MAMBO

Il jihad si può battere solo con la giustizia sociale

L'analisi del papa è giusta. Atei devoti e scismatici se ne facciano una ragione.

29 Marzo 2016

Papa Francesco in visita alla Sinagoga centrale di Roma.

(© Ansa) Papa Francesco in visita alla Sinagoga centrale di Roma.

A mia memoria Francesco è il più assediato fra i pontefici recenti, dall’interno e dall’esterno della Chiesa.
Tutti coloro che per decenni hanno chiesto di giudicare il papa come pastore, uomo di fede e non con le categorie della politica (vi ricordate le polemiche su Pio XII?), oggi si trovano a esaminarlo in modo asfissiante e solo ed esclusivamente con i crismi della politica.
Che cosa non va in lui? L’elenco delle doglianze, che vengono da atei devoti o da fanatici ultra-cattolici in odore di scisma, riguarda temi sensibili che si possono così raggruppare.
SEMPRE ATTENTO AI DIRITTI CIVILI. Questo papa appare come più attento a quelli che chiamiamo diritti civili. Da lui non sono venute parole clamorose ma atti di misericordia (è il suo messaggio al mondo moderno) che hanno riguardato il concepimento, il matrimonio, l’omosessualità.
In secondo luogo Francesco, persino più del Wojtyla degli ultimi mesi, assume posizioni assai critiche verso il capitalismo finanziario e aggiunge a una particolare misericordia, anche qui è la parola chiave, verso i poveri della terra, che conosce meglio di tanti papi europei, una critica allo sviluppo che ignora l’ambiente. In modo tranciante l’hanno definito il papa ambientalista, come ci si trovasse di fronte a un piccolo capociurma di Greenpeace mentre, più semplicemente, Bergoglio cerca, francescanamente, l’armonia con la natura.
Il pontefice viene ritenuto, e questo lo si considera errore capitale, come poco in prima linea contro l’islam al contrario di Ratzinger, il cui discorso di Ratisbona viene indicato come il testo chiave della contrapposizione cristianesimo-islam, anzi Occidente-Oriente.
Persino le ultime parole pronunciate dal papa dopo la strage di Lahore sono state stigmatizzate da Giuliano Ferrara perché a proposito degli attentati ha parlato di «insensatezza» senza collegare quella violenza alla natura profonda e irrimediabile di  tutto l’islam conosciuto.
Su Facebook ho letto anche critiche al papa perché, nelle sue parole contro gli attentati a cristiani nel mondo, parole che appena poche settimane fa venivano sollecitate da cattolici scismatici e atei devoti a lor sembrando che fossero carenti, mancavano i riferimenti agli attentati che colpiscono Israele.
Francesco, cioè papa Ciccio, come iniziò a chiamarlo Andrea Marcenaro sul Foglio, e come oggi lo chiamano reazionari di ogni tipo, prevalentemente ex estremisti di sinistra, non piace ai politicamente corretti di destra. Per costoro il pontefice deve essere il paladino dell’Occidente, e soprattutto primo ispiratore della battagli anti-islam, lo vorrebbero molto Oriana Fallaci, pace all’anima sua.
UN PAPA AL DI FUORI DI TUTTI GLI SCHEMI. Invece Bergoglio, che arriva a guidare la Chiesa dopo la rinuncia di Ratzinger che cedette il passo sopraffatto dalla ingovernabilità del Vaticano e dal crescere di scandali di tipo sessuale, è un papa che esce fuori da tutti gli schemi. Molti a sinistra lo amano, e questo mette in sospetto la destra religiosa e quella atea-devota, con le loro regolette e il loro specialissimo politicamente corretto.
La sinistra che lo ama, invece, pensa di aver trovato il papa anticapitalista, il papa comunista, mentre è di fronte a un uomo di fede, a un uomo che guarda, come instancabilmente dice e scrive, con misericordia talché la assume come criterio di vita per ciascuno di noi, credente o no, perché è preoccupato più di qualunque altro leader mondiale degli effetti di ingovernabilità del capitalismo finanziario e delle profonde ingiustizie che crea, ma soprattutto è l’unico leder mondiale ad aver pronunciato, con garbo, la frase terribile della «guerra mondiale a pezzettini».
Capisco la delusione degli orfani di Bush, quelli del «armiamoci e partite» che hanno gettato il mondo in questo disastro con le loro teorie “falllaciane”, ma l’islam è cosa più complessa di quanto le loro convinzioni ci restituiscono. Persino l’analisi sociologica dei nuovi terroristi ci restituisce più l’aspetto nichilista entro una infarinatura islamica (leggete, per favore, l’intervista a Marina Calculli su questo giornale) che la presenza di veri soldati di Allah.
Quando alcuni dicono che dobbiamo guardare dentro le nostre società dicono una sciocchezza se noiosamente citano le colpe dell’Occidente, dicono una verità quando ci invitano a guardare come il fallimento di tutti i modelli di integrazione parte dall’ingiustizia sociale, da come sono costruite le nostre periferie, dal fatto che l’unica cosa occidentale che sopravvive è quello che scherzosamente chiamavamo l’«edonismo reaganiano».
Il papa ci invita alla misericordia. Fatevene una ragione atei sempre meno devoti e scismatici neo-lefreviani.

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