Franco Moscetti

FACCIAMOCI SENTIRE

Cara ricercatrice, non sputi nel piatto dove ha studiato

Fa discutere il post di D'Alessandro contro il ministro Giannini. Ma se i cervelli in fuga sono così bravi è anche merito del nostro sistema scolastico. Replica e controreplica: «La denuncia? Facile ora perdere la memoria».

di

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15 Febbraio 2016

Il ministro dell'Istruzione Stefania Giannini.

(© Ansa) Il ministro dell'Istruzione Stefania Giannini.

Il giorno prima di San Valentino una brillante ricercatrice che risponde al nome di Roberta D’Alessandro ha scritto un post “al fulmicotone” contro il ministro dell'Istruzione Stefania Giannini, colpevole di essersi complimentata tramite social con la ricerca italiana per il numero di borse di studio ottenute, in particolare dalle nostre ricercatrici in ambito internazionale.
D’Alessandro, infatti, con i colleghi Francesco Berto e Arianna Betti è tra i vincitori del prestigioso bando europeo Erc Consolidator.
 

Ministra, la prego di non vantarsi dei miei risultati. La mia ERC e quella del collega Francesco Berto sono olandesi,...

Pubblicato da Roberta D'Alessandro su Sabato 13 febbraio 2016


Il ministro Giannini concludeva entusiasticamente il suo post con i complimenti, dando l’impressione alla D’Alessandro di volersi appropriare dell’ottimo risultato da lei raggiunto.
 

Un'altra ottima notizia per la ricerca italiana. Colpisce positivamente il dato del numero di borse totali ottenute dai...

Pubblicato da Stefania Giannini su Venerdì 12 febbraio 2016


Senza troppi peli sulla lingua l’interessata si è «dissociata dall’Italia» dove sarebbe rimasta volentieri qualora nei concorsi pubblici avesse potuto far valere le sue doti, mentre ha sciorinato via Facebook alcune situazioni specifiche dove i concorsi sarebbero stati vinti da persone meno qualificate di lei.
In particolare al Politecnico di Milano, alla Statale e a L’Aquila.
«OLTRE IL DANNO LA BEFFA». «Abbia almeno il garbo di non unire il danno alla beffa e di non appropriarsi di risultati che italiani non sono», ha sentenziato la ricercatrice.
Che nei concorsi universitari italiani il vizio della raccomandazione sia ancora in voga è una verità difficilmente contestabile.
D’Alessandro non ha fatto altro che mettere il dito nella piaga dell’assenza di meritocrazia che esiste da troppo tempo nel nostro Paese, il cui modello è fortemente basato sull’aspetto relazionale anziché, appunto, meritocratico.
Credo che sarebbe tempo perso discutere questo aspetto che va purtroppo avanti da diverse generazioni.
LA LAUREA? PRESA IN ITALIA. Si dà però il caso che la dottoressa D’Alessandro si sia laureata con 110 e lode in Letteratura e Lingue straniere non in un altro continente, ma all’Università dell’Aquila prima di ottenere una serie di specializzazioni all’estero sempre con il massimo dei voti.
Si tratta quindi di un reale talento al quale però non può sfuggire che, comunque, l’Italia un contributo al suo successo l’ha dato.
L’Università degli Studi dell’Aquila è pubblica, finanziata dallo Stato, quindi con le tasse pagate da tutti i contribuenti.
INSEGNAMENTO NON COSÌ MALE... La qualità dell’insegnamento non deve essere poi così male se la formazione ricevuta le ha permesso di affrontare le varie specializzazioni all’estero e di vincere poi il prestigioso bando europeo di cui abbiamo già parlato.
La ricercatrice, sicuramente forte del suo talento personale, ha comunque potuto competere con altri talenti stranieri anche in virtù della formazione ricevuta nella scuola materna, elementare, media, superiore e universitaria del nostro Paese.
Lungi da me l’idea di sottovalutare quello che può succedere negli italici concorsi pubblici.

Quelle sue proteste sono (in parte) ingenerose

La ricercatrice Roberta D'Alessandro, autrice dello ''sfogo'' contro il ministro dell'Istruzione Stefania Giannini.

