Peppino Caldarola

MAMBO

Berlusconi re Mida al contrario con Parisi e Bertolaso

Dove tocca fa danni. E il caso tangenti rovina tutto a Milano. La destra ormai non c'è più.

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18 Febbraio 2016

Guido Bertolaso e Silvio Berlusconi.

(© Ansa) Guido Bertolaso e Silvio Berlusconi.

Per carità di patria taccio sulle nomine Rai del premier (ops: di Antonio Campo Dell’Orto, scusate) se non per far notare a chi si sorprende come si possa passare da una posizione curiosa e indulgente verso Matteo Renzi a una dichiaratamente ostile, che non c’è un solo impegno che sia stato mantenuto da costui.
Vedete l’ultimo “scandalo”.
Altro che via i partiti dalla Rai, in Rai entrano gli amici del “Giglio magico”.
Erano meglio i partiti, allora.
MOLTI MEGLIO DI DARIA. La collega Daria Bignardi conduceva un divertente programma su La 7 con pochi ascolti ed è stata preferita a molti candidati migliori di lei.
Soprattutto ad Andrea Salerno, geniale autore e dirigente Rai nonché “complice” dell’altrettanto geniale Zoro per Gazebo.
Ricordo un bel corsivo di Fortebraccio su l’Unità che prendeva in giro, credo, Tanassi il quale, secondo il vecchio Melloni, trovandosi alle spalle di una comitiva di turisti in gita al Pincio e sentendo dire «Ma che bel posto!», urlò subito: «Lo prendo io». Pare di sentire Renzi.
LE SFORTUNE DI SILVIO. Il tema che vorrei invece proporre riguarda le sfortune del centrodestra e di Silvio Berlusconi che è ormai un re Mida alla rovescia.
Il povero vecchio sembrava, e così pareva anche a me, aver azzeccato la mossa che poteva metterlo in corsa per le elezioni amministrative 2016 di Milano e Roma.
Da una parte con Stefano Parisi, cioè uno simile a Beppe Sala così da poter attrarre lo stesso elettorato con il fascino anche dell’ex socialista che ricorda sempre ai suoi che gli ex comunisti, non alcuni malandrini, sono stati gli assassini del Psi.
Nella Capitale sembrava salire la stella di “Arfio” Marchini.
BERTOLASO NON PIACE. Invece, tanto per rammentare, a Roma una giovane donna incomprensibilmente decisiva nel suo campo (Giorgia Meloni) silura il nipote del mecenate del Pci e poi si accoda su Guido Bertolaso.
Quest’ultimo è inviso a molti personaggi della destra e soprattutto a Francesco Storace che è convinto di poter fare il sindaco di Roma (ritirarsi no, dopo una così lunga carriera?).
Il risultato è che Bertolaso non solo dovrà vedersela con la propria immagine mascariata dai processi, ma soprattutto con camerati e affini che non lo vogliono.
PARISI, PORTI SFIGA? A Milano a Parisi sembrava essere andata meglio.
Ha dichiarato soddisfatto, annunciando il suo “sì”, che il riferimento della sua azione sarà la maggioranza che sostiene il governo della Regione Lombardia.
Portasse sfiga? La Regione Lombardia e il suo governo, a cominciare dal presidente, devono fare i conti con uno scandalo gigantesco.
Quel che colpisce di questo scandalo è la fretta di Bobo Maroni e Matteo Salvini di scaricare il presunto colpevole a casa del quale, peraltro, secondo le cronache, sarebbe stata trovata traccia di tangenti.
Accade così al povero Parisi di dover iniziare la sua corsa con un’improvvisa e quasi impossibile salita.
MILANO LADRONA. Il suo alleato principale, perché dispone di molti voti, deve affrontare il “caso Maroni” (si dimetterà, non si dimetterà?) e l’opinione pubblica moderata che aveva pensato a lui come a un buon candidato dovrà fare i conti con “Milano ladrona”.
La partita torna a restringersi ai grillini e al Pd e, a Roma, all’outsider Marchini.
L’Italia da tempo è senza destra. Ah, dimenticavo che ci sono i cinque stelle!


Twitter @giuseppecaldaro

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