Franco Moscetti

FACCIAMOCI SENTIRE

Primarie, inutile teatrino specchio della classe dirigente

Chi perde non molla l'osso. In politica come altrove, la meritocrazia è solo un'illusione. Se il Paese si regge in piedi lo deve alla sua maggioranza silenziosa. Che si dimostra migliore di chi la governa.

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07 Marzo 2016

Antonio Bassolino.

(© Ansa) Antonio Bassolino.

Quando un’azienda rischia di portare i libri in tribunale è abbastanza logico che il management che l’ha ridotta in una simile situazione vada a casa e venga sostituito con altri che hanno le caratteristiche per rimetterla in sesto.
Per quanto riguarda il nostro Paese è un po’ quello che si era riproposto di fare l’attuale premier, Matteo Renzi, facendo della cosiddetta “rottamazione” la sua arma di battaglia.
In molti ci avevano creduto e Renzi ne aveva guadagnato un consenso forse mai visto prima da un politico, dal dopoguerra a oggi.
UN'OCCASIONE SPRECATA. Come ho spesso detto e scritto il tema non riguardava soltanto una classe politica, ma tutta una generazione di classe dirigente che per la prima volta lascia a quella successiva una situazione peggiore rispetto a quella che aveva trovato.
Poteva trattarsi di uno straordinario progetto di rinnovamento dell'Italia, a maggior ragione se fosse avvenuto assumendo come priorità il superiore interesse del Paese stesso e si fosse basato sullo sviluppo di una cultura meritocratica a sua volta fondata su criteri trasparenti di valutazione.
L'ILLUSIONE DELLE PRIMARIE. Non mi sembra che le cose siano andate, o stiano andando, nella direzione auspicata.
In politica l’introduzione delle primarie poteva essere un primo tentativo in questo senso. Si dà però il caso che, soprattutto nel Pd, ovvero nel partito che ne aveva fatto il suo cavallo di battaglia, la selezione dei candidati sia una sorta di sfida all’Ok Corral tra le diverse correnti e tra coloro che non intendano mollare l’osso.
Lo stesso risultato finale non viene accettato o comunque messo in discussione da una parte del partito stesso che poi alle amministrative presenta comunque un suo candidato.
L'ECONOMIA RELAZIONALE È VIVA E VEGETA. La Liguria è stata recentemente un esempio illuminante da questo punto di vista e Cofferati & C. credo sarebbero pronti a ripetere l’esperienza alla prima occasione.
Nelle primarie del 6 marzo a Napoli è riemerso Bassolino (sì, proprio lui) e adesso vedremo se e come accetterà il verdetto delle urne di partito.
Nel frattempo al vertice di aziende pubbliche arrivano facce più o meno nuove, ma non ci vengano a raccontare che «l’economia relazionale è morta».
Spesso il de cuius è la meritocrazia: prima si attingeva dal network “A” ora si attinge dal network “B” e le poche nobili eccezioni hanno fatto sì che non si sia assistito al cambiamento meritocratico auspicato.

Dai partiti ai sindacati: la meritocrazia che non c'è

Tiziano Treu.

(© Ansa) Tiziano Treu.

