Carlo Panella

ANALISI

Con un Iran riabilitato l'escalation è assicurata

Le tensioni tra sciiti e sunniti sono destinate ad aumentare. Conseguenza nefasta, ma prevedibile, della strategia occidentale a guida obamiana.

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21 Gennaio 2016

Hassan Rohani e Barack Obama.

(© Ansa) Hassan Rohani e Barack Obama.

Anche l’eliminazione dei candidati “riformisti” legati a Rohani dalle liste elettorali delle prossime elezioni politiche in Iran è conseguenza diretta - e nefasta - dell’accordo sul nucleare.
Esattamente come conseguenza diretta sono stati l’ingresso violento della Russia sullo scenario mediorientale il giorno dopo la firma di Ginevra, la spaccatura violenta del “fronte sunnita” e “fronte sciita” con lo scoppio di una vera e propria Guerra Fredda tra Riad e Teheran e la gara a dotarsi di potenziali bombe nucleari iniziata da Egitto e Arabia Saudita stessa.
CONSEGUENZE PREVEDIBILI E NEFASTE. Non si tratta di “eterogenesi dei fini”, di risultati secondari e inaspettati rispetto alle aspettative, all’architettura dell’accordo sul nucleare. Sono tutte conseguenze meccaniche, dovute, tanto prevedibili che sono state previste di una scelta sciagurata.
Obama - ansioso di passare alla storia - ha infatti deciso di aprire esclusivamente il tavolo sul nucleare e di non aprire, in parallelo, sempre con l’Iran, un ancora più spinoso tavolo di contrasto all’espansionismo destabilizzante che Teheran organizza in tutto il Medio Oriente.
LA PERICOLOSA GIRAVOLTA DEGLI USA. Risolto - a parole e salvo verifiche - il tema del nucleare, la strategia di destabilizzazione ed “esportazione della rivoluzione sciita” non solo non ha trovato il minimo ostacolo, ma si sta rafforzando grazie alle notevoli disponibilità economiche di cui ora l’Iran può disporre.
Disponibilità che si sommano alla incredibile promozione degli ayatollah di Teheran a baricentro della stabilizzazione del Medio Oriente a scapito e danno degli alleati storici di Arabia saudita, Turchia, Egitto e Giordania.
Un vero e proprio ribaltamento avventurista della strategia non solo degli Usa, ma di tutto l’Occidente dal 1945 a oggi.
GLI INTERESSI ECONOMICI DIETRO L'ACCORDO. L’incremento esponenziale delle tensioni e dei conflitti in Medio Oriente provocato dall’accordo voluto da Obama è dunque tanto evidente quanto negato dalla narrazione politically correct, sostenuta dal solido “pecunia non olet” del mondo economico ansioso di commerciare con l’Iran.
Non parliamo qui del merito dell’accordo - che ci pare comunque disastroso - ma del suo evidente significato politico.
La sua ratio, infatti è quella non solo di togliere l’Iran dall’elenco dei rogue states e revocare le sanzioni, ma soprattutto di considerarlo elemento fondante, baricentro di una nuova stabilizzazione del Medio Oriente.

Teheran userà le nuove risorse per destabilizzare il Medio Oriente

Una colonna di fumo si alza su Sanaa.

(© GettyImages) Una colonna di fumo si alza su Sanaa.

Il tutto si concretizza poi nel restituire 100 miliardi di dollari congelati in Occidente a un Iran - qui è il paradosso che rasenta la follia - che ne userà buona parte per destabilizzare lo Yemen, per inviare missili a Gaza, per schiacciare e perseguitare i sunniti in Iraq, per sostenere l’assedio di Madaya da parte di Assad, per imporre l’egemonia di Hezbollah in Libano e naturalmente per scatenare rivolte sciite nel Golfo.
Ora, la definizione a tavolino, grazie alla decapitazione preventiva delle candidature riformiste, di un futuro Majlis (parlamento) iraniano dominato dall’asse pasdaran-conservatori si accompagna ad un identico e ancora più marcato assetto conservatore del Consiglio dei Guardiani.
IL DUELLO TRA OLTRANZISTI E RIFORMISTI. L’attuale Guida della Rivoluzione Ali Khamenei ha 77 anni, è malato ed è fuori dubbio che sarà questo prossimo Consiglio dei Guardiani a nominare il successore, o a indicare chi siederà nel Consiglio collegiale che ne prenderà le veci.
Anche questa virata a favore della gestione conservatrice e oltranzista del potere politico in Iran è dovuta, obbligata, perché troppo ingenuo, palese e provocatorio è il disegno sotteso in Obama di favorire l’affermazione politica dei riformisti che affossino il regime khomeinista.
L'INGENUA STRATEGIA OBAMIANA. Il blocco che lega pasdaran e “clero combattente”, i cosiddetti “oltranzisti” alla Ahmadinejad, che peraltro controlla tutti i poteri reali in Iran, inclusi quelli economici, è dunque “costretto” dalla ingenua strategia obamiana a difendersi a tutti i costi da un blocco riformista in attacco, solo perché appoggiato dalla Casa Bianca, semplicemente eliminando dai centri di potere con il trucco, o con la violenza, i riformisti stessi.
Progetto di restaurazione del comando oltranzista-conservatore facilissimo da sviluppare sul piano interno iraniano e facilitato dalle immense disponibilità economiche che l’apprendista stregone americano regala proprio al fronte conservatore.
UNA ESCALATION ANNUNCIATA. Il disastro è che sul piano regionale opera la stessa dinamica. Nel Golfo e in tutto il Medio Oriente la strategia americana incentrata sul ruolo stabilizzatore di Teheran non solo spinge, ma addirittura obbliga il fronte turco-arabo sunnita a reagire a un egemonismo oltranzista iraniano liberato dai suoi lacci, favorito e finanziato da Usa e Europa.
Egemonismo in cui inestricabile è l’intreccio tra le millenarie mire espansionistiche dell’Impero persiano (spesso evocate con gioia dai collaboratori di Rohani) con il progetto di “esportare la rivoluzione sciita”, mandato imperativo dell’ayatollah Khomeini
Siamo dunque facili profeti a indicare come certo l’incremento esponenziale di una escalation militare tra il fronte sciita e il fronte sunnita, anche su nuovi terreni di scontro.
Siano questi in Libano o nel Golfo, lo si vedrà.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

boubakar 10/mar/2016 | 19 :43

Equilibrio del terrore.
La promessa di Netanayuh di impedire la nascita di uno stato palestinese è stata la conferma della politica di un paese colonizzatore, classificato come 5 potenza militare mondiale e come paese violento.
L'Iran è l'unico, grazie alla padronanza tecnologica a mettere un termine all'egemonia bellica di Israele. Speriamo per il bene di tutti i popoli della regione.

new zealand 21/gen/2016 | 15 :42

E per fortuna nessuno ha armi atomiche
credo anche io che il futuro medio-orientale sarà condizionato dallo scontro sciiti-sunniti, che sarà presumibilmente senza pietà, almeno finchè entrambi non troveranno dei leader alla M.L.King o Mandela, capaci di accantonare 1500 anni di guerre e conseguenti vendette. E all'occidente cosa conviene fare: soffiare sul fuoco o gettare acqua per smorzare le fiamme?

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