Lia Celi

SPIRITO ASPRO

Quelli del: «Se la sono andati a cercare»

Regeni, Solesin, Arrigoni per troppe persone sono solo degli irresponsabili idealisti.

di

|

06 Febbraio 2016

Giulio Regeni.

Giulio Regeni.

Li educhiamo bene, alle buone letture, ai grandi ideali.
Li incoraggiamo a studiare le lingue, a interessarsi a quel che succede fuori dal loro Paese, a immaginare il loro futuro nel grande scenario del mondo e non nell'angusto teatrino in cui sono nati.
Gli insegniamo a non chiudere gli occhi davanti all'ingiustizia e ai soprusi, a difendere i più deboli, anche quando non hanno completamente ragione solo per il fatto di essere più deboli. Lo facciamo perché noi siamo diventati così ma avremmo voluto esserlo già alla loro età.
E non vorremmo meno bene ai nostri figli se facessero scelte diverse dalle nostre, ma se rimangono nello stesso solco, anzi, con ancora più coerenza e coraggio di noi, bè, ne siamo fieri.
Che orgoglio avere una figlia cooperante in Siria, o ricercatrice a Parigi che lavora con Emergency, o un figlio ricercatore a Cambridge e collaboratore del Manifesto o volontario in Palestina.
QUEI PICCOLI DON CHISCIOTTE ALL'ESTERO. Ma che paura, sempre. Paura di ricevere una telefonata che ti apre nel cuore crepacci incolmabili di dolore, mentre riempi in fretta una valigia o versi in un bicchier d'acqua le goccine che devi tenere sempre a portata di mano, da quando i tuoi piccoli Don Chisciotte sono partiti per un posto lontano, o pericoloso, o tutt'e due.
E quando il viaggio o l'attesa di una mamma e di un papà sfocia nell'esito peggiore, dover riconoscere un essere generato e amato in un corpo straziato e offeso, i cuori di tutti i genitori di figli idealisti e coraggiosi si accartocciano e sanguinano.
Fra i tanti corsi che abbiamo fatto frequentare ai nostri figli non c'era quello di immortalità, lo sappiamo bene, e né la cultura, né la sensibilità, né l'apertura mentale sono salvacondotti, anzi. Soprattutto la curiosità, che abbiamo sempre stimolato nei nostri ragazzi, è proverbialmente una fonte di guai, sta scritto in tutti i libri sacri.
Guai ai curiosi, guai a quelli che non si accontentano di ciò che viene loro detto dai più grandi, a quelli che dei libri leggono anche le note a piè di pagina. Non esiste al mondo un luogo in cui la morte non possa ghermire un figlio anche giovane, anche sano, anche tranquillo. Ma tutto il sapere, il coraggio, le belle idee che abbiamo cercato di trasmettere ai nostri figli, anziché arricchire la loro vita e migliorare quella di altri, possono metterli di fronte al rischio di una morte non solo ingiusta in quanto prