Occhio di lince

VISTI DA VICINISSIMO

Confindustria: i dolori di Rocca e il nervosismo di Montezemolo

Rocca vede allontanarsi la presidenza del Sole. Incarico alla base del patto pro-Vacchi fatto con Montezemolo. Che dopo essere stato giubilato da Ferrari ed Etihad teme di inciampare in un'altra sconfitta.

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07 Marzo 2016

Gianfelice Rocca

(© Imagoeconomica) Gianfelice Rocca

Giorgio Squinzi non ne può più. E non sono solo i problemi di salute ad angustiarlo. È la Confindustria che gli pesa come mai in questi quattro anni di presidenza. Si sente persino spiato.
Sabato 5 marzo ha ricevuto nella sua casa di Milano, dalle parti di via Fabio Filzi, uno dei quattro candidati alla sua successione, Marco Bonometti, e l’ex presidente Antonio D’Amato, grande sponsor dell’industriale bresciano.
L’incontro era riservato, anche se non c’era nulla di segreto, e tuttavia sullo smartphone del padrone della Mapei è arrivata la notizia che l’agenzia Agi aveva scritto che la riunione era in corso.
Incavolato come un toro, Squinzi è sbottato: «Qui qualcuno ci spia», e non era un discorso fatto a caso.
C'È QUALCUNO CHE INQUINA I POZZI. Non ci credete? Ho visto con i miei occhi (di lince) e sentito con le mie orecchie che più d’uno tra i maggiorenti della Confindustria si sfogasse dicendo che nella corsa alla presidenza stavolta si è superato il limite, che c’è qualcuno che è impegnato, professionalmente, ad ascoltare discorsi, sbirciare agende, far circolare documenti in buste anonime.
Insomma, incaricato di inquinare i pozzi.
Di chi si parla? Beh, proprio mentre si faceva il nome mi è squillato il telefonino e mi è sfuggito. So solo che qualcuno ha evocato una famosa commedia musicale degli Anni 60 di Garinei e Giovannini. E tutti guardavano le quotidiane uscite di Affari Italiani su Confindustria, a firma Andrea Deugeni.
GIANNINO STRATEGA DI ROCCA. A proposito di Confindustria, lo sapevate che lo stratega che pensa per conto di Gianfelice Rocca, presidente di Assolombarda, è Oscar Giannino?
Ne è talmente innamorato, il Gianfelice, che ha spinto perché rientrasse nella programmazione mattutina di Radio 24.
Alessandro Milan, il giornalista che cura la fascia della giornata, ha fatto resistenza finchè ha potuto, ma quando Roberto Napoletano gli ha ordinato di bere l’amaro calice non ha potuto far altro che trangugiare.

Da Ferrari a Confindustria: Montezemolo teme un'altra sconfitta

Luca Cordero di Montezemolo.

(© Ansa) Luca Cordero di Montezemolo.

Ed è proprio Giannino che ha elaborato l’idea di far entrare la Techint dei Rocca nella Rcs, con l’obiettivo di mettere insieme Corriere della Sera e Sole 24 Ore.
Peccato però che la reazione di Paolo Rocca, fratello del più noto ma meno importante (nel gruppo italo-argentino) Gianfelice, sia stata a dir poco esagerata: «Toglitelo dalla testa, i soldi per quel buco nero solo per farti divertire io non ce li metto».
ADDIO PRESIDENZA DEL SOLE. Così dopo le indiscrezioni a iosa che sono – ovviamente – circolate, Paolo Rocca, spalleggiato dal cugino Roberto Bonatti (presidente della San Faustin, la holding di famiglia, che controlla Tenaris e molto altro) e dal nipote Tommaso Rocca (di cui si è recentemente parlato per il suo ingresso nel capitale di Nabila, la finanziaria di partecipazioni creata da Filippo Binasco), ha obbligato il fratello a far uscire una nota per smentire tutto: «Con riferimento alle numerose uscite sulla stampa a proposito di ipotetiche acquisizioni e fusioni di giornali, Gianfelice Rocca e Techint escludono ogni interesse o coinvolgimento in queste operazioni». Amen.
E così il presidente di Assolombarda si è giocato la presidenza del Sole 24 Ore, incarico che pure è alla base del patto che Rocca ha fatto con Luca Montezemolo per lanciare la candidatura di Alberto Vacchi.
IL NERVOSISMO DI LUCA. D’altra parte, ho visto con i miei occhi (di lince) il buon Luca innervosirsi per come sta andando la corsa alla Confindustria. Da un lato, gli roderebbe di perdere a favore di Boccia, il candidato portato da Emma Marcegaglia, sua acerrima nemica. Dall’altro, teme che un eventuale inciampo del suo candidato, Vacchi, significhi inanellare una serie di pesanti sconfitte.
Dopo essere stato giubilato da Fiat-Ferrari per mano di Marchionne, e ora da Alitalia per decisione di Etihad (hai voglia di dire «missione compiuta, il mio lavoro è finito», è stato James Hogan a volere il the end), ora Montezemolo ha paura di inciampare anche in Unicredit.
Dove, nella partita del rinnovo dei vertici – resa più complicata dal fatto che il presidente Giuseppe Vita avrebbe cambiato idea sulla sua intenzione di ritirarsi per lasciare la poltrona a Federico Ghizzoni, che a sua volta tutti vogliono giubilare – i soci arabi sembrano fidarsi più di Paolo Biasi e Alberto Pavesi, ex presidenti rispettivamente di Fondazione Cariverona e della Cassa di Risparmio di Verona, che di lui.  

 

(*) Dietro questo “nome de plume” si nasconde un protagonista e osservatore delle più importanti partite del potere politico ed economico-finanziario italiano.

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