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Elisabetta Grandi

Vizi privati

Dinosauri yé yé

Un Paese over 70. E noi, i nipotini, ad aspettare una nuova favola.

di Elisabetta Grandi

editoriale
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La personalità istituzionale più attiva e più commentata la settimana scorsa è stato il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano (classe 1925, 85 anni) per il suo energico richiamo al valore dell’unità nazionale minacciata dai leghisti e non particolarmente sentita, sembrerebbe, dagli italiani, assai più impegnati a tirare la fine del mese che a celebrare solennità civili . Ma questo lo abbiamo visto in tivù e sui giornali. Mi è invece capitato di essere presente personalmente in due teatri milanesi dove si esibivano dei veri e propri dinosauri yé yé.
Al Nuovo, in Piazza San Babila, teatro strapieno alla prima di Mistero Buffo, storico spettacolo della coppia Fo-Rame, lui 84 anni, lei (ancora incredibilmente affascinante) 81. Anche il pubblico, qui, aveva un’età media non certo verde, e molti dovevano essere gli stessi ragazzi che stavano seduti per terra intorno a un Dario Fo 45 enne, all’Università Statale, nel 1969, quando Mistero Buffo nacque lì per lì, a chiusura di un’assemblea politica.
DIVI JURASSICI. Al Teatro Puccini, sala stipata fino all’inverosimile per l’ultima replica di Il mare con Paolo Poli, classe 1929, 81 anni, tenerissimo quando, nel bel mezzo di uno dei monologhi dello spettacolo, si ferma, guarda stranito il pubblico e si chiede ad alta voce «E adesso? Cosa devo dire?». Applauso pieno di affetto e lui subito ritrova l’attacco e vola veloce fino alla fine del pezzo.
Da citare, in area sportiva, il sorprendente ingaggio del 75enne Dan Peterson come coach dell’Armani Basket, che come per magia ricomincia a vincere, macinando canestri su canestri.
Mettiamo in lista, en passant, la vitalità non solo erotica del 74enne Silvio Berlusconi, giusto per chiederci se anche i suoi successi politici non siano lo specchio di una società di dinosauri molto yé yé in tutti i settori, dalle istituzioni all’industria, dall’università al teatro alla letteratura (vogliamo dimenticare il bronchitico e adorabile Andrea Camilleri?).
Un Paese di nonni che non solo non appendono le scarpe al chiodo, ma non smettono di indossarle e di stare in partita, mentre noi ci aggrappiamo a loro, come nipotini disorientati che chiedono ancora un’altra favola, per favore, per addormentarci sereni.

Venerdì, 14 Gennaio 2011


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