(© Facebook) La ricercatrice Roberta D'Alessandro, autrice dello ''sfogo'' contro il ministro dell'Istruzione Stefania Giannini.

Capisco la rabbia di chi ritiene di essere stato vittima di una ingiustizia.
Avendo però l’interessata raccontato tre casi specifici, spero che la magistratura possa intervenire per accertare tutte le eventuali responsabilità punendo i colpevoli e contribuendo a stroncare questo malcostume.
Come contribuente che paga le sue tasse, trovo però ingeneroso il suo atteggiamento, almeno in parte.
Premetto anche che non mi fa piacere (sempre da contribuente) aver finanziato la formazione di una bravissima ricercatrice affinché possa lavorare per il Paese dei tulipani che se la sono così trovata ben formata, su un piatto d’argento e completamente gratis.
Un Paese non è però rappresentato da un post su Facebook di una persona, per quanto autorevole, come il ministro dell’Istruzione.
I politici passano e il Paese resta.
DENUNCIA TARDIVA. Avrei letto con piacere la sua denuncia nel momento in cui si sono presentati i tre casi citati.
L’avrei percepita come contribuito al miglioramento del Paese e anche un contributo a fare chiarezza.
Trovo invece troppo facile dire «l’Italia non ci ha voluto» o parlare di «risultati che italiani non sono».
Da italiano è un’accusa che non credo di meritare e naturalmente come me tantissimi altri che fanno per intero il proprio dovere in modo corretto.
Un conto è avercela con gli attuali governanti (cosa peraltro più che legittima), un conto è “sputtanare” tutto un Paese.
NESSUNA GRATITUDINE. Nessuno discute, e tantomeno io, la bravura dell’interessata e neanche il fatto che possa essere stata vittima di «concorsi truccati» (cosa ovviamente da appurare), ma perché non ricordarsi anche di un pizzico di gratitudine nei confronti del sistema educativo italiano che proprio lei sta confermando non essere poi così tutto da buttare come un dilagante populismo cerca di far credere?
Detesto chi va all’estero a parlare male del proprio Paese con generalizzazioni che ne penalizzano la parte sana.
Che l’Italia abbia tanti, troppi, problemi da risolvere è cosa evidente.
Occorre però impegnarsi per migliorarla andando anche all’estero a fare le esperienze necessarie, ma poi tornare per contribuire al ricambio generazionale della classe dirigente.
RICEVERE? BISOGNA PURE DARE. Non si può ricevere soltanto, bisogna anche dare e contribuire alla costruzione di condizioni migliori per le future generazioni.
La storia della D’Alessandro è anche la storia di un individualismo tutto italiano che ci vede armati l’uno contro l’altro senza mai riconoscere il bene comune.
Il merito è tutto mio, tutto il resto è colpa del sistema.
Dobbiamo certamente operare affinché anche in Italia si affermi la meritocrazia, ma nel frattempo anche questo è un atteggiamento da modificare.


Twitter @FrancoMoscetti

© RIPRODUZIONE RISERVATA

buonascuola 18/feb/2016 | 01 :49

Gratitudine di che???
eh no caro Franco Moscetti! Gratitudine di che??? La ricercatrice ha studiato in Italia, ci ha messo il suo talento, ha pagato tasse universitarie molto costose e non trova uno sbocco professionale adeguato e coerente ai suoi studi!
E sono migliaia i giovani italiani diplomati o laureati che non trovano lavoro in Italia. Solo nel 2014, NOVANTAMILA under 40 hanno lasciato l’Italia con destinazione Regno Unito, Germania, Svizzera... E, fra i laureati, A TRE ANNI DALLA FINE DEGLI STUDI SOLO IL 53% LAVORA. È il dato peggiore della UE dopo la Grecia.
L’Italia spende per l’istruzione dei giovani e poi li lascia disoccupati o li costringe a cercarsi lavoro e futuro e altrove: e questo sarebbe il “grande paese” di Renzi!!!

kensan 15/feb/2016 | 14 :11

Questo sistema che premia i più corrotti non porta certo gente valida nel sistema della ricerca italiana. Non vedere il livello estremo di nepotismo, clientelismo, mafiosità che ha raggiunto la Ricerca italiana è (probabilmente) essere ben integrati col Sistema.

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