Peppino Caldarola

MAMBO

Marchini, fare l'outsider ti assicura un futuro

Un po’ di destra un po’ di sinistra,  ma malvisto da ambo le parti. Che bel viatico.

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10 Febbraio 2016

Alfio Marchini

(© Imagoeconomica) Alfio Marchini

Strano destino parallelo quello di Passera e di Marchini.
Mentre il primo appare sfortunatissimo, al secondo le cose sembrano sorridere proprio quando si fanno difficili.
Passera dovrà scontrarsi con Beppe Sala e forse con Stefano Parisi. Gli esperti vedono le differenze, il grande pubblico no. E non vedendole, sceglierà sulla base degli sponsor: lì si vedrà se la coppia Berlusconi-Salvini è più forte di Renzi.
PER PASSERA ERA MEGLIO NAPOLI. Per Passera resterà una battaglia di testimonianza nell’attesa che il cadavere, in senso figurato, dei competitor passi davvero nel fiume sotto casa sua. Forse i suoi consiglieri avrebbero dovuto spingerlo a presentarsi a Napoli. Elegante, bella moglie, ricco, aria tecnocratica, avrebbe spezzato le faide politiche di quella povera e straordinaria città con “quella faccia da straniero”.
A Roma Marchini avrebbe potuto fare il candidato sindaco del centrosinistra se questo, dopo il caso Marino, si fosse affidato a una lista civica che avrebbe potuto trovare in “Arfio” il suo pivot.
Non se ne è fatto niente. Avrebbe potuto, e sulla carta potrebbe ancora, fare il candidato di riferimento del centrodestra, aveva addirittura ammorbidito Salvini, ma da quelle parti c’è la Meloni, ognuno ha il suo Fassina, che pur di non far vincere il proprio schieramento ora si inventa la signora Della Chiesa, degnissima persona ma voto-repellente.
Però Marchini ha ancora alcune carte da giocare. Meloni rappresenta una destra popolana e marginale. Non è detto che tutti i suoi seguaci cerchino la bella battaglia senza la vittoria alle viste.
GIACHETTI E LA SINDROME DEL GREGARIO. In più sul fronte opposto, il buon Giachetti, ottimo parlamentare e lavoratore instancabile, soffre per quell’immagine gregaria che corrisponde abbastanza alla sua vita politica. Non ha “cazzimma”, dietro di lui si intravvede sempre un leader: Pannella, Rutelli, Renzi.
Roberto Giachetti può sopperire a questo svantaggio correndo molto, come sta già facendo, ma il lavoro nelle elezioni non è tutto, serve l’immagine che in lui è debole. Non è fortissima quella di Morassut che, tuttavia, potrebbe radunare attorno a sé la sinistra sconfitta da Renzi e quella che i vuole liberare dalla piaga-Orfini. Avrà contro la vendetta di Marino e il Fassina e il genio autolesionista di Fassina, il Meloni della sinistra. È una classica partita che vince chi fa meno autogoal.
È per questo che Marchini può aspirare al ballottaggio - con i 5 stelle? - e di lì al grande salto. Può ovviamente perdere, ma la sua nuova sconfitta sarebbe un altro punteggio nel cursus honorum perché gli darebbe la patente dell’indipendente che è un po’ di destra un po’ di sinistra ma malvisto dall’una e dall’altra parte. Un bel viatico.

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