Gianluca Comin

SPIN DOCTOR

Il segreto di Sanders? Una campagna molto smart

Giochi a premi via sms. Messaggi sui social media. Raccolta mirata di informazioni. Così Bernie ha conquistato le nuove generazioni.

di

|

03 Febbraio 2016

Hillary Clinton, candidata alla Casa Bianca.

(© GettyImages) Hillary Clinton, candidata alla Casa Bianca.

Con le consultazioni in Iowa, dopo un’estate passata a discutere le bizze di Donald Trump e gli scandali di Hillary Clinton, si entra nel vivo della campagna per le presidenziali americane.
I caucus dello Stato del Midwest non hanno deluso le aspettative: testa a testa tra Clinton e Bernie Sanders dal lato democratico (con Hillary vincitrice per un soffio), trionfo di Ted Cruz dal lato repubblicano, con Trump relegato al secondo posto.
Le scommesse sono aperte: chi prenderà il posto di Barack Obama alla Casa Bianca?
SERVONO SOLDI E MOBILITAZIONE. Proprio alla vigilia dell’apertura dei 1.681 caucus dell’Iowa, il Wall Street Journal aveva pubblicato i dati relativi alla raccolta fondi dei candidati nel quarto trimestre nel 2015 e dei cosiddetti super comitati elettorali (Super Pac) nella seconda parte dell’anno.
I numeri sono indicatori fondamentali dello stato di salute di una campagna. Per garantirsi la vittoria servono due ingredienti: soldi e mobilitazione.
Le risorse raccolte tramite i comitati elettorali permettono di invadere i media con gli spot elettorali e di conquistare la fiducia dell’America profonda. Ma a volte non basta: il repubblicano Jeb Bush, ultimo rappresentante di una dinastia che ha fatto la storia del Paese, ha incassato contributi record ma ha visto il proprio consenso crollare inesorabilmente.
La debacle in Iowa (sesto posto) rischia di affossare per sempre le sue ambizioni presidenziali.
BUSH, IL COGNOME NON BASTA. Secondo il Wsj, i vincitori della partita dei finanziamenti sono i democratici Sanders e Clinton, e i repubblicani Carson, Cruz e Trump.
Il senatore indipendente del Vermont, Bernie Sanders, ha ottenuto circa 95 milioni di dollari e il suo staff ha specificato che 20 milioni sono stati raccolti solo nel mese di gennaio da più di 770 mila contributi individuali, con una media di 27 dollari a testa.
L’ex first lady Hillary Clinton continua intanto la volata: il suo Super Pac (di cui Sanders è invece privo) ha totalizzato una raccolta di 50 milioni, che si vanno ad aggiungere ai 112 milioni messi insieme l'anno passato. Numeri che la rendono il candidato democratico con maggiore disponibilità di cassa.
Seguono i repubblicani Carson (la cui campagna sta per esaurirsi), il conservatore Cruz (in ascesa) e l’outsider Trump. Il tracollo di Jeb Bush è impressionante: il Super Pac dell’ex governatore della Florida, che aveva ottenuto 100 milioni di dollari nella prima parte del 2015, ne ha raggranellati solo 15 nella seconda metà.
Il cognome non basta. Servono verve e carisma di cui il fratello più giovane di G.W. Bush non è dotato, ma che costituiscono il vero segreto di Sanders.

La strategia di Sanders calamita le nuove generazioni

Il candidato democratico Bernie Sanders.

(© Gettyimages) Il candidato democratico Bernie Sanders.

Il magazine Politico ha recentemente analizzato le modalità di finanziamento del senatore indipendente del Vermont: figlio di immigrati polacchi, cresciuto a Brooklyn, nel Congresso dall’inizio degli Anni 90, Sanders ha basato la sua carriera politica sul tema della disuguaglianza, rivendicando con orgoglio il suo essere un “socialista democratico”.
Un etichetta che in un Paese come gli Stati Uniti raramente porta lontano.
Eppure Sanders è in questo momento lo sfidante più credibile di Hillary: partita anche lei dallo Stato periferico dell’Arkansas, ma difficilmente connotabile come candidata in grado di opporsi a un establishment di cui è parte integrante da più di un ventennio.
ELETTORI IN CERCA DI NOVITÀ. Nonostante l’età, Bernie ha invece tutte le carte in regola per galvanizzare un elettorato in cerca di novità e freschezza.
I suoi strateghi elettorali lo hanno capito perfettamente e hanno ideato modalità di raccolta fondi che si adattano alle caratteristiche anagrafiche dei suoi sostenitori.
La partecipazione via sms a un gioco a premi permette alla squadra elettorale di acquisire il numero telefonico dei donatori più giovani e di mantenerli motivati fino alla data del caucus.
Ogni volta che il ragazzo guarda distrattamente un video su Youtube o cerca un album su Spotify appaiono sullo schermo del suo smartphone pop-up e brevi video satirici.
I messaggi sono incisivi, semplici, di impatto immediato. Pochi secondi di interruzione che spingono l’adolescente a sentirsi parte della mobilitazione generale e a diffondere il proprio messaggio tra amici e conoscenti.
UN ENTUSIASMO DA ALIMENTARE. La strategia elettorale messa in campo dal team Sanders è attenta e calibrata: «Non spariamo nel buio», dichiara uno dei manager della campagna, «sappiamo esattamente chi dobbiamo raggiungere».
Il team di Sanders è composto da fuoriclasse dell’analisi dei dati: Ken Strasma e Scott Goodstein sono infatti due veterani delle campagne obamiane.
I messaggi sui social media, la scelta dei canali (Snapchat, Facebook, Instagram), la raccolta intelligente delle informazioni: tutto è ideato in modo da moltiplicare al massimo la motivazione delle giovani generazioni.
Ogni gadget regalato dopo l’invio di un sms equivale a un numero telefonico di un teenager pronto a sostenere Bernie. E il cui entusiasmo verrà costantemente alimentato nei mesi a venire.
Sono i giovani la vera arma segreta di Sanders contro gli altri contendenti alla nomination democratica.
Gli stessi che hanno contribuito in passato in modo decisivo alla vittoria di Obama. Siamo solo all’inizio di una lunga corsa.

 

* Professore di Strategie di Comunicazione, Luiss, Roma

Twitter @gcomin

© RIPRODUZIONE RISERVATA

3 foto
FOTO

Testa a testa in caucus Hillary-Sanders

Nessun commento

Per scrivere un commento è necessario registrarsi oppure accedere con Twitter o Facebook: Loggati - Registrati

Dalla nostra HomePage
Obama fa un assist alla Merkel e salva Deutsche Bank

La Fed riduce a un terzo la multa di 14 miliardi comminata all'istituto tedesco. Tanto basta per allontanare lo spettro di una nuova Lehman. Almeno per ora.

prev
next