Vincenzo Imperatore

LO SPORTELLO

«Centrale rischi», la fasulla minaccia delle banche

«Pagate o vi segnaliamo ''a sofferenza''», dicono ai clienti. Ma è solo una menzogna.

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08 Gennaio 2016

Milano: sede della Banca d'Italia.

Milano: sede della Banca d'Italia.

Non si fermano ancora.
Nonostante ormai l’opinione pubblica stia metabolizzando la consapevolezza di essere spesso di fronte ad arroganti truffatori, la Casta delle banche continua imperterrita a dimostrare i propri deliri di onnipotenza.
Tanti subiscono minacce.
«Se non fa un versamento per rientrare nei limiti del fido concesso, le revochiamo la linea di credito e la segnaliamo alla Centrale rischi», salvo verificare poi che quel fuori fido era stato determinato dall’addebito delle competenze trimestrali calcolate in base a tassi di interesse usurai.
«CHIEDA I SOLDI AL MARITO». E ancora: «Se non ha i soldi per mettere a posto la posizione li chieda all’azienda di suo marito altrimenti revochiamo i fidi pure a lui», salvo poi verificare che quei prestiti erano stati concessi, come visto nelle storie raccontate nel libro Io vi accuso, con gravi responsabilità in termini di esercizio abusivo e tecnicamente errato del credito.
Sono intimidazioni fatte anche dal semplice cassiere che, forte della sua posizione psicologicamente dominante di “bancario”, offende, umilia e talvolta ridicolizza il cliente utilizzando pressioni basate su bugie e incompetenza, che inducono lo stesso a rivolgersi agli usurai “di strada” per onorare il debito.
CENTRALE RISCHI? MACCHÉ... La menzogna che ancora oggi le banche utilizzano maggiormente come minaccia è, appunto, la «segnalazione alla Centrale rischi».
Un vizio che non intendono perdere, anche perché a loro non costa nulla dirla: non corrono alcun rischio legale.
Una volta per tutte è importante spiegare che la 'Cr' è stata creata dalla Banca d’Italia solo per consentire agli istituti di valutare la solvibilità di chi richiede il credito e abbattere i «rischi», appunto, nel prestare denaro.
Possono, pertanto, esservi segnalati anche gli affidati, come si dice in gergo, «corretti».
È UN UTILIZZO DISTORTO. Quindi la «segnalazione» (ancor meglio, la «minaccia di segnalazione» per evidenziare nella banca dati anomalie e irregolarità nel comportamento del cliente affidato) viene usata dal sistema del credito in maniera distorta, come strumento di pressione ed estorsione per costringere la vittima-cliente al pagamento di somme talvolta non dovute.
La Centrale rischi - cosi come altre banche dati tipo Crif, Experian, eccetera - è un istituto, unilaterale e discrezionale, che non trae origine da norme di legge, ma che se utilizzato in maniera subdola e strumentale provoca l’esclusione del soggetto o dell’azienda segnalata dal mondo del credito legale.
Insomma, i «rischi» per il segnalato sono molto più gravi rispetto al fine per il quale essa è stata creata e chiamata così.
SOLO PER CONCLAMATA INSOLVENZA. I bancari, inoltre, utilizzano frequentemente, come fosse un mantra, anche l’espressione «ti segnalo a sofferenza in Centrale rischi» senza sapere (o forse lo sanno benissimo) che tale procedura è prevista solo per soggetti in stato di «conclamata insolvenza» ovvero per una «impotenza strutturale e non soltanto temporanea di una azienda a soddisfare regolarmente i debiti, a causa del venir meno della liquidità e del credito necessario per far fronte alle attività».
Nulla di più, ma soprattutto nulla di meno.
«La mia azienda non era in condizioni finanziarie così deteriorate eppure il direttore mi ha paventato più volte questa pesante ipotesi», mi raccontano spesso piccoli imprenditori che seguo per la ristrutturazione del debito.
MENTIRE È ALLA BASE DEL FARE BANCA. È inutile sorprendersi: la menzogna e la minaccia sono alla base del fare banca.
Lo stato di insolvenza è cosa ben diversa da una situazione di momentanea crisi di liquidità che, comunque, va dimostrata al giudice con competenza e professionalità attraverso l’analisi dei bilanci, la gestione della dinamica incassi-pagamenti, la verifica dell'esistenza di ripetute e sostanziali pregiudizievoli.
UN ESEMPIO DI SPIETATA REAZIONE. A tal proposito vale la pena far vedere che tipo di reazione ha una grande banca del Paese quando un imprenditore che non è assolutamente in stato di conclamata insolvenza e che ha un debito residuo di circa 35 mila (comprensivo di interessi presumibilmente usurai) non può accettare (altrimenti altera i suoi equilibri finanziari) un piano di rientro in 17 rate da 1.500 euro con un versamento inziale di 8 mila euro.
Quell’imprenditore non scappa, ma propone un rientro in 20 rate (solo tre in piu rispetto a quelle previste dalla banca) da 1.500 euro e una rata iniziale di 3 mila euro (anziché 8 mila euro: una differenza di soli 5 mila).
«COSTRETTI A PRENDERE INIZIATIVE». La risposta è questa: «Vi preavvertiamo che, in difetto di pagamento entro e non oltre il termine sopra indicato, ci vedremo costretti a prendere nei vostri confronti le iniziative giudiziali che riterremo più opportune per conseguire il recupero del nostro credito e che procederemo con il passaggio a sofferenza della vostra posizione».
I reati commessi dalle banche non si “limitano” alla minaccia e la menzogna.
Sono numerosi, più gravi, spesso non sanzionati.
E finché non si mette mano al codice in modo da invertire questa tendenza, il loro strapotere non si attenuerà mai.


Twitter @VincenzoImpera1

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