Carlo Panella

Altro che Putin, Assad ha solo un padrone: l'Iran

Il comando della guerra in Siria è tutto di Teheran. Che ora punta a prendere Aleppo. E rafforzare la fascia sciita.

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25 Febbraio 2016

Bashar al Assad e Vladimir Putin.

(© Getty Images) Bashar al Assad e Vladimir Putin.

Bashar al Assad non concorda affatto con i termini della tregua siglata tra Stati Uniti e Russia e il Cremlino fatica a farglieli digerire.
La notizia, che proviene direttamente dal governo russo, smentisce clamorosamente tutte le analisi occidentali che vedono in fondo con favore l’intervento russo in Siria, ipotizzando che l’indispensabile apporto militare garantito da Putin al macellaio di Damasco possa servire da vincolo, da freno, da forte elemento di condizionamento della sua politica.
DIVERGENZE PUTIN-ASSAD. Così non è, come ha spiegato alla Tass Dmitry Peskov, dopo che il presidente russo Vladimir Putin ha parlato al telefono con Assad: «La visione della Russia sull'accordo per la tregua in Siria non coincide con quella di Damasco. Assad considera l'accordo definito da Stati Uniti e Russia come un passo importante per una soluzione politica della crisi in Siria ma ha confermato solo in parte la disponibilità del governo siriano a promuovere la tregua. Il dialogo fra Mosca e Damasco prosegue costante, ma le opinioni su ciò che sta accadendo e sulle prospettive per una soluzione politica sono simili ma non identiche. Ci sono differenze».
L'IRAN DETTA LA LINEA. In altre parole, Assad non accetta un cessate il fuoco, sia pure solo temporaneo, che escluda solo Isis e al Nusra, per la semplice ragione che non sta affatto combattendo - con la copertura aerea russa - essenzialmente contro queste organizzazioni, bensì contro le organizzazioni che si oppongono al suo regime sostenute dalla Turchia e dall’Arabia Saudita, inclusa la laica Free Syrian Army.
La ragione per cui Putin deve ammettere pubblicamente di non riuscire a imporsi su questo dittatore, oggi ridotto a fantoccio senza più forza militare propria che stava per soccombere, è presto detta. In Siria, come è ovvio, comanda chi combatte e vince sul terreno, non chi, comodamente, bombarda dall’aria. E sul terreno combattono e oggi vincono gli iraniani.
L’aviazione russa è indispensabile, ma sono i pasdaran iraniani, le milizie di Hezbollah e le milizie sciite irachene ad avanzare materialmente. E in una guerra la direzione politica è di chi combatte sul terreno.

La direzione della guerra in Siria non è di Mosca, ma di Teheran

Il presidente iraniano Hassan Rohani nel sito nucleare di Bushehr.

(© Ansa) Il presidente iraniano Hassan Rohani nel sito nucleare di Bushehr.

È una legge semplice e chiara. Obbligata.
La direzione e il comando della guerra in Siria non è affatto di Mosca.
È totalmente e unicamente nelle disponibilità e sotto il controllo di Teheran.
Dunque, il fantoccio Assad obbedisce solo e unicamente all’Iran, dalle cui forze armate, una sorta di “Internazionale sciita”, si sente a tal punto protetto e garantito da avere la forza di respingere le pressioni persino di Putin.
UNA RIABILITAZIONE PERICOLOSA. Questi - il comunicato di Peskov è imbarazzante - è entrato nella crisi siriana non motu proprio, non perché chiamato da Assad e coinvolto dalla regia iraniana della crisi, attraverso il generale dei Pasdaran Qassem Suleimani, capo della divisione al Qods, non appena lo sconsiderato accordo sul nucleare ha ridato piena dignità internazionale (e 150 miliardi di dollari scongelati) al regime degli ayatollah.
È l’ennesima conferma di un fatto colpevolmente ignorato dai tanti fautori di una riabilitazione dell’Iran quale baricentro di una possibile stabilizzazione del Medio Oriente.
FATTORE DI DESTABILIZZAZIONE. In realtà, è l’Iran a sviluppare da un decennio una brillante politica di destabilizzazione del Medio Oriente che inizia col suo programma nucleare, con il lancio di missili da Gaza (i vettori lanciati da Hamas così come gli istruttori dei suoi miliziani sono iraniani), continua con la polveriera libanese del 2006 e il raggiungimento da parte di Hezbollah di un ruolo egemonico sul governo, passa per la politica settaria del governo sciita iracheno di Nuri al Maliki, l’indispensabile supporto al soccombente Assad a fronte della rivoluzione popolare scoppiata nel 2011 e infine si conclude con la rivolta Houthi e il tentato colpo di Stato nello Yemen.
ALEPPO NEL MIRINO. È una strategia che vede oggi l’Iran giocare sì un ruolo chiave in Libano, Siria, Iraq e Yemen (e Gaza), ma solo in quanto è l’agente principale, manu militari, della distruzione dell’equilibrio precedente. Sempre come causa agente delle crisi, mai come possibile soluzione.
In questo contesto, tornando alla tregua Usa-Russia su Aleppo, Teheran non intende oggi assolutamente perdere l’occasione che ormai vede a portata di mano: riconquistare la città, allargare quindi a tutta la fascia occidentale della Siria la propria egemonia militare e quindi politica, e rafforzare quella grande “fascia sciita” che si estendo ora dalle rive del Mediterraneo sino ai confini dell’Afghanistan.
TREGUA DESTINATA A FALLIRE. Per questo, c’è da scommetterci, la tregua siglata da Kerry e Lavrov non verrà implementata se non in modo drammaticamente parziale. Fallirà.
E allora gli Usa dovranno decidere che fare. Dovranno mettere in atto un piano B. Che non hanno.
Oppure dovranno infine, dopo molte tergiversazioni, cedere alla richiesta fortissima di Turchia, Qatar e Arabia: dare piena copertura al loro ingresso boots on the ground in Siria e alla costituzione di una no fly zone nel Nord-Ovest del Paese.
Una mossa che prefigura uno scontro indiretto per interposti eserciti alleati tra Mosca e Washington. Risultato ineluttabile della fallimentare strategia mediorientale di Barack Obama.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

adl 25/feb/2016 | 20 :20

TALUNI SOSTENGONO....................
- Che siano Arabia Turchia e Qatar ad agire militarmente per la supremazia sunnita portata avanti anche con la minaccia nucleare nell'area che avrebbe potuto o potrebbe essere usata anche per la tentata spartizione della Siria .............
- Altri invece come lei e Benjamin Netahnyau, dicono che è tutta colpa dell'Iran e delle sue mire espansionistiche nell'area............
- Altri ancora danno invece colpa alla Russia di Putin...........
- Altri ancora incolpano l'America ed Israele..............
IL TOTALE E' COMUNQUE UNO ED UNO SOLO E SI CHIAMA "GUERRA MONDIALE".
FORTUNA vuole che in Italia parlamento e RAI si sono sollazzati amabilmente con questioni attinenti all'amore GAY, e come l'asin bigio CARDUCCIANO ........."tutto quel chiasso ei non degnò di un guardo, e a brucar serio e lento seguitò" !!!!!!!!
Nel durante la Francia si è foxxuta un pezzo di mar Tirreno alla facciaccia nostra e dei pescatori sanremesi, dei quali tutti se ne foxxono e che ahi loro, guarda caso, non avevano neanche i nastri arcobaleno sui pescherecci !!!

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