Non vorrei essere frainteso: ho preso il Pd come esempio, ma la selezione meritocratica della nuova classe dirigente riguarda tutti i partiti, M5s compreso, che non può certo immaginare di risolvere il problema con qualche centinaio di clic a prescindere dal profilo necessario al candidato per occupare alcune posizioni. Altri partiti hanno un leader che decide per tutti.
Se passiamo al fronte dei sindacati, non hanno dato dimostrazione diversa.
NESSUN CAMBIAMENTO EPOCALE. Non voglio speculare sul servizio delle Iene a proposito degli stipendi dei leader della Cisl ma anche qui non abbiamo assistito a un cambiamento epocale.
Inoltre, dopo che i media avevano portato all’attenzione dell’opinione pubblica alcuni vantaggi previdenziali che riguardano i pensionandi leader sindacali, mi sarei aspettato almeno il gesto di modificare la famosa legge 564 scritta dall’ex commissario Inps, Tiziano Treu, nel 1996 che riconosce a costoro una serie di privilegi (dei quali ci siamo già occupati in passato).
Non mi sembra che sia successo niente di tutto questo al netto di un paio di sollecitazioni dell’attuale presidente dell’Inps, Tito Boeri.
IL CASO DELLA REGGIA DI CASERTA. In compenso alcuni sindacati (altri fortunatamente si sono dissociati dall’iniziativa) hanno accusato il direttore della Reggia di Caserta di lavorare troppo con tanto di protesta ufficiale al ministro dei Beni Culturali, Franceschini.
Peccato che nel frattempo non si fossero accorti - da quello che scrivono i giornali - che all’interno della Reggia vivono 12 famiglie, occupando altrettante abitazioni a qualche euro al mese di affitto e senza pagare luce, acqua e nettezza urbana.
Strano modo di difendere diritti (comunque) acquisiti.

La corsa alla presidenza di Confindustria non fa eccezione

Il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, all'assemblea degli industriali.

(© Ansa) Il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, all'assemblea degli industriali.

Per chiudere il cerchio dovrei parlare anche di Confindustria, ma qui sono in “conflitto di interessi” per aver lasciato questo sodalizio nel 2009.
Le ragioni furono riportate in una mia intervista al Sole24Ore del 29 luglio dello stesso anno e mi sembrano ancora terribilmente attuali.
Ho già pagato il mio “sgarbo” con il veto postomi per la mia nomina alla presidenza di una società (peraltro quotata) in quanto considerato sgradito.
SEMBRA UN FILM D'ALTRI TEMPI. Qualunque cosa dica sarebbe quindi facilmente strumentalizzabile, per cui mi limito solo a invitare, chi ha tempo e voglia, a seguire attraverso i media il processo per la nomina del successore dell’attuale presidente Squinzi e a maturare una sua autonoma idea.
A me sembra di assistere a un film di altri tempi, ma non vado oltre.
Paradossalmente, se il nostro Paese riuscirà a cavarsela, avendo affrontato la più grande crisi internazionale dal 1929 a oggi in questo modo, vorrà dire che siamo veramente dei fenomeni.
ITALIANI MIGLIORI DELLA LORO CLASSE DIRIGENTE. La naturale conclusione potrebbe essere che gli italiani sono migliori della classe dirigente che li rappresenta.
La maggioranza silenziosa, quella che non fa mai notizia, tutte le mattine si alza, si rimbocca le maniche e pedala.
Anche per i fannulloni che si nascondono nella pubblica amministrazione, ma pure nel privato. E nonostante una classe dirigente (ovviamente nelle generalizzazioni molti vengono penalizzati) che spesso pensa al particolare e all’oggi, piuttosto che all’interesse generale e al futuro di questo Paese.
Per questo, alla fine, l’Italia ancora una volta ce la farà.  

 

Twitter @FrancoMoscetti

© RIPRODUZIONE RISERVATA

alex100 09/mar/2016 | 20 :17

ROTTAMARE prego ROTTAMATE e ... ROTTAMIAMO
Bassolino e la vecchia politica hanno già troppo danneggiato la Campania e l'Italia
con Berlusca ed i suoi alleati Lega ... etc

new zealand 07/mar/2016 | 15 :58

Cambiare è difficile, serve tempo e a molti non conviene proprio
Faccio un breve esempio, come cambiare la Pubblica amministrazione mantenendo tutti i dirigenti del passato, con le loro amicizia, inciuci, abitudini e ruberie, sulle loro poltrone? Alternativa estrema licenziarli tutti, alternativa meno estrema, riciclarli come uscieri. Ma ad oggi nulla è stato tentato, i dirigenti sono tutti al loro posto e col loro lauto stipendio, inclusi quelli inquisiti e spesso anche quelli condannati, e si continua a parlate di miglioramento della Pubblica Amministrazione, semplificazione burocratica, meritocrazia... etc.. mi fermo qui ma potrei continuare con partiti, sindacati, etc..

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