Peppino Caldarola

MAMBO

Bersani e Speranza hanno deliri di onnipotenza

Sulla legge elettorale sbagliano completamente approccio. Questa ossessione rischia di ritorcersi contro di loro.

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22 Settembre 2016

Pier Luigi Bersani (a sinistra) con Roberto Speranza.

(© Ansa) Pier Luigi Bersani (a sinistra) con Roberto Speranza.

Nella testa di Matteo Renzi il passaggio parlamentare del 21 settembre forse funzionava così: visto che l’Alta corte aveva scelto di rinviare la decisione sull’Italicum a dopo il referendum, la mozione di maggioranza che accettava l’ipotesi di cambiarlo avrebbe potuto produrre il fatto politico nuovo.
Non era un calcolo sbagliato. In fondo la Corte aveva saggiamente deciso il rinvio.
Perché decidere prima di sapere se il Senato sarebbe stato quello attuale o quello riformato? Perché decidere, entrando di fatto nella contesa referendaria, invece di prendersi il tempo per una sentenza super partes?
L'ERRORE DELLA MINORANZA. In verità la decisione della Corte avrebbe semplificato il lavoro delle forze politiche, riammettendo nel gioco delle ipotesi alcune scelte da fare per una nuova legge elettorale ed escludendone altre. Comunque è andata così e Renzi, posto di fronte a un Movimento 5 Stelle che con una giravolta da étoile attempata sceglieva di tornare al passato, ha pensato di incastrare la sua minoranza.
Non ci è riuscito. La minoranza, quella rappresentata da Roberto Speranza e Pier Luigi Bersani, dai quali si è da tempo distaccato Gianni Cuperlo, ha un vero e proprio delirio di onnipotenza.
Secondo i miei canoni interpretativi (fragili, come è ovvio), ha dimenticato la politica.
Speranza e Bersani, o viceversa, avrebbero potuto incassare il via libera di Renzi sul cambiamento della legge e subito dopo presentare la propria proposta. Invece hanno fatto esattamente il contrario, cosa che li ha legittimati a dire che la mozione renziana era «aria fritta».
UNA BELLA LEGGE NON ESISTE SENZA VOTI. Qui c’è un punto in cui si smarrisce la politica. Diciamolo così (e vorrei richiamare l’attenzione del raffinatissimo politico Massimo D’Alema): se un gruppo di professori propone una legge elettorale nuova di zecca, la offre al dibattito politico e poi torna agli affari universitari correnti.
Se un gruppo politico, parte di un partito, elabora una dignitosa proposta di legge elettorale non può depositarla e vedere come va.
Le regole elementari della politica suggerirebbero, in verità imporrebbero, che su quel progetto, preventivamente o anche poco dopo, si costruisse un consenso. Detto più banalmente, si tratterebbe di vedere se su quel progetto ci sono i voti. Anche il più bel disegno di legge non esiste se non ha voti.
Speranza e Bersani, con Miguel Gotor, invece dicono a Renzi: questa è la nostra proposta, prendere o lasciare. Se prendi forse votiamo 'sì' al referendum (D’Alema permettendo), se non prendi restiamo sul 'no'. E che ragionamento è?
«O COSÌ O NON GIOCHIAMO PIÙ». Il mondo politco italiano sulle leggi elettorali ormai è ultra-diviso, dopo la sciagurata scelta di Silvio Berlusconi di affossare l’ottimo Mattarellum.
I grillini ormai sostengono tutte le leggi che non sostengono gli altri. Non hanno fretta di vincere. Se il vostro candidato fosse Luigi Di Maio avreste fretta?
La sinistra radical avrebbe simpatia per il proporzionale, ma non lo dice.
La destra non sa quello che vuole, almeno finora.
Renzi vorrebbe maggioritario e ballottaggio, poi su come delimitare i confini della legge è pronto discutere.
In tutto questo che fa la sinistra Pd? Dice: o si fa come dico io o non giochiamo più.
Ecco, non giochiamo più.
L'AUTO-SEQUESTRO DELLA CLASSE POLITICA. È questa la frase che molti italiani possono essere indotti a pronunciare di fronte a una discussione, per lo più astrusa, che divide le forze politiche e non fa capire quello che ciascuna vuole e se quello che vuole lo vuole davvero o solo per oggi perché domani è un altro giorno.
Stiamo pagando il prezzo di un auto-sequestro della classe politica, prigioniera di politologi e costituzionalisti un po’ matti (quasi pericolosi ormai), che continua a pensare di poter trovare nella legge elettorale la formula magica per vincere le elezioni e governare il Paese.
Io sarò antico, ma penso che la formula magica sia prendere più voti degli altri. Anzi, molti di più.
E parlando di legge elettorale non solo non se ne prendono, ma probabilmente si perdono.


Twitter @giuseppecaldaro

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