Peppino Caldarola

MAMBO

Parisi, renziano mancato che odia i comunisti

Schivo, antiretorico, ironico, è l'esempio più clamoroso della storica rottura tra Pci e Psi.

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11 Febbraio 2016

Stefano Parisi ai tempi di Fastweb.

(© Imagoeconomica) Stefano Parisi ai tempi di Fastweb.

Conosco da tempo Stefano Parisi. Non lo vedo da qualche anno. Non so se siamo ancora amici. Sono uno che le amicizie, quelle vere, anche quando finiscono, le mette nelle bacheca del suo cuore.
So che lo stimo molto, è un uomo preparato, intelligente, auto-ironico. Ha anche una bella famiglia. Ha scelto di diventare il candidato per il centrodestra alla guida di Milano.
Ho già scritto che considero questa operazione di Berlusconi geniale. Offre al suo mondo, in questi mesi di sconcerto, vittima di incursioni leghiste o borgatare, un personaggio moderato e di qualità che allude a un altro modo di essere dello “schieramento a noi avverso”, come diceva Veltroni.
La moltiplicazione dei Parisi e gli accantonamenti dei Salvini e delle Meloni, capi-partito parolai ma nulla di più, può offrire al vecchio Cavaliere la via d’uscita da una crisi nata dall’esaurimento del berlusconismo, dall’affollarsi di eredi di scarso valore, dall’assenza di prospettive di rango europeo.
UN SOCIALISTA PER IL CENTRODESTRA. Parisi ha accettato con una dichiarazione esplicita di lealtà al centrodestra, tutto. Direbbero a  Roma: «È de loro». Se fossi a Milano non lo voterei per questa ragione, per me invalicabile, anche se personalmente sarei stato tentato per la stima che ho per lui.
Tuttavia se Parisi appare come il tentativo di Berlusconi e anche di Salvini (gli va riconosciuto) di uscire dal cono d’ombra, indipendentemente dal risultato, il dato che emerge è ricco di storia e quindi di futuro. Parisi è il primo vero socialista che non solo fa parte di uno schieramento di centrodestra, ce ne sono stati altri e non pochi, ma è il primo che ne assume la guida sia pure solo in una grande città.
C’è il morto che mangia il vivo. La rissa fra socialisti e comunisti che viene da molto lontano è divenuta odio puro dopo la tristissima vicenda di Craxi (e qui i comunisti hanno commesso, a mio parere, errori clamorosi), che non accenna a stemperarsi.
C’è un mondo socialista che col passare degli anni non sente venir meno le ragioni della rottura, anzi, ne amplifica soprattutto gli aspetti emotivi.
ODIA GLI EX COMUNISTI COME TUTTI GLI EX PSI. Parisi tecnicamente avrebbe potuto essere un riformista di sinistra, persino un renziano, di quelli di prima del “caso Etruria” e del “caso Carrai” (vera tomba del renzismo).
Ma probabilmente non avrebbe mai potuto fare questa scelta perchè ci odia, noi che veniamo dal Pci (così come ci odia Renzi, ma deve, peggio per lui, sopportarci). non singolarmente. ma come esperienza collettiva, come mondo. E molti di noi, non io, ricambiano.
Scrivo questo per dire che la sinistra che verrà deve sapere che con una parte della tradizione socialista ( lo dico a malincuore) ha chiuso. Saremo rivali, ma molti si sentono da tempo reciprocamente nemici. Parisi, questo personaggio schivo, antiretorico, ironico, è la rappresentazione più clamorosa di questa rottura storica irrimediabile. Noi di qua e molti di loro di là.
C’è il piccolo problema che alcuni di loro, non so Parisi, vogliono ostinatamente definirsi socialisti.
Non è una cosa seria. I socialisti, pur odiando altri colleghi di sinistra, non vanno a destra, e se ci vanno, diventano destra. E l’uomo di destra Parisi può aiutare il suo campo a fare una battaglia di contenuti malgrado il fondo di odio da cui nasce la sua scelta.
Che dire: addio compagni socialisti, speriamo che abbiate trovato pace.

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