Francesca Guinand

MUM AT WORK

La dura vita delle chef con un figlio nel menù

Come resistono le cuoche stellate mamme? Le storie di Marianna, Cristina e Rosanna.

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13 Febbraio 2016

Marianna Vitale, cuoca stellata classe 1980.

Marianna Vitale, cuoca stellata classe 1980.

Giusto il tempo di partorire, poi subito a ''Sud'', il suo ristorante - una stella Michelin - di Quarto, in provincia di Napoli, con la culla in cucina se necessario.
È la vita delle chef, bellezza.
Marianna Vitale, cuoca stellata classe 1980, è mamma da due mesi.
«Non ho mai lasciato il locale, sono stata via solo 15 giorni, cinque prima del parto e poi quelli che sono dovuta rimanere in ospedale».
ORARI RIDOTTI (DI POCO). Come si fa a mettere insieme un figlio appena nato con un lavoro così totalizzante?
«A me è bastato ridurre gli orari: due ore in meno ogni giorno. Certo, senza mia madre non avrei potuto fare niente: quando c’è il servizio sta lei con il bambino. Poi mi aiuta anche una baby sitter».
Non è facile: Marianna torna a casa tutte le sere alle 23.30 «e tate per quell’ora è difficile trovarne».
Quindi ecco che corre in soccorso la nonna: «A casa la chiamiamo Superman. Ha un lavoro, due figli e un nipote ed è sempre super attiva», racconta la chef a Lettera43.it.
UNA VITA ''ALL'INVERSO''. Considerando che le donne comuni stanno a casa almeno quattro mesi, si può pensare che i poteri della nonna sono passati anche alla neo-mamma.
«Io ho fatto quello che fa una mamma avvocato, o una mamma commercialista, o tante altre. La differenza è che noi facciamo una vita opposta al resto del mondo e per questo è un po’ più difficile organizzarsi. Io sono libera di mattina, ma parenti e amici sono al lavoro. E quando loro escono, io sono in cucina».
ACQUA E PANNOLINI. Complicato, a volte, comprare «l’acqua o i pannolini».
Con un figlio tutto cambia. «Se prima potevi mostrare noncuranza verso te stessa, ora hai la responsabilità di un’altra vita, a cui devi badare per forza».

Solo 49 donne stellate su 332 ristoratori premiati

Cristina Bowerman, chef stellata pugliese.

Cristina Bowerman, chef stellata pugliese.

Essere mamme significa imparare a fare i conti con le rinunce.
Cristina Bowerman, la chef stellata pugliese che - dopo 15 anni all’estero, una laurea in Giurisprudenza e una seconda in Arti culinarie all'Università di Austin - ha messo radici a Trastevere, nel centro di Roma, racconta ironizzando: «Sono tantissime. Per esempio mercoledì era il compleanno di mio figlio e io sono venuta qui al ristorante per prendere una torta già fatta, come la figlia del calzolaio».
IL MOTTO: «SI PUÒ FARE». A L43 Bowerman spiega: «Spero che, quando crescerà, riuscirà a seguire le sue aspirazioni. Questo è quello che vorrei lasciargli. Non i premi né i ristoranti».
E ancora: «Credo sia importante far sapere alle persone che “si può fare”. Questo è il mio motto».
Si può essere donne, mamme, imprenditrici, chef stellate.
E se qualcuna avesse bisogno di qualche consiglio, basta consultare il decalogo di Bowerman.
UN LAVORO CHE ASSORBE. Ci sono solo 49 donne “stellate” su 332 ristoratori premiati in Italia secondo l’ultima guida Michelin del 2015.
Per Rosanna Marziale de ''Le Colonne di Caserta'' «non è una questione di bravura, ma di assorbimento del tempo che ci vuole. Il lavoro in cucina è impegnativo».
Per questo ci sono meno donne tra i migliori chef.
DONNE DIETRO GRANDI CHEF. Non è una questione di resistenza, come aveva ipotizzato Antonino Canavacciuolo.
«Di solito le donne “stanno dietro”, e sono l’asso nella manica dei grandi cuochi. Lo stesso Antonino ha una moglie fortissima, come anche Carlo Cracco», ragiona la regina dei prodotti bufalini campani.
«Io ho fatto delle rinunce consapevolmente e felicemente. Sono assorbita totalmente dalla mia attività. E non è normale. Ma alle cose ci si arriva un passo alla volta, del resto nessuno ti insegna come vivere. Ma non dovrà essere così per tutta la vita».
 

Twitter @francesca_gui

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