Lia Celi

SPIRITO ASPRO

E se il figlio della Meloni fosse accudito dal padre?

Se venisse eletta sindaco, il suo compagno si prenda il congedo parentale e la aiuti. 

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19 Marzo 2016

Giorgia Meloni

(© Ansa) Giorgia Meloni

«Venter». Ossia, pancia. Così il diritto romano chiamava la donna incinta: non una persona, ma una pancia con dentro un feto.
Se un uomo divorziava da sua moglie mentre era incinta, restava comunque il «custos ventris», il custode della donna-pancia, finché il bambino non era nato, per assicurarsi che lei non abortisse. Se restava vedova, il «custos» veniva nominato dal pretore. Perché nell'antica Roma la gravidanza non era una questione privata, e nemmeno di pertinenza della famiglia, ma un affare di Stato, e come tale andava trattato.
ORMAI TUTTI HANNO QUALCOSA DA DIRLE. La vicenda di Giorgia Meloni ci dimostra che l'antica figura del «custos ventris» sussiste alla grande nella Roma contemporanea. Da quando ha annunciato la sua gravidanza, non è più la leader di Fratelli d'Italia, ma innanzitutto un «venter»; la differenza è che la custodia non è affidata al suo compagno o a una figura nominata da un giudice, ma è stata assunta da una variopinta platea di soggetti, fra cui Bertolaso, Berlusconi, Salvini, giornalisti e opinioniste, fra cui Annalena Benini e, a suo modo, anche la sottoscritta.
Tutti ci arroghiamo il diritto di decidere cos'è meglio per il bambino di Giorgia Meloni e se è opportuno o meno che la gestante corra per il Campidoglio (si sa che correre in certe condizioni è sconsigliabile), e se, nel caso, riuscirà a prendersi cura sia dell'Urbe che del bambino.
I «custodes» sono più o meno apprensivi. Ci sono i mammisti all'antica come Bertolaso e il Cavaliere (che sicuramente preferiva Giorgia quando sul palco di Atreju applaudiva raggiante le sue battute su Hitler e sulle ragazze che devono sposare i ricchi come lui), o quelli all'antica-moderna come la Benini, che dice che «non siamo esseri neutri, è diverso avere due cuori dentro»; ci sono quelli sbrigativi tipo Salvini e Santanché, che sostengono che ormai fare le ministre e le ad con pancioni e montata lattea è ordinaria amministrazione, per non parlare delle donne incinte che fanno la maratona, il sollevamento pesi e perfino i porno.
E ci sono i «custodes» perplessi come me, che mi pongo una domanda terra-terra. Non se la gestione della gestazione è prima di tutto un affare della gestante (in Italia è una battaglia persa, si è capito: l'utero noi italiane ce l'abbiamo solo in comodato d'uso, possiamo utilizzarlo unicamente nelle forme pattuite con Stato e Chiesa); ma se questo bimbo in arrivo Giorgia l'ha concepito col dio Marte, come successe a Rea Silvia, la vestale resa madre di Romolo e Remo, oppure con il suo compagno.
PERCHÈ NON SI PRENDE UN CONGEDO IL PADRE? Non si può pretendere che il dio della guerra, super-impegnato oggi come 3 mila anni fa, si prenda un lungo congedo parentale, anche se sarebbe una bellissima cosa per l'umanità; ma per un autore televisivo come Andrea Giambruno non dovrebbe essere impossibile accantonare per qualche tempo imprese essenziali al benessere pubblico come Mattino5 e Quinta Colonna per occuparsi di suo figlio, qualora gli elettori affidassero alla sua volitiva fidanzata la spensierata sinecura di governare Roma.
A generi ribaltati, nessuno si porrebbe il problema se un futuro padre o un neo-papà possano ricoprire cariche importanti, si dà per scontato che il bebè assorbirà il minimo indispensabile del loro tempo, il massimo cui possono aspirare nel film della neo-genitorialità è l'Oscar per i migliori attori non protagonisti, e non è una gran perdita né per loro né per il piccolo.
Luoghi comuni ampiamente smentiti dalle ricerche moderne: la presenza del padre durante il parto e il contatto fisico con il bimbo subito dopo la nascita creano un attaccamento molto simile a quello fra bimbo e madre.
GIORGIA FACCIA FARE AL COMPAGNO IL SUO DOVERE. Come spiega il sito americano BabyCentre, «ogni pannolino cambiato, ogni coccola, ogni gioco del cucù è un investimento per il futuro che costruisce fiducia tra padre e bambino». E la storia degli ormoni non vale solo per le mamme. Anche nei papà si riscontrano cambiamenti ormonali durante l'attesa e all'arrivo del piccolo, va giù il testosterone e sale la prolattina, sì, proprio lei: non tanto da trasformare un uomo in una balia, ma abbastanza da fargli sentire un forte bisogno di nutrire, accudire, proteggere la sua creatura.
Tutte cose che quando Bertolaso e Berlusconi sono diventati padri erano ancora pazzesche e indimostrabili come le onde gravitazionali, ma che tanti papà di oggi stanno sperimentando senza sentirsi minimamente svirilizzati, anzi, con gioia e benefici per loro, per i loro bambini e per le loro compagne.
Di certo Andrea Giambruno sta pregustando i tanti faticosi ma dolcissimi momenti padre-figlio che gli regalerebbe un'eventuale vittoria di Giorgia Meloni alle amministrative di Roma.
Anzi, probabilmente prova una certa irritazione se i vari «custodes ventris» pensano che non si accollerà volentieri questo impegnativo privilegio, e non solo per solidarietà con la sua compagna. Anche perché se lui non fa il suo dovere, lei è il tipo che lo rimette in riga. Anche perché se Giorgia non ci riesce col fidanzato, come ci riuscirà con i romani?

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