Lia Celi

SPIRITO ASPRO

Maso scendi in politica, Adinolfi ti aspetta

Il neonato Popolo della Famiglia potrebbe presto avere un tesserato ad honorem.

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05 Marzo 2016

(© Ansa)

Il neonato Popolo della Famiglia, concepito e partorito a furor di popolo da Mario Adinolfi, potrebbe presto avere un tesserato ad honorem, un italiano che dal 1991 è sinonimo di famiglia fondata sui legami di sangue, specie coagulato sul pavimento: Pietro Maso.
Il genitoricida di Montecchia di Crosara, (che a 44 anni sfoggia un'inquietante somiglianza con un'altra brava personcina della cronaca recente, Massimo Bossetti), avrebbe annunciato in un paio di telefonate di dover «finire il lavoro di 25 anni fa sulle mie sorelle». Dimostrandosi così un fulgido esempio dei valori tradizionali del Nordest: non solo famiglia, ma anche cocciuto attaccamento al lavoro. Risultato, per Nadia e Laura Maso è stato disposto un programma di protezione contro le sanguinose mire del fratellino.
IL TENTATIVO DI ESTORSIONE ALL'AMICO. Dietro l'ira di Pietro, il compassionevole tentativo delle sorelle di salvarlo da se stesso. Se i personaggi fossero nobili dei secoli bui e vestissero tuniche e cotte di maglia, saremmo in zona Shakespeare, perché c'è di mezzo un fatale equivoco: due mesi fa Pietro aveva inviato per sbaglio a Nadia un sms farneticante diretto a un conoscente (in Shakespeare sarebbe stato uno scambio di pergamene da parte di un messaggero). La donna, riconoscendo in quel linguaggio violento e alterato il Pietro «cattivo» che sperava fosse stato cancellato in 22 anni di riabilitazione e terapia, aveva prudentemente allertato la procura di Verona sollecitando aiuto per evitare che il fratello si ricacciasse nei guai. Troppo tardi: quel minaccioso messaggino rientrava in un tentativo di estorsione ai danni dell'amico, ed è costato a Maso una denuncia.
La mente (o quel che è) di Maso, già non messa benissimo di suo e ulteriormente scombussolata da una recente scorpacciata di cocaina in Spagna, ha interpretato l'intervento di Nadia come uno di quegli intollerabili affronti che costarono la vita ai suoi genitori, tipo le lamentele della madre sui suoi brutti voti a scuola o il sarcasmo del padre sul troppo tempo passato nei bar. Di qui le inquietanti fanfaronate sul «finire il lavoro», sparate al telefono con l'ex moglie Stefania e con monsignor Guido Todeschini, che nel 2010 aveva celebrato in carcere il religiosissimo matrimonio fra i due. Il prelato è tuttora la guida spirituale di Maso, nonché suo ex principale, avendolo assunto, dopo la scarcerazione tre anni fa, a Telepace, l'emittente cattolica di cui è direttore.
Ai due già citati valori tradizionali incarnati dal parricida di Montecchia, si aggiungono quindi la fiducia e il rispetto per la Chiesa cattolica e una certa confidenza con i media: credenziali perfette per il Popolo della Famiglia, e a questo punto monsignor Todeschini potrebbe pure scrivere due righe al fondatore per raccomandare il suo protetto.
UN BIPOLARE PER IL BISPOSATO ADINOLFI. Maso, anziché taglieggiare gli amici per costruire una fantomatica comunità di nonsisaché in Spagna (questo pare fosse il suo obiettivo), avrebbe l'opportunità di dedicarsi ad attività sempre socialmente pericolose, ma più controllabili, impegnandosi nel Popolo della Famiglia.
D'accordo, lo psichiatra Vittorino Andreoli ai tempi gli diagnosticò una «sindrome bipolare», ma di bipolari, almeno in senso matrimoniale, fra i teocon familisti ce ne sono già parecchi, dal bidivorziato Casini allo stesso bisposato Adinolfi.
Il leader del Popolo delle Famiglie non potrà che accogliere tra le sue fila con entusiasmo l'inquieto fratellino di Nadia e Laura, specie in vista delle elezioni amministrative, alle quali il nuovo partito si presenterà «in tutta Italia, chiedendo un miracolo al Signore».
E quanto a miracoli, con Pietro Maso il buon Dio avrà solo l'imbarazzo della scelta, e con poca fatica: sarà già un miracolo se entro giugno non finirà di nuovo in galera.

 

Twitter: @liaceli
 

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