Carlo Panella

Iran, la cronistoria di una espansione sotto la miopia Usa

Intesa nucleare. Aumento dell'egemonia sciita nella zona. Ottusità americana. Dal 2005 il Medio Oriente ribolle. L'opinione di Panella sulle perenni tensioni.

di

|

05 Gennaio 2016

Folla in piazza dopo l'esecuzione di Nimr al Nimr, influente leader religioso sciita.

(© Ansa) Folla in piazza dopo l'esecuzione di Nimr al Nimr, influente leader religioso sciita.

La drammatica rottura in atto tra Iran e Arabia Saudita può sorprendere solo la Casa bianca, le cancellerie europee e di conseguenza i media.
In realtà è la conseguenza meccanica dell’accordo sul nucleare con Teheran.
Esattamente come risultato obbligato di quell’accordo è stato l’intervento russo in Siria con il ruolo di dominus della crisi mediorientale regalato dal presidente americano Barack Obama al suo omologo russo Vladimir Putin.
OBAMA 'TRADISCE' RICE. La ratio di quell’intesa è evidente: ubriacata dall’autosufficienza energetica e da una ineguagliabile incomprensione delle dinamiche interne al mondo musulmano e mediorientale, l’Amministrazione Obama ha scelto l’Iran quale interlocutore privilegiato, quale baricentro di riferimento per la risoluzione delle crisi dell’area.
Un ribaltamento di 180 gradi della strategia della politica di contenimento dell’espansionismo iraniano elaborata da Condoleezza Rice con la sua “trincea sunnita”.
ESPANSIONE MANU MILITARI. È ovvio che questa svolta non poteva essere accettata dal mondo sunnita - e non solo da Riad - per una ragione molto semplice: dal 2005 a oggi, l’Iran espande manu militari la sua egemonia in tutta l’area, a totale scapito dell’antagonista storico e religioso arabo e sunnita.
La cronistoria della destabilizzazione del Medio Oriente e di allargamento dell’Iran è impressionante, quanto totalmente ignorata da governi e giornali occidentali affamati di contratti lucrosi con gli ayatollah.

Nel 2005 l'attentato di Hezbollah all'ex premier Hariri

La bandiera di Hezbollah.

La bandiera di Hezbollah.

Il 14 febbraio 2005 a Beirut dirigenti Hezbollah uccisero in un attentato l’ex premier Rafiq Hariri, cittadino libanese e anche saudita, rappresentante illustre e potente del “partito saudita” in Libano.
AGLI ORDINI DI KHAMENEI. La dinamica innescata da quell’attentato porta oggi il governo del Libano e le sue stesse forze armate sotto la piena egemonia di Hezbollah, che è formalmente sottoposta agli ordini dell’ayatollah Khamenei, Guida suprema dell’Iran.

Nel 2006 le provocazioni tra Israele e Hamas con regia iraniana

Membri delle Brigate ʿIzz al-Dīn al-Qassām, braccio armato di Hamas.

(© GettyImages) Membri delle Brigate ʿIzz al-Dīn al-Qassām, braccio armato di Hamas.

Il 25 giugno 2006 un commando di Hamas addestrato da pasdaran israeliani e uno di Hezbollah rapirono ai confini di Gaza e del Libano Gilad Shalit e altri militari israeliani (poi uccisi).
HAMAS NELLE ALLEANZE. Iniziò la serie di provocazioni e guerre tra Israele e Hamas con regia iraniana, armamenti iraniani (nel 2014 Israele ha intercettato la nave Klos C, diretta a Gaza, carica di missili identici a quelli lanciati su Israele), istruttori iraniani, finanziamenti iraniani. 
Persino la sunnita Hamas entrò a far parte della sfera di alleanze degli sciiti iraniani.

Nel settembre 2012 il vice presidente dell’Iraq Hashemi condannato a morte

Tariq al Hashemi.

Tariq al Hashemi.

Il 9 settembre 2012 il vice presidente della Repubblica dell’Iraq Tariq Hashemi, fiduciario pieno di Riad a Baghdad, fu condannato a morte dopo un processo farsa dal premier sciita filo iraniano Nuri al Maliki.
POLITICA SETTARIA. È stato questo il simbolo scandaloso sul piano istituzionale della politica settaria, di persecuzione dei sunniti e di espansionismo sciita-persiano a danno della componente arabo-sunnita, perseguita da Teheran.
Ben più grave l'emarginazione e la persecuzione delle popolazioni sunnite messe in atto da al Maliki nei confronti delle tribù dell’Anbar. 
A cui si somma il mancato rispetto delle compensazioni per le tribù sunnite, concordate dal precedente governo di Baghdad di Iyad Allawi, per premiare l’appoggio determinante da loro fornito per espellere l’Isis dall’Iraq.
FAVORITO IL RIENTRO DELL'ISIS. L’Iran diventò così l’agente principale nella creazione del contesto che ha permesso all’Isis - scacciato con perdite dall’Iraq nel 2008 - il rientro in Iraq accolto trionfalmente dalle tribù sunnite.
Da notare che buona parte delle tribù sunnite dell’Iraq sono parte di tribù dislocate anche in Arabia saudita e quindi considerate dai sauditi parte piena della propria comunità nazionale.

Nell'autunno del 2012 l'intervento militare contro la Free Syrian Army

Il miliziani della Free Syrian Army, braccio armato dei ribelli.

(© getty images) Il miliziani della Free Syrian Army, braccio armato dei ribelli.

