Peppino Caldarola

MAMBO

Ddl Cirinnà, anche i gay devono essere più tolleranti

Non sono loro il centro della vita pubblica. L'Italia è pronta per le unioni civili, ma si può evitare di farne una guerra.

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22 Gennaio 2016

Il Pd si è diviso sul disegno di legge Cirinnà che regola le unioni civili tra persone dello stesso sesso.

(© Ansa) Il Pd si è diviso sul disegno di legge Cirinnà che regola le unioni civili tra persone dello stesso sesso.

Mettiamo da parte il “caso Verdini”, dimentichiamo la vicenda dell’Etruria, facciamo finta di non vedere questi genitori di ministri e premier assatanati di affari.
Insomma prendiamoci una pausa su queste miserie quotidiane per dire al Partito democratico che almeno sulle unioni civili dovrebbe dar prova di legame con la società.
Personalmente credo che una gran parte della pubblica opinione abbia fatto un salto in avanti nella comprensione dei diritti di chi non è eterosessuale.
Siamo come al tempo che precedette il referendum sul divorzio quando tutti, in primis i comunisti che poi si batterono con coraggio e portarono alla vittoria l’intero schieramento, temevano che il popolo avesse pensieri retrogradi.
Invece era vero il contrario.
LA COPPIA OMO NON TURBA L'ITALIA. Tranne in zone omofobe visibili e presenti, la coppia omosessuale non turba la maggioranza degli italiani.
Il parlamento sta decidendo diritti e doveri anche di questa coppia e si è posto il tema dell’adozione.
Qui è insorta una obiezione della componente cattolica che, vorrei ricordare a chi ragiona per schemi, non è una componente conservatrice perché chi ne fa parte è assai lontano, per capirci, dalle posizioni della signora Binetti.
Questa componente cattolica propone al posto della stepchild adoption il cosiddetto affido rafforzato che non sottrae alla coppia omosessuale la possibilità di occuparsi a pieno diritto di bambini-ragazzi che uno dei due componenti della coppia abbia precedentemente avuto.
ATTENTI ALL'UTERO IN AFFITTO. La preoccupazione della componente cattolica è che non si aprano varchi al cosiddetto ''utero in affitto'' che in Italia è considerato un reato.
La stessa Conferenza episcopale italiana (Cei), senza che il papa finora sia entrato nella discussione, questa volta ha una posizione ragionevole perché fa sua l’idea della legge pur con le cautele che in parlamento sostengono i cattolici dem.
Il 30 gennaio in piazza sono in programma il famoso Family day, noto per essere stato guidato negli anni passati da fior di divorziati, e l’incontro delle famiglie arcobaleno.
Esponenti e ministri dem saranno chi all’una chi all’altra manifestazione.
Non è uno scandalo. 
GUERRA DI RELIGIONE? NO, GRAZIE. È il caso di fare di questa battaglia parlamentare una guerra di religione o di civiltà?
Qualunque persona sensata risponderebbe di no.
Ai cattolici dem si potrebbe chiedere di rinunciare a quell’emendamento che prevede una pena carceraria severa a chi affitta l’utero all’estero per la banale ragione che sono sufficienti le norme già presenti nel codice penale italiano e perché non si fa una battaglia di pluralismo minacciando il carcere.
Ai sostenitori della legge Cirinnà dovrebbe venire in mente che accettare la prudenza dei cattolici dem e dei vescovi non è un passo indietro, ma un la ricerca di una base più larga per l’approvazione della legge e per il suo sostegno nella società.
GAY, SERVE TOLLERANZA RECIPROCA. Sarò politicamente scorretto, ma penso che anche le associazioni gay - che hanno alle spalle battaglie per i diritti che sono costate sofferenze inaudite - dovrebbero considerare che quella in corso non è una battaglia fra progressisti e reazionari, fra cattolici oltranzisti e libertari.
Questo Paese che sta andando indietro in tanti comportamenti civili, sta accorgendosi, in alcune sue componenti fondamentali, che il riconoscimento dei diritti dei gay è nell’ordine delle cose naturali.
Il mondo gay deve accettare che vi siano pezzi di società che hanno un’altra visione della famiglia, della sessualità e pretendere che queste convinzioni non ledano diritti.
Ma devono accettare di non essere considerati il centro della vita pubblica.
Questo approccio si chiama «tolleranza reciproca».
Non sempre si deve fare la guerra per avere diritti o per far pesare il proprio modo di pensare.


Twitter @giuseppecaldaro

© RIPRODUZIONE RISERVATA

creditooooooo 22/gen/2016 | 23 :08

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