Peppino Caldarola

MAMBO

Liberateci dal giogo dei dalemiani pentiti

Passati alla corte di Renzi, spadroneggiano nelle lobby politiche. È ora di rottamarli.

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23 Marzo 2016

Matteo Renzi.

(© Ansa) Matteo Renzi.

Luciano Violante sul Corriere della Sera del 23 marzo scrive cose sagge e interessanti attorno allo scontro interno al Pd.
Violante usa una categoria anche letteraria perché inquadra il feroce dibattito nel confronto fra giovani e vecchi.
In più aggiunge che l’ascesa di Renzi è stata determinata dalla mancata voglia/capacità della vecchia classe dirigente di farsi da parte, che ha spinto la componente più giovane verso una contestazione interna, poi vittoriosa, con connotazioni violente , nel linguaggio, e anche feroce nei modi.
Ai suoi e mie coetanei, Violante suggerisce due strade: mettersi in gioco come Hillary Clinton, Sanders e Corbyn , cioè sfidare nel voto i più giovani, oppure accettare la sentenza della storia e dell’anagrafe e parlare solo se richiesti.
RENZI È IL FRUTTO DELLA CODARDIA ALTRUI. Non condivide Violante questa guerricciola interna dei “vecchi” che rifiutano l’antagonismo misurato sul consenso. Come dargli torto?
Queste osservazioni partono dalla constatazione, che spesso ho ripetuto, che Renzi è stato creato da uno stato di necessità impresso alla sinistra dai ritardi e anche da una certa codardia della vecchia classe dirigente.
Solo Bersani ha accettato la sfida, l’ha vinta ma poi ha perso il confronto elettorale nel Paese. Attorno a lui giovani capaci, primo fra tutti Cuperlo ma anche Speranza, Orlando e Martina, non hanno avuto la forza di fare come Renzi, cioè dare un calcione ai “vecchi” per presentarsi come protagonisti del nuovo.
QUANTI DALEMIANI ALLA CORTE DEL PREMIER. L’accettazione di questa impostazione “violantesca”, mentre definisce severamente il campo di iniziativa dei politici a tutto tondo, o partecipate alla sfida o state in disparte, non toglie a chi osserva il diritto di dire cose su come il premier governa.
Solo che la sfera di indagine di Violante deve allargare lo sguardo su un fenomeno sottostante i vecchi leader che non mollano, e primo fra tutti Massimo D’Alema, e deve investire una classe dirigente intermedia in gran parte passata armi e bagagli con Renzi, a cominciare da Re Mida di Roma, Matteo Orfini.
Nel mondo delle lobby politiche, nel giornalismo, fra i “quadri” sono in tanti coloro che, di provenienza quasi esclusivamente dalemiana, sono passati nella corte di Renzi. Io non amo giudicare questi fenomeni con la categoria dell’interesse immediato. Preferisco interpretare culturalmente quel che vedo.

Il Lìder Maximo è stato il primo dei renziani

L'ex premier Massimo D'Alema.

(© ImagoEconomica) L'ex premier Massimo D'Alema.

Perché si passa da D’Alema a Renzi in un batter d’occhio? E soprattutto perché contro D’Alema e i “vecchi” gli ex dalemiani sono più feroci dei renziani puri?
In parte è un modo di essere terzinternazionalista, anche se si tratta di persone vissute in tempi successivi. Il passato prossimo viene demonizzato perché così, senza pentimento ed elaborazione critica, si passa nel nuovo Paradiso al seguito del nuovo capo.
Questi gruppi, poi, hanno sempre bisogno di un leader assoluto. D’Alema, insisto, è stato il primo dei renziani perché fece scomparire il partito a vantaggio della sua leadership e coloro che oggi lo insultano ne difendevano il primato insultando all’epoca i suoi rivali a cominciare dal povero Veltroni, per tacere di Occhetto.
I TORMENTI DEGLI EX COMUNISTI. Infine c’è un dato psicoanalitico che riguarda gli ex comunisti. Molti di loro sono tormentati dal fatto di esserlo stati e, più di Renzi e più di Berlusconi, scrivono giorno dopo giorno nuovi libri neri sul comunismo.
Sarebbe più semplice se dicessero: abbiamo sbagliato vita, era meglio essere democristiani, socialisti, liberali o missini fin da piccoli. Invece sono lì che si tormentano e tormentano coloro che questo schema rifiutano, non perché comunisti ma perché hanno uno sguardo più largo sul passato.
A me capita di essere attaccato ferocemente ogni volta che scrivo criticamente su Renzi, l'ultima volta per il caso Carrai, da questi figuri che dicono cose che mi fanno ridere: che lo farei per soldi, che rimprovero Renzi di non essere entrato nel Cda della Rai (mai pensato, giuro), e altre infamie neo-staliniste.
RAGIONANO COME BOMBACCI. In fondo il loro modo di ragionare non è tanto quello del comunista pentito, ma del “bombacciano”, cioè quel tipo di personaggio, Bombacci appunto, che passò dal comunismo al fascismo mettendosi in prima linea.
Io non penso che Renzi sia il fascismo, critico con assoluta determinazione il tentativo di appropriarsi dei Servizi con un suo “famiglio” (può farlo legalmente: lo nomini ministro o sottosegretario, lo faccia giurare sulla Costituzione e lo metta al giudizio quotidiano del parlamento), ma penso che molte cose che ha fatto fossero concettualmente giuste ma purtroppo tutte fatte male.
Penso che, proprio perchè la sua ascesa è avvenuta in modi tipici di uno scontro “giovani contro vecchi”, non abbia lo spessore di una vera lotta politica.
È tempo di quella, invece. Di nuovi vecchi e di nuovi giovani. C’è da rottamare questa stagione, ma soprattutto da rottamare i dalemiani pentiti, frutto malato della cattiva politica che Renzi voleva spazzar via.

 

Twitter @giuseppecaldaro

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