Autunno 2012: l’intervento determinante di centinaia e poi di migliaia (sino ai 10-12 mila) Pasdaran iraniani e Hezbollah libanesi impedì alla Free Syrian Army di conquistare Damasco, durante una furiosa battaglia (3 mila morti) al culmine di una rivoluzione popolare che ha provocato la formazione di questo esercito ribelle di disertori dalla ideologia laica, appoggiato dalla Turchia e dall’Iraq.
I JIHADISTI ERANO SOLO 2-300. In questa fase i jihadisti dell’Isis e al Qaeda, secondo le valutazioni unanimi di tutti gli analisti, erano 2-300 in tutta la Siria.
Nei fatti i transfughi dell’Isis scacciati da David Petraeus nel 2008 e protetti da Bashar al Assad.
La resistenza di Assad e la sconfitta dei laici della Fsa, determinata unicamente dall’intervento militare iraniano, hanno creato le condizioni ottimali per il radicamento e l’espansione sia dell’Isis sia di al Qaeda.

Nel 2015 appoggio iraniano al golpe degli sciiti Houti in Yemen

Un'esplosione illumina la notte a Sana'a, Yemen. La coalizione saudita ha intensificato i bombardamenti sulle postazioni dei ribelli Houti nella capitale. I raid dell'Arabia Saudita contro la minoranza sciita sono iniziati nel marzo 2015.

(© Ansa) Un'esplosione illumina la notte a Sana'a, Yemen. La coalizione saudita ha intensificato i bombardamenti sulle postazioni dei ribelli Houti nella capitale. I raid dell'Arabia Saudita contro la minoranza sciita sono iniziati nel marzo 2015.

Il 22 gennaio 2015 l’Iran ha promosso il golpe degli sciiti Houti che ha abbattuto il legittimo governo del presidente Mansour Hadi in Yemen.
UNA 'NATO SUNNITA'. È iniziata così una guerra civile che dura tutt’oggi a seguito della quale l’Arabia saudita ha promosso la formazione di una sorta di Nato sunnita, di cui fanno parte Egitto, Giordania, Turchia e decine di altri Paesi islamici, con l’esplicito fine di contrastare l’espansionismo e l’egemonismo iraniano che ormai preme direttamente sui confini del regno degli al Saud.

Questo oltranzismo di Teheran ignorato da Obama

Barack Obama e Hassan Rohani, presidenti di Stati Uniti e Iran.

(© GettyImages) Barack Obama e Hassan Rohani, presidenti di Stati Uniti e Iran.

Questa la successione inequivocabile di fatti, il cui bilancio finale è fallimentare non solo per i sauditi, ma anche per tutti i Paesi arabi. 
Ma, incredibilmente, questo oltranzismo e interventismo militare degli iraniani sono semplicemente ignorati da Barack Obama.
Peggio ancora, il presidente Usa lo registra, magari protesta, addirittura aiuta i sauditi a bombardare pasdaran e sciiti nello Yemen, ma di fatto considera questa dinamica espansiva dell’Iran, questa sua capacità vincente di “esportare la rivoluzione” come del tutto separabile dall’accordo sul nucleare.
IRAN RAFFORZATO. Accordo che rafforza enormemente, con la fine imminente delle sanzioni, la capacità offensiva dell’Iran (basti pensare ai 130 miliardi di dollari scongelati con le sanzioni) e che per di più riconosce piena, solare, gloriosa dignità di grande potenza regionale agli ayatollah.
Di fatto, il plauso e il premio alla loro politica espansiva a danno del blocco sunnita.
Una politica paradossale, dilettantesca, di cui la Casa bianca non sa minimamente calcolare le conseguenze (l’intervento russo era stato ritenuto impossibile, dopo attento esame), che di fatto obbliga il fronte sunnita a una reazione.
INEVITABILE ESCALATION. Da qui, l’esecuzione di Nimr al Nimr.
Da qui, l’impossibilità del contenimento di questa escalation.
Da qui, il fallimento inevitabile delle strategie di mediazione tra il fronte sciita-iraniano e sunnita-arabo, vuoi dell'Unione europea, vuoi del ministro degli Esteri italiano Paolo Gentiloni.
Di qui l’imminente, cogente necessità di scelta dell’Occidente di favore dell’espansionismo rivoluzionario sciita o della “trincea sunnita” propugnata da Condoleezza Rice.
Opzione che - unica - risponde e difende gli interessi nazionali dell’Occidente, come dell’Italia.
Anche e soprattutto nella guerra all’Isis.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Canoi 06/gen/2016 | 12 :01

Non mi piace questo articolo di Panella e non mi piace l'autore che trovo sempre supponente e dominato dalle antipatie. Di norma travisa i fatti ed anche stavolta scivola. Non Obama ma Bush ha destabilizzato il medioriente. Per Panella le peggiori colpe di Obama sono aver portato a casa i soldati USA, aver puntato sulla politica interna per creare lavoro e migliorare le condizioni di vita del popolo, aver preso le distanze dalla politica del fucile di Netayiahu, ed insistere con l'autosufficienza energetica. Suggerisco a Panella di fare il velinaro.

Per scrivere un commento è necessario registrarsi oppure accedere con Twitter o Facebook: Loggati - Registrati

Dalla nostra HomePage
Forte terremoto 6.0 vicino a Rieti

Violenta scossa nel Reatino. Crolli e vittime dal Lazio alle Marche (le immagini). Il sindaco di Amatrice: «Metà paese non c'è più». Si scava sotto le macerie. Live.

prev
next