Peppino Caldarola

MAMBO

Nel Pd il renzismo non si cura con l'antirenzismo

Serve ritrovare il dialogo interno al partito. Basta com questo tafazzismo sterile.

di

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07 Marzo 2016

Matteo Renzi e Roberto Speranza

(© Ansa) Matteo Renzi e Roberto Speranza

Primarie a parte, lo scontro nel Pd è sempre fuori tono.
Le due parti si detestano, si disistimano, hanno paura una dell'altra. Per giunta entrambe recitano un vittimismo aggressivo e di maniera per convincere il pubblico di partito della malvagità del competitor. Potrebbe risolversi la questione con una macro-scissione, devastante per chi resta e per chi va. Ma anche in questo caso subitodopo nascerebbe un'altra opposizione. Così va la vita.
Il paradosso fondamentale della sinistra Pd è descrivere Renzi come un nemico assoluto (ormai va di moda dire che è peggio di Berlusconi) e tifare per la caduta del suo governo. Nessuno riuscirà mai a convincermi che se cade il governo del segretario del tuo partito, quest'ultimo o la sua minoranza possano guadagnarci qualcosa. Nell'Ulivo queste tafazzate hanno portato a sconfitte atroci.
UNA GUERRA CIVILE STERILE. Il paradosso del renzismo sta nella speranza che gli oppositori diventino come Matteo Orfini, cioè sodali, oppure vadano via. Anche questo è un calcolo sciocco non solo perché, come già scritto, nascerebbe una nuova opposizione, ma soprattutto perché Renzi verrebbe definitivamente consegnato al ruolo di nemico della sinistra, cosa che lo spingerebbe più a destra di quanto sia già disposto a rischiare.
Che fare, allora? La strada dell'accordo sui contenuti attraverso pazienti compromessi è una solida buona intenzione ma prima viene un'operazione politico-culturale da fare immediatamente e chi la farà vincerà l'intera posta.
Bisogna mandare in soffitta lo scontro criminalizzante renzismo/anti renzismo. Viviamo in un Paese in cui le identità si formano al contrario, per ragioni di emergenza, per fronteggiare un nuovo Attila.
Il Pd dovrebbe accantonare e buttar via questa modalità di contrasto. Il popolo dei democratici, nella sua parte meno radicalizzata, è stufo di questa modalità di confronto.
Il renzismo è cosa ancora in fieri in cui convergono intuizioni in linea coi tempi (basta con una inamovibile classe dirigente scuotere l'albero istituzionale, dare messaggi ottimistici a operatori e gente comune) e suggestioni decrepite (politica inutile a meno che non la faccia il leader, superamento destra-sinistra, distruzione di corpi intermedi).
SERVE UN PARTITO CHE DIALOGHI. Il renzismo può evolvere positivamente o degenerare, la partita è aperta e una opposizione che non demonizzi il premier non è una opposizione di comodo ma intelligente e riformista.
L'anti renzismo, a sua volta, non è il passato che non passa. Mediamente è composto da giovani coetanei di Renzi, che hanno valori di sinistra, compresi alcuni che andrebbero rivisitati e in qualche caso 'rottamati'.
Ma questa componente di sinistra è utile al Pd e al Paese, insultarla, toglierle cittadinanza è un errore non verso Speranza e Cuperlo ma verso l'Italia.
Toglietevi le magliette, ragazzi miei. Siete condannati a stare insieme e non si sta insieme se non ci si abitua l'uno all'altro.
Credo che Renzi, per fare un esempio, non dovrebbe favorire comitati referendari con Verdini and company.
Speranza e Cuperlo non possono stare in comitati in cui Renzi è trattato come un dittatore. Nessuna sordina alle critiche reciproche (vi fornirò argomenti) ma lasciate perdere questa coppia renzismo/anti renzismo.
Queste definizioni non aiutano a capire sia ciò che è accaduto sia che cosa accadrà.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

new zealand 07/mar/2016 | 12 :36

Primarie reali, non farsa
Anni fa le primarie del PD erano farsa, si sapeva chi doveva vincere. Oggi invece la battaglia è accesa, vera, a volte purtroppo con punte di scorrettezza: questo è per me onorevole per il PD e alla lunga il partito ci guadagnerà, sia perchè selezionerà una classe di dirigenti migliore, più dinamica e giovane, e sia perchè sarà più facile creare un meccanismo di rotazione e sostituzione delle persone, ai tempi di D'Alema-Bersani nemmeno lontanamente previsto.
Ci vuole tempo però per passare dal controllo dirigista che storicamente ha caratterizzato il PCI-PD, a un modello più dinamico del partito. Tempo, qualche errore e un pò di sofferenza. Ma è l'unica cosa sensata da fare.

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