russia da quella pro-Europa.
 

10. L'abbattimento del volo MH17: i separatisti nel mirino
 


 

  • Resti del volo MH17 in Ucraina.
     

Giovedì 17 luglio, il volo MH17 della Malaysia Airlines è stato abbattuto mentre volava sull’area dell’Est Ucraina dove sono attivi i gruppi di separatisti russi, uccidendo tutte le 298 persone a bordo.
La Russia ha recentemente fornito ai ribelli un sistema di missili terra-aria sofisticato e a lungo raggio, noto come il Buk o SA-11.
L'OSTRUZIONISMO DEI FILORUSSI. I separatisti avevano abbattuto già altri due aeroplani che volavano alti, entrambi mezzi militari ucraini, nella settimana precedente. È probabile che i ribelli abbiano sbagliato a identificare il volo della Malaysia Airlines, scambiandolo per un mezzo militare e lo abbiano abbattuto.
I filorussi poi hanno bloccato l’accesso degli ispettori al luogo dell’incidente, inizialmente non permettendo che venissero rimossi i corpi, permettendo così agli sciacalli di rubare oggetti dai bagagli, poi conservando la scatola nera per diversi giorni prima di arrendersi e consegnarla.
USA E UE INASPRISCONO LE SANZIONI. Il conflitto si era già acuito, e l’Ucraina aveva recentemente ripreso il controllo di diverse città in mano ai ribelli, mentre la Russia riforniva i gli stessi di armi.
L’abbattimento dell’aereo ha portato gli Stati Uniti e l’Europa a imporre sanzioni ancora più dure e l’esercito ucraino ad accelerare i tempi del suo piano per sconfiggere i ribelli. Poi fallito per l'intervento, ad agosto, di Mosca.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Alfredo Iannuzzi 18/set/2014 | 12 :15

Per chi avesse voglia di documentarsi seriamente
http://www.nytimes.com/interactive/2014/02/27/world/europe/ukraine-divisions-crimea.html?smid=fb-nytimes&smtyp=cur&bicmp=AD&bicmlukp=WT.mc_id&bicmst=1409232722000&bicmet=1419773522000

Alfredo Iannuzzi 16/set/2014 | 10 :02

Si sono di parte
Perche' contrario ad una campagna di disinformazione messa su per giustificare un espansionismo politico e commerciale che rischia di portarci verso un nuovo conflitto mondiale dai risultati imprevedibili.
Con questo non dico che Putin e' un santo e che tutte le ragioni sono dalla sua parte, ma come ho detto qualche sana critica alla politica americana la leggiamo piu' sui loro quotidiani che sulla nostra stampa super-allineata e spesso disinformata

Daniele Limorio 15/set/2014 | 20 :07

Canoi non è semplicemente di parte, come Alfredo Iannuzzi, ma semplicemente mistifica i fatti.
Ritengo il commento di Canoi quantomeno ridicolo, visto che la Russia a firmato un trattato con l'Ucraina nel 1992, per la restituzione delle testate nucleari presenti sul suo territori impegnandosi a non alterarne i confini, vorrei far notare che Putin con 30.000 uomini privi di mostrine ma su mezzi sovietici ha di fatto già annesso la Crimea.
Chi sostiene che la colpa sia della Nato deve ammettere i fatti e capire che di fronte a cose così gravi per forza bisogna agire.
PS per Iannuzzi non era la Nato a fare la corte all'Ucraina ma il contrario e proprio dopo il 1996 anno in cui sono state restituite tutte le testate nucleari alla pacifica Russia.

Alfredo Iannuzzi 15/set/2014 | 19 :02

Pur non essendo drastico come Canoi
debbo ammettere che la vostra ricostruzione e' quanto meno partigiana.
Perfino giornali americani come Washington Post, NYT e l'inglese Guardian ospitano articoli di opinionisti di politica internazionale piu' obiettivi ed equidistanti di questa vostra analisi, per non parlare di esperti italiani di politica internazionale e militare di mia conoscenza che pubblicano su riviste specializzate le loro opinioni sulla situazione e le cause (e le conseguenze per noi europei) del conflitto in Ucraina in totale disaccordo con questa vostra ricostruzione... per inciso vorrei che consideraste che la NATO e le industrie Europee ed Americane del settore armamenti gia' da un po' di tempo (per quanto ne so per conoscenza diretta almeno da Maggio 2006) fanno la corte alla Ucraina indispettendo e preoccupando la Russia alla quale erano state date garanzie diverse circa la ulteriore espansione della NATO ad est .

Canoi 15/set/2014 | 14 :05

La vostra ricostruzione è completamente falsa. Non le date e i fatti, certo, ma la interpretazione è tanto faziosa che infastidisce. Non avete richiamato che tutto nasce da un colpo di Stato, utilizzando un gruppo paramilitare nazista, contro un Presidente (appena) regolarmente eletto sotto osservazione internazionale. Avete continuato indifferenti a tutto anche dimenticando qual è il nostro interesse nell'intera vicenda. Noi abbiamo interesse a consentire che i popoli si autodetermino con libere elezioni fossero anche per l'autonomia e/o l'indipendenza. Abbiamo interesse che tutti, ma proprio tutti si sentano sicuri e preservati da aggressioni dei vicini e/o lontani. Abbiamo interesse ad avere relazioni politiche, commerciali e militari amichevoli con la Russia così come con tutti quelli che rispettano l'autonomia la cultura e l'economia degli altri. La vostra ricostruzione descrive come "nemico" la Russia e Putin che nemico non è. Viviamo benissimo senza nemici veri e/o inventati. La vostra ricostruzione è così sconcia che si può giustificare solo se è a pagamento e in questo caso bisogna dire chi l'ha posta e magari per quanto. Avete cominciato proprio male il restyling.

Per scrivere un commento è necessario registrarsi oppure accedere con Twitter o Facebook: Loggati - Registrati

Dalla nostra HomePage
Csm, la riforma non elimina il potere delle correnti

Approvato il nuovo regolamento. Per il vicepresidente Legnini palazzo dei Marescialli diventa una «casa di vetro». Ma Galoppi (MI): «Si poteva fare di più»

prev
next