Franco Moscetti

FACCIAMOCI SENTIRE

Morricone e quell'Italia over 80 da non rottamare

Il maestro è il perfetto esempio di un talento in cui non prevale l'individualismo.

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29 Febbraio 2016

Ennio Morricone

(© Ansa) Ennio Morricone

Ennio Morricone a oltre 87 anni (è nato a Roma il 10 novembre 1928) è riuscito a vincere il suo primo Oscar per la colonna sonora del film di Tarantino tenendo ancora una volta alto il nome del nostro Paese. Chapeau, direbbero i nostri cugini francesi!
Dobbiamo ammettere che rispetto a una “rottamazione” spesso giustamente invocata per chi calca il palcoscenico da troppo tempo e senza essere titolare di risultati eclatanti, ci sono alcuni “grandi vecchi” che stanno difendendo la dignità del nostro Paese e tra questi a Morricone spetta un posto di primo piano.
GERONTOCRAZIA NON SEMPRE SBAGLIATA. Il grande compositore, come già detto, è nato a Roma anche se di origine ciociara, esattamente di Arpino in provincia di Frosinone.
A Roma, e immagino soprattutto ai suoi tempi, è più facile pensare a un posto nella Pubblica amministrazione che a una carriera in campo musicale. Il padre trombettista deve però avergli trasmesso la passione per questo strumento in cui si diplomò al Conservatorio di Santa Cecilia iniziando così una carriera che definire straordinaria è poco.
Inutile soffermarsi sui suoi tanti e grandi successi. Oggi lo faranno in molti e certamente in modo più qualificato di come possa farlo io.
Quello che vorrei sottolineare, prendendo spunto dall’Oscar appena vinto da Morricone, è la contraddizione, nella quale cado anche personalmente, tra una definizione “gerontocratica” del nostro Paese e l’ammirazione per alcuni “grandi vecchi” ancora attivi che hanno fatto grande l’Italia.
Sandro Catani nel suo saggio Gerontocrazia ha descritto i «400 vecchi dell’economia italiana che stanno affondando il nostro Paese». Sarebbe forse stato giusto aggiungere «dopo averla fatta diventare la settima potenza industriale del mondo»?
GLI ESEMPI DI DEL VECCHIO E NAPOLITANO. Come noto, recentemente la stampa si è molto occupata di Leonardo Del Vecchio che, dopo aver fatto fuori tre amministratori delegati in 18 mesi, ha deciso di riprendere saldamente in mano le redini di Luxottica all’età di 81 anni. Come dimenticare però che Del Vecchio è il fondatore della sua azienda (gruppo leader mondiale nel settore degli occhiali) e che è riuscito nella sua impresa pur partendo dal collegio dei Martinitt?
Anche la politica che forse più di altri settori avrebbe bisogno di una rottamazione deve la gestione degli ultimi turbolenti anni del nostro Paese a Giorgio Napolitano, classe 1925, (da alcuni definito addirittura Re Giorgio per aver qualche volta interpretato in modo estensivo i suoi poteri costituzionali).

Il talento non deve mai prevalere sulla collettività

Quale potrebbe essere il minimo comune denominatore tra questi tre casi a prima vista così diversi tra loro? Il tema è che in Italia prevale l’individualismo e certamente a livello individuale siamo tra i più bravi al mondo. Ci sono alcune attività per cui il puro talento è fattore chiave di successo, altre che per definizione hanno bisogno di una visione sistemica che a noi manca. 
Non c’è dubbio che per fare il compositore il genio sia fondamentale. Il teatro e il cinema hanno sempre avuto nella terza età degli attori una solida certezza.
In politica viceversa non è sempre altrettanto vero. Il fondatore di un’azienda con il proprio talento può svilupparla e portarla fino a un certo livello, ma difficilmente riuscirebbe a farla crescere e a perennizzarne il successo immaginando di continuare a fare tutto da solo.
TANTI GENI NON FANNO UNA GRANDE SQUADRA. Una dimostrazione di quanto poi i leader di successo non siano altrettanto capaci quando debbono confrontarsi con altri leader di successo come loro la troviamo nei consigli di amministrazione o anche in ambito associativo, se non si vuole sempre ricorrere agli stantii esempi della politica. Il risultato di un consiglio direttivo o di una giunta di una importante associazione, per esempio, non sarà mai confrontabile alla somma dei valori che potrebbero esprimere le persone che vi hanno partecipato.
Molte persone di successo assumono infatti come priorità il loro interesse individuale e la “sacralità” della propria idea.
Difficile per loro mediare tutto questo sulla base di un superiore interesse che non sia il loro. Solo quando l’interesse collettivo diventa individuale arriva la condivisione, altrimenti ognuno per sé e Dio per tutti.
Questi atteggiamenti non si modificano nel tempo in quanto fanno parte, sempre nella maggioranza dei casi, del codice genetico degli interessati. Le nobili eccezioni, che pure esistono, fanno sì che si possa poi parlare di risultati straordinari.
La metafora di Morricone o di un grande compositore come lui permette di sottolineare un altro aspetto del dibattito che potremmo definire per semplicità: individualismo versus visione sistemica.
Un compositore “deve” lasciarsi guidare dal suo talento individuale. L’opera musicale, anche se realizzata in collaborazione con altri, è frutto di questo. Nel momento in cui il compositore dirige l’orchestra che deve interpretare la sua opera è ancora un momento “individuale”.
MORRICONE, PERFETTA METAFORA. Ma quando poi si passa agli orchestrali ognuno deve dare il massimo di se stesso come musicista ben sapendo che dovrà agire in coerenza con tutti gli altri componenti dell’orchestra per cui il risultato finale non potrà che essere un valido connubio tra le proprie capacità individuali ma messe al servizio di un progetto collettivo.
Quello che dovremmo evitare, e qui la metafora riguarda ancora il nostro Paese, è di suonare in un’orchestra pensando solo a noi stessi e al nostro talento e non al risultato collettivo e ricordarsi che la rottamazione non può essere solo un fatto anagrafico.
Nelle aziende esistono i Kpi’s (Key performance indicator).
Rottamiamo coloro che da troppi anni performano bene solo in chiacchiere ma abbiamo rispetto e ammirazione per coloro che, a qualunque età, siano capaci di migliorare le condizioni del nostro Paese. Se poi si riesce a farlo in musica come il Grande Maestro Ennio Morricone, tanto di guadagnato.

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