Peppino Caldarola

MAMBO

Parisi-Marchini, nuova linfa per il centrodestra

Con loro la coalizione può trovare un'altra fisionomia. E rottamare i politici chiassosi.

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05 Febbraio 2016

Alfio Marchini

(© Imagoeconomica) Alfio Marchini

Stefano Parisi, presidente e fondatore di Chili.

Stefano Parisi, presidente e fondatore di Chili.

Può accadere che nel centrodestra, in occasione delle prossime amministrative, ci siano novità di lungo periodo.
A Milano lo schieramento avverso a Renzi si preparerebbe a mettere in campo Stefano Parisi.
A Roma, complice anche la dolce defezione dell’onorevole Meloni, il centrodestra potrebbe confluire su Alfio Marchini.
Nessuno sa, allo stato attuale delle cose, che possibilità abbiano i due candidati di essere eletti sindaci di Milano e Roma.
PARISI PUÒ ESSERE UNA SORPRESA. A Milano Sala, se dovesse vincere le primarie del Pd, sembra avviato al successo cittadino. A Roma, in attesa di conoscere il nome del grillino, sulla carta favorito, il duello Giachetti-Morassut sta facendo voltare pagina al Pd.
Infine, potrebbe darsi che il centrodestra torni agli antichi furori e metta in un cestino sia il buon Parisi sia Marchini condannandosi all’irrilevanza.
La novità Parisi-Marchini, se ci sarà, sta in alcuni punti precisi. In primo luogo la fisionomia dei candidati. Stefano Parisi è stato un civil servant dopo anni in Cgil e dopo altri anni fruttuosi in Confindustria e sfortunati, per un incredibile teorema giudiziario da cui ne è uscito a testa alta, in Fastweb. Oggi ha una azienda tutta sua, da tempo vive fra Roma e Milano, dove ha casa e dove fu manager di punta nell’amministrazione.
Parisi nasce socialista, forse lo è tuttora come tanti che si sono rivolti al centrodestra nella convinzione consolatoria che sia stata la sinistra post-comunista a uccidere il Psi, ha relazioni trasversali, è persona seria, ha un’ironia e un’auto-ironia che non guastano. Dicono che sia poco conosciuto. Ma le campagne elettorali servono proprio a questo.
MARCHINI, CARTA PER ALLARGARE IL CONSENSO. Marchini è più noto. Famiglia di costruttori edili molto comunisti. Legami trasversalissimi, tuttavia da tempo collocato in quell’area moderata che dialoga con il centrodestra. Roma la conosce e, come recita uno slogan, la ama.
Il centrodestra con la Meloni si sarebbe garantito un voto di destra ma, a parer mio, quella candidatura non sarebbe stata molto espansiva. Marchini può allargare il fronte anche a gente di sinistra delusa.
Fin qui lo stato dell’arte.
Il duo Marchini-Parisi, se si componesse e se avesse un buon risultato, vittoria inclusa in una delle due città, porterebbe a casa una diversa fisionomia del centrodestra.
A riposo i politici chiassosi, gli azzeccagarbugli, e, detto più francamente, tutta una classe dirigente da rottamare, verrebbero in primo piano persone prestate alla politica con una storia nella società civile. Scrivo “prestate alla politica” sapendo che si tratta di un’espressione non interamente vera.
UN DUO DA CUI IL CENTRODESTRA DEVE RIPARTIRE. Marchini e Parisi hanno sempre fatto politica, a modo loro. Il loro riferirsi a Berlusconi è sempre stato molto netto, ma non servile. Al Cavaliere garantiscono di uscire dal pollaio, danno a Salvini la possibilità di essere generoso verso la propria coalizione data la propria impresentabilità, ai Fratelli d’Italia darebbe il ruolo di ala destra stretta fra nostalgia e sogni di gloria per una Meloni prossima ventura, a bambino cresciuto.
Saper guardare le novità in campo avverso è sempre segno di saggezza.
Il centrosinistra sottovalutò le proprie divisioni in Liguria ma anche il carattere pacioccoso del candidato Toti che portò voti alla sua ditta.
A Lecce c’è un sindaco che vince su tutti in termini di popolarità. A Napoli Lettieri può battere qualunque candidato di centrosinistra.
Bisogna tenere a mente questi scenari per capire che oggi Renzi e il centrosinistra sono forse, molto forse, vincenti, ma di “doman non c’è certezza”.

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