Lia Celi

SPIRITO ASPRO

Colonia, quel profumo di libertà che ci fa sentire umani

Estremisti come l'imam Abu-Yusuf vogliono togliercelo. Istigando al suicidio culturale. Ma così facendo palesano le loro paranoie. E ci rendono più uniti, a prescindere dal nostro credo religioso.

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23 Gennaio 2016

Sami Abu-Yusuf, imam di Colonia.

Sami Abu-Yusuf, imam di Colonia.

Battute che una volta si facevano alle elementari e oggi vengono ripescate dai diari scolastici low-cost: «Qual è la città più fastidiosa del mondo? Mosca! E quella più diritta? Riga!» E quella più profumata? Colonia, naturalmente.
Che poi non è nemmeno una battuta: la città renana è effettivamente la madre di tutte le acque di Colonia, poiché proprio lì, all'ombra della Domkirche, nacque verso la metà del Settecento la prima colonia, prodotta da un immigrato lombardo, Giovanni Antonio Farina, su una ricetta appresa da un altro immigrato della Val Vigezzo, Giovanni Paolo Feminis.
L'IMAM E I PROFUMI CRIMINOGENI. Paradossi storici: sono stati i migranti a profumare le donne di Colonia, e oggi altri migranti le vorrebbero meno profumate.
In particolare l'imam di Colonia Sami Abu-Yusuf che, in osservanza delle battute delle elementari, dovrebbe essere il più profumato del mondo.
Il presule musulmano, intervistato da una tivù russa, ha dichiarato che le violenze contro le donne scatenatesi nella notte di Capodanno e perpetrate, ormai si può dirlo senza passare per xenofobi, soprattutto da migranti, sono state aizzate non solo dall'abbigliamento succinto delle vittime (e questo è un classico di tutti i tempi, un must della linea di difesa pro-stupratori anche nel nostro Belpaese), ma anche dal loro profumo inebriante.
NEMMENO ZEPPIERI SAREBBE ARRIVATO A TANTO. E questa non sarebbe venuta in mente nemmeno a Giorgio Zeppieri, l'orrido avvocato difensore di «Processo per stupro», quello che della ragazza costretta a praticare un rapporto orale ai suoi aguzzini diceva «è lei che prende, è lei che è parte attiva, sono loro passivi, inermi, abbandonati nelle fauci avide di costei».
L'unico profumo potenzialmente criminogeno di cui ho memoria è il deodorante spray Anni 80 che spingeva gli uomini al furto: «Se qualcuno ruba un fiore per te, sotto sotto c'è Impulse». Sparito dalla circolazione, presumibilmente dopo una class action dei fiorai.
E così, dopo aver subito giustamente le reprimende dell'Occidente per i gas emessi delle sue auto, la Germania deve rendere conto all'Islam dei profumi emessi dalle sue donne.

Per il fondamentalismo le donne devono essere impercettibili

Un cartello con la scritta «No alla violenza contro le donne» durante una manifestazione a Colonia.

(© Ansa) Un cartello con la scritta «No alla violenza contro le donne» durante una manifestazione a Colonia.

L'Europa ha superato relativamente da poco il dogma secondo cui «l'omo ha da puzzà», e deve confrontarsi con una corrente estremista musulmana secondo cui ha da puzzà anche la donna. O solo la donna, chi lo sa?
Il fondamentalismo islamico è talmente sessista che potrebbe non tollerare la parità fra i generi nemmeno sul piano aromatico.
Probabilmente le donne non devono avere nessun odore, né buono né cattivo, anzi, devono proprio essere impercettibili a tutti e cinque i sensi: alla vista, e quindi velo, al tatto, e quindi segregazione, all'udito, e quindi silenzio, al gusto (non scendiamo nei dettagli), e all'odorato, e quindi devono essere completamente inodore.
Capaci di sfuggire perfino al potente radar olfattivo del cieco eroe di «Profumo di donna». Inodore come l'acqua - non quella di Colonia, ma quella del rubinetto.
LADY MACBETH E «I PROFUMI D'ARABIA». Troppo profumate, le donne tedesche. Troppo profumate per le froge dei loro assalitori, così acute da percepirne i sentori anche in mezzo al puzzo di vomito, ai vapori di alcool e all'odore di povere pirica che caratterizza le notti di Capodanno nelle grandi città.
Troppo profumate le donne, in genere. L'autore della ricetta originaria dell'acqua di Colonia si chiamava Feminis: nomen omen.
E ai suoi tempi la stessa parola «profumo» evocava l'Oriente: da lì venivano le spezie, gli aromi, i legni odorosi, le essenze di cedro, di sandalo, di rosa, che coprivano il pesante afrore di corpi che, cristiani o musulmani, avevano poco accesso all'acqua e al sapone.
Mercanti di profumi circolano per tutte le Mille e una notte, lady Macbeth geme che «tutti i profumi d'Arabia» non renderanno più dolce la sua mano sporca del sangue del re Duncan.
L'ISTIGAZIONE AL SUICIDIO CULTURALE. Nel folle polpottismo a sfondo religioso propugnato dagli imam fondamentalisti, il profumo fa la stessa fine della musica, da loro considerata profana e, anzi, sacrilegamente afrodisiaca, rinnegando così secoli di tradizione musicale e liutistica araba, alla quale ha attinto anche la musica occidentale.
È un altro capitolo dell'istigazione al suicidio culturale di cui l'Islam estremista si sta rendendo colpevole verso il complesso sfaccettato mondo musulmano, variegato di musiche e di profumi.
Uscite come quelle dell'imam di Colonia hanno solo un lato positivo: svelano l'integralismo per quello che è, una forma allargata di paranoia, la collettivizzazione di un disturbo della personalità.
E coalizzano contro di esso e chi lo diffonde tutte le persone sane di mente, credenti o no in qualunque cosa, compresa la profumeria.
C'è un profumo che mette d'accordo tutti, e ha sentore fresco e pungente dell'acqua di Colonia: quello della libertà.

 

Twitter @LiaCeli

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