Fabiana Giacomotti

Due donne, una scala e il classismo

La capacità di squadrarsi, ignorarsi e poi intonare insieme l’Om cosmico.

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06 Marzo 2016

Le scale strettissime del palazzo milanese a due passi dal Corriere della Sera che portano alla palestra dove mi impongo di fare pilates almeno due volte alla settimana, sono diventate un punto di osservazione non tanto privilegiato quanto efficace per verificare l’insanabile, primigenio classismo della razza umana e trarne conclusioni desolanti sulla nostra incapacità di migliorarci.
Ricordate il fra’ Cristoforo manzoniano che, figlio di ricchi mercanti ma incontestabilmente plebeo, uccide il nobile a cui si rifiuta di cedere il passo lungo la strada prima di abbracciare la vita monacale? «Vide Lodovico spuntar da lontano un signor tale, arrogante e soverchiatore di professione, col quale non aveva mai parlato in vita sua, ma che gli era cordiale nemico, e al quale rendeva, pur di cuore, il contraccambio: giacché è uno de' vantaggi di questo mondo, quello di poter odiare ed esser odiati, senza conoscersi».

La giovane formosa e feconda contro la climaterica stravolta dal botox

Se il botox costa meno di 300 euro è di sicuro scadente.

Se il botox costa meno di 300 euro è di sicuro scadente.

Ogni mattina, su quelle scale così anguste da imporre che ci si ceda il passo incrociandosi, assisto a uno sfoggio di maleducazione che tocca il suo apice quando ai due estremi della scala, duole dirlo, si trovano due donne. Non esistendo più i diritti di precedenza per censo che per secoli hanno regolato queste situazioni, bellamente ignorate anche le regole della buona, democratica creanza che avrebbero dovuto sostituirle imponendo almeno un sorriso e un augurio di buona giornata, ora perfino quelle poche rampe del centro cittadino radical chic dove si mangia bio, si frequentano cinema e teatri e si considera la Lega un avamposto delle forze demoniache in terra, sono diventate il nuovo terreno su cui si  esercita, enfatizzato dalle convenzioni sociali e dal denaro, l’ancestrale istinto di sopraffazione, cioè di imposizione del proprio potere.
LE DONNE E I LORO IMPULSI ANCESTRALI. Dimenticate la pietas femminile e tutte le virtù di cui migliaia di anni di pensiero cattolico e di poesia trobadorica ci hanno ammantate, perlopiù a fini dirigistici. Lungo quella scala, in quei pochi secondi donne di tutte le età concentrano, sublimano e scaricano impulsi ancestrali e ansie contemporanee, spesso e purtroppo in combinato disposto: la giovane, formosa e presumibilmente feconda contro la climaterica stravolta dal botox e prosciugata dalle diete e viceversa; il cesso a pedali contro la bella e slanciata ma anche viceversa casomai fra una pedalata e l’altra avesse ottenuto un qualche successo professionale universalmente riconosciuto; la benestante con borsa ultima tendenza e pelliccia contro la sciatterella per credo animalista e viceversa, e in questo caso va da sé.
COMPETIZIONE E RAPPORTI DI FORZA. Nessuna simpatia, nessuna fiducia. Nella frazione di secondo necessaria per squadrarsi, queste donne penosamente piegate dalla competizione su ogni fronte - affettivo, sessuale, familiare, lavorativo, sociale, economico, tutti sempre più massicciamente dipendenti dall’anagrafica - valutano i rapporti di forza, e in base a quelli decidono a quale altezza guardare oltre le spalle l’altra, che sempre e comunque rappresenta una rivale.

La capacità di squadrarsi, ignorarsi e poi intonare insieme l’“Om” cosmico

A salutarla per prime o ricambiarne il saluto non pensano affatto, nemmeno se pochi minuti prima di uscire, queste campionesse dell’armonia cosmica e della carota a chilometro zero hanno postato alle amiche di Facebook un saluto al sole e consigliato a tutte di «essere felici almeno un’ora al giorno».
Conteggiano le variabili sulle quali calibrare il proprio diritto di precedenza con una rapidità tale che, riuscissero ad applicarle alle ricerche di mercato, diventerebbero milionarie.
IL CENSO E LA GIOVINEZZA.  Qualche caso tipico: donna giovane e donna meno giovane, ma vestita con maggiore sfarzo. La seconda ritiene proprio diritto, manzonianamente “farsi luogo”, non per questione anagrafica, che non vuole nemmeno prendere in considerazione, bensì per censo e perché questa stronza avrà davanti ancora anni per darsi alla pazza gioia mentre io sono qui che devo stare attenta a non usurarmi le vertebre cervicali.
Naturalmente, e infatti, non ringrazierà chi le ha ceduto il passo.
Caso due: donna giovane ma in carne e donna ultrasessantenne in pantaloni aderenti e caschetto adolescenziale. A Milano vince a mani basse la seconda, che scendendo si concede anche una risatina sprezzante all’indirizzo della giovinotta che arranca, a Napoli non saprei.
IN LOTTA ANCHE TRA LORO. Talvolta capita che queste donne tenacemente in lotta col mondo si slancino all’unisono su per quei gradini di pietra larghi sessanta centimetri riuscendo a ignorarsi, guardando ostinatamente l’una verso il muro, l’altra verso la colonna dell’ascensore. Sono le stesse donne che, magari il giorno dopo, o la settimana successiva, si ritroveranno una accanto all’altra sul tappetino, a respirare all’unisono intonando l’“Om” cosmico, e piangeranno per la sorte dei morti nel Mediterraneo.

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