Vincenzo Imperatore

LO SPORTELLO

Manuale di autodifesa dallo strapotere bancario

Controllate il Cet1 del vostro istituto. I tassi e il profili di rischio. E, se serve, denunciate. Ecco un breve vademecum.

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23 Settembre 2016

I social network non possono essere solo un semplice svago per occupare 10 minuti del proprio tempo o un surrogato per soddisfare i repressi bisogni di autocelebrazione.
Rappresentano ormai un ecosistema virtuale, una sorta di nodo sociale che ha come funzione primaria la creazione di una community aperta per ciascuna delle necessità/esigenze degli utenti.
E anche la comunità dei risparmiatori e dei clienti delle banche ha una sua identità.
Tutto ciò che avviene all’interno di questa comunità è significativo per capire le esigenze dell’utente, che non cerca in Rete solo informazioni o un posto dove discettare di filosofia (anche bancaria) ma un canale comunicativo, un luogo dove poter essere “concreti” e richiedere/fornire suggerimenti pratici. Talvolta anche provocatoriamente per verificare il coraggio dei presunti “filosofi”.
CONSULTATE GLI STRESS TEST. Siccome negli ultimi tempi sui social mi è spesso stato chiesto di passare dalla teoria ai fatti in merito ai rischi del bail-in, cerco di riassumere in questo editoriale le azioni che farei io 'se'.
Se fossi un cliente di una banca, andrei a verificare innanzitutto il risultato dello stress test della Bce.
Gli stress test sono una prova di resistenza per valutare la tenuta del sistema bancario al verificarsi di ipotetici scenari negativi.
Uno degli obiettivi principali di questi esercizi è migliorare la fiducia reciproca all'interno del sistema finanziario, così da rendere più semplici i prestiti tra una banca e l'altra.
Lo stress test permette di determinare se un istituto di credito è abbastanza patrimonializzato da reggere l'impatto in caso di una crisi sistemica.
VERIFICATE IL PROFILO DI RISCHIO. Il parametro di riferimento è il Cet1, un indice che rapporta il capitale totale agli investimenti a rischio.
Se fossi cliente di una qualsiasi banca, chiederei innanzitutto di verificare il mio profilo di rischio e, se mi accorgessi (anche affidandomi a consulenti indipendenti) che non è il mio «profilo di rischio», ne chiederei la modifica, adeguandolo alle mie effettive caratteristiche di investitore.
Se fossi un possessore “non consapevole” di azioni e/o obbligazioni subordinate di una delle banche a rischio, le venderei immediatamente salvo poi agire nei confronti della banca.
Se fossi invece possessore di azioni e/o obbligazioni subordinate di banche già in default, inonderei le procure della Republica di denunce penali seguite da una causa di natura civilistica.
DENUNCIATE LE PRESSIONI. Se fossi un risparmiatore con disponibilità in conto corrente (indipendentemente dal limite dei 100 mila euro), non l'affiderei a una delle banche “chiacchierate” e che presentano un indice Cet1 non positivo. Trasferirei i miei averi in un istituto più solido.
Se avessi un euro di disponibilità non sottoscriverei mai un aumento di capitale di una banca in difficoltà e, se fossi un imprenditore affidato (quindi senza disponibilità proprie) costretto all’acquisto delle azioni dalla subdola e terroristica leva psicologica della chiusura del rubinetto del credito, conserverei le prove (mail, registrazioni telefoniche) della “pressione” ricevuta per denunciare al momento opportuno.
Se fossi un cliente affidato (cioé che ha preso soldi a prestito) di una banca a rischio, ci sarebbero elevate probabilità che l’istituto abbia applicato tassi usurai o commesso altri abusi.
Dalle analisi che giornalmente eseguo e verifico, più del 70% dei casi presentano illeciti di vario tipo a scapito di correntisti, mutuatari, utilizzatori di beni in leasing.
CONTROLLATE I RAPPORTI CON LA BANCA. Purtroppo il cittadino (e ancora di più l’imprenditore) fatica a comprendere quanto sia importante controllare sempre ai raggi x tramite una perizia econometrica i suoi rapporti con la banca.
Le sorprese non mancano e possono modificare radicalmente ciò che la banca ci vuole far credere.
Ecco: io mi sono espresso al riguardo. E se solo mettessimo in piedi queste reazioni, sarebbe già una rivoluzione.
Il futuro ora però è nelle vostre mani, fate la rivoluzione. Per fare la rivoluzione bisogna combattere.
Scegliete, non accontentatevi, non aspettate che le cose capitino prima agli altri. Non lasciate che il mercato vi abbia come vi vuole.
Dovete essere un soggetto collettivo, nessuno vi regalerà niente, ma se può vi spoglierà di qualcosa. È una grammatica diversa, che nessuno vi insegnerà. Imparate a urtare i vostri nemici, iniziate a remare.
Se non lo fate, nessuno lo farà per voi.


Twitter @VincenzoImpera1

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