Lia Celi

SPIRITO ASPRO

Bowie insegna: si può essere eroi per un giorno, artisti si è sempre

Una notizia che ci ha lasciati increduli. E invece David se ne è andato davvero.

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11 Gennaio 2016

David Bowie in 'L'uomo che cadde sulla Terra' di Nicolas Roeg, il suo primo film al cinema.

David Bowie in 'L'uomo che cadde sulla Terra' di Nicolas Roeg, il suo primo film al cinema.

C'è stato chi, sviato dalla notizia riportata da un sito semi-automatico, aveva subito twittato: «Bowie morto: è una bufala della Rete», e tutti abbiamo sperato che fosse proprio così.
Di divi «morti» perfettamente in salute ce n'è a bizzeffe su Google. Perché, no, eh, proprio adesso no, David Bowie dobbiamo tenercelo stretto.
Non solo perché a 69 anni (i nuovi 49!) ha appena pubblicato un album innovativo e raffinatissimo come Blackstar e ha un musical in scena a Broadway. Ma soprattutto perché in questa epoca oscura, confusa, con preoccupanti sussulti di passatismo, le icone rock degli Anni 60-70 - Bowie, Mick Jagger, Keith Richards, i due Beatles superstiti, Paul McCartney e Ringo Starr - sono come le rovine di Palmira, come i Buddha di Bamiyan. Monumenti nel deserto del conformismo e della pavida mediocrità dilagante, anche fra i giovani, in preoccupante bilico fra infantilismo protratto e imbabbionimento precoce.
UN MONUMENTO DA PRESERVARE. Monumenti impressionanti nella loro intrepida grandezza senza tempo, depositari, sulle soglie della vecchiaia, dell'essenza più vera della gioventù: il coraggio eversivo e a tratti beffardo, la curiosità spericolata, l'assoluta fiducia nel proprio corpo, nella sua capacità di essere manifesto, opera d'arte, strumento musicale, laboratorio sperimentale di ogni esperienza comprese quelle più estreme.
Ce ne sono rimasti pochi al mondo, vanno preservati a tutti i costi perché non possiamo rinunciare a nessuno di loro. Nemmeno a Ringo, figuriamoci all'immenso autore di Space Oddity e China Girl.
E invece David Bowie ci ha lasciato per davvero, «è morto in pace dopo 18 mesi di lotta contro un tumore», come si legge nei necrologi di tante persone meno importanti, meno glamour, che nemmeno nei loro anni migliori avevano mai avuto un doppio extraterrestre di nome Ziggy Stardust.
Ma anche il tumore, in questa sua ambigua e ancora non del tutto compresa natura mutante fatta di cellule ribelli, è un alieno che vive fra noi, un ultracorpo che può insinuarsi dentro di noi e colonizzare i nostri organi pezzo a pezzo fino a ucciderci.
Loving The Alien, del 1984, è una delle canzoni più alte e più incredibilmente attuali di Bowie, perché parla di quella mutazione del pensiero umano chiamata religione che ci fa «credere nell'incredibile», di «Templari e Saraceni che percorrono la Terrasanta leggendo telegrammi» e di «terrore in un piano ben studiato».
IL VERO ALIENO VIVE NELLA NOSTRA TESTA. Il brano, spiegava Bowie, nasceva «dalla sensazione che gran parte della storia sia sbagliata, dal momento che viene riscritta continuamente, e che ci basiamo troppo sulle errate conoscenze che abbiamo accumulato».
E si chiedeva come fosse possibile che per un «libro sacro», notoriamente coacervo di traduzioni errate e malintesi, fossero morte tante persone. Si riferiva alla Bibbia, ma vale per tutte le collezioni di fossili mentali, sacralizzate dal tempo e dal sangue, di cui l'uomo si serve ancora come alibi per opprimere popoli e generi considerati inferiori. «Niente per cui uccidere o morire, e nemmeno nessuna religione», aveva sintetizzato Lennon 13 anni prima, in una canzone che oggi capita di sentire perfino in chiesa.
Il vero alieno non è il glitterato e seducente Ziggy che vive fra le stelle, ma è già sulla terra, nella nostra testa, da millenni, e da millenni non lo temiamo, anzi, ci sforziamo di renderlo parte di noi, a prezzo di morte e dolore.
Abbiamo perso un artista che era capace di dirci anche questo, in un brano da ballare in discoteca, da guardare in un clip su Mtv.
Canzoni come le sue e quelle di Lennon facevano sembrare più vicino il felice giorno in cui il mondo non avrebbe avuto più bisogno di eroi, ma solo di artisti.
Si può essere eroi solo per un giorno, diceva Bowie. Ma si è artisti per sempre.

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