Peppino Caldarola

MAMBO

Per riprendersi Roma il Pd punti su Giachetti

La sua candidatura prende quota. Sarebbe perfetto. E la città avrebbe un sindaco vero.

di

|

15 Gennaio 2016

Roberto Giachetti del Pd.

(© Ansa) Roberto Giachetti del Pd.

Vedete com’è la politica al giorno d’oggi! Situazioni che sembravano chiuse e compromesse si possono riaprire e probabili vincitori, viceversa, posso sentire la terra tremare sotto i piedi. Parliamo di Roma, di Giachetti e del Movimento 5 stelle.
Roma, come sappiamo, è una piazza elettorale contendibilissima. L’avventura di Marino ha lasciato ferite nella città, non governata da mesi, e nella sinistra. Lo scandalo di Mafia capitale ha colpito trasversalmente ma sono stati coinvolti troppi dirigenti locali della sinistra al punto che il Pd è stato commissariato.
La destra aveva avuto l’occasione di un candidato trasversale come Marchini e l’ha gettata al vento, in campo è la Meloni, una specie di Salvini di borgata (e ho detto tutto!), che non sembra avere capacità di attrazione oltre i suoi confini elettorali. Il Movimento 5 stelle appariva, e lo è ancora in parte,  il vincitore designato, soprattutto con un candidato di nome.
Poi accade che il Pd, non trovando un Sala capitolino e, cercando fra telegiornaliste e antichi dirigenti come Berlinguer e Morassut, vede venire avanti la candidatura di Roberto Giachetti.
UN EX RUTELLIANO DA SUBITO CON RENZI. Giachetti viene presentato come un renziano della prima ora e lo è. Tuttavia la sua biografia, dato che è un ragazzo di una certa età, è più lunga dell’ancora breve vita del renzismo. È vero che scelse subito l’attuale premier forse per ispirazione, per intuito, per disperazione, essendo finita l’esperienza rutelliana. Sta di fatto che sta con Renzi - pur non essendo fiorentino e neppure toscano, tanto meno di Arezzo -  dal primo momento.
Giachetti è un parlamentare con i fiocchi. Lavora molto, ha grande esperienza dei regolamenti, ha fatto battaglie controcorrente, si pensi solo a quella sulla legge elettorale, ha una dote umana rara nel renzismo: è simpatico, poi dicono che sia romano e romanista.
È soprattutto un ex radicale e di quella scuola gloriosa porta con sé le stimmate iniziali che lo spingono a un impegno instancabile e soprattutto alla capacità di stare in mezzo “alla gente”.
Se Giachetti decidesse di incontrare i cittadini romani uno per uno, sicuramente lo farebbe. Tutto il contrario dei candidati mandati dall’alto, anche se la sua designazione viene dal premier e molti sostengono che al momento non abbia dalla sua i sondaggi. Col lavoro può rovesciare tutto.
I 5 Stelle con Di Battista sembravano in pole position. Poi è successo lo scandalo di Quarto, poca cosa ma gestita come un partitino della Prima Repubblica con il decadimento dell’immagine del movimento e dei suoi giovani leader. Ma per loro nulla è definitivamente compromesso.
La città capitale è stanca e vuole mandare un solenne “vaffa” a tutti, ma potrebbe scegliere anche altri candidati che si mostrassero, come nel caso di Giachetti, non solo già esperti nel governare - fu uomo cardine nelle giunte Rutelli, che i romani considerano giustamente buone amministrazioni - ma soprattutto in grado di farlo un minuto dopo l’eventuale elezione.
I SUOI POSSIBILI NEMICI? FASSINA E MARINO. L’ostacolo per Giachetti è quella sinistra vendicativa che si concretizza in due nomi.
Il primo è Marino che ha dalla sua il modo un po’ brusco, diciamo così, con cui fu eliminato, ma che non può far dimenticare come la sua giunta e la sua sindacatura siano state fra le peggiori nella storia della città.
L’altro nome è Fassina, l’uomo più triste di Europa, che ormai si caratterizza più che per le proprie ambizioni per la volontà di far vincere chiunque pur di far perdere Renzi.
Marchini si è un po’ appannato. Il Pd avrebbe potuto sponsorizzarlo, Berlusconi pure. Avrebbe potuto essere il candidato del passo indietro dei due partiti. L’operazione non è riuscita né lui ha imposto un ritmo alla sua iniziativa, che ora appare troppo in sordina.
Per queste ragioni Roberto Giachetti, con la sua magrezza frutto dei troppi digiuni, con quella faccia che avrebbe bisogno di un buon barbiere, con quella parlantina da radio radicale, con le cose che sa e la sua generosità politica, potrebbe essere la sorpresa elettorale.
O prende zero voti o vince.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Nessun commento

Per scrivere un commento è necessario registrarsi oppure accedere con Twitter o Facebook: Loggati - Registrati

Dalla nostra HomePage
Brexit, i rappresentanti Uk sgraditi a Bruxelles

Londra temporeggia, ma Juncker vuole il divorzio rapido. Così i gli esponenti britannici dell'Ue si sentono di troppo. E arrivano le prime dimissioni.

prev
next