Peppino Caldarola

MAMBO

Boschi, dopo Etruria è meglio se vai a casa

Sembra più un personaggio da Consiglio comunale che un esponente del governo.

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11 Gennaio 2016

Matteo Renzi e Maria Elena Boschi.

(© Ansa) Matteo Renzi e Maria Elena Boschi.

Molti, ed io fra questi, avevano apprezzato la ministra Boschi in questi mesi.
Non tanto per i contenuti della sua azione di governo, la “sua” riforma è necessaria ma discutibile, quanto per lo stile che aveva impresso alla sua presenza pubblica così confliggente con la guasconeria del suo ”principale”.
Non so se questi molti, come penso che siano stati, siano rimasti dello stesso avviso, io no. La vicenda della Etruria ha rivelato gravi limiti di atteggiamento e un affievolimento severo del senso dello Stato che si richiede a un ministro della Repubblica, soprattutto se dichiara di essere interprete di una politica nuova.
ETRURIA, TROPPI LEGAMI COI BOSCHI. Più volte mi è capitato di censurare il fatto che Renzi e Boschi abbiano ai primi accenni del caso Etruria dedicato più tempo e parole per difendere e compiangere i loro genitori rispetto ai danneggiati dalla débâcle della banca, frutto non di una catastrofe naturale ma dell’insipienza degli amministratori, fra cui papà Boschi.
Nel parlamento la ministra con cipiglio ha difeso l’onorabilità del padre così come Berlusconi difendeva la propria, pretendendo di essere creduta/o sulla parola. Non c’è dubbio, per me, che in questo caso l’unico atteggiamento possibile avrebbe (o sarebbe? Dubbio sintattico!) dovuto essere il silenzio accompagnato dalla classica frase: «Ho fiducia nella magistratura».
Due giorni fa, in una intervista al Corriere della Sera, Boschi, come hanno sottolineato alcuni deputati della sinistra del Pd, ha mostrato di conoscere bene la situazione pregressa della banca Etruria, polemizzando su una pretesa intenzione di fonderla, del governatore di Bankitalia con la Popolare di Vicenza. È apparso evidente che la signora ministra sa cose che altri non sanno, ovvero che la banca era cosa di famiglia, della sua famiglia.
Ancora una volta ha sbagliato. Non solo rivelando di essere più informata di quanto sarebbe necessario, ma soprattutto con un nuovo intervento a giustificazione del gruppo dirigente della banca di cui aveva fatto parte suo padre. Potrebbe trattarsi di un peccato veniale. Tuttavia, come nel caso di Quarto e della sindaca grillina, gli epuratori non possono permettersi sbavature.
UNA MINISTRA PICCOLA PICCOLA. Se vantano un primato morale, lo devono effettivamente detenere sennò devono andare a casa.
La delusione che ha provocato la ministra Boschi non è cosa da poco. Questa classe dirigente è abbastanza deludente sul piano culturale e sul piano del senso dello Stato.
Stranamente questi virgulti democratici vengono da famiglie democristiane, dove al netto di alcune degenerazioni, sono cresciuti personaggi importanti o minori che il senso dello Stato lo avevano.
Invece la Boschi si è rivelata , per dire così, piccina-piccina, personaggio da periferico Consiglio comunale più che esponente del governo della Repubblica. Il tema della sua permanenza al ministero è legato alla inchiesta giudiziaria sulla banca e all’eventuale coinvolgimento del suo intraprendente padre.
Tuttavia se non riesce a darsi uno status da ministra, salti un giro e vada a casa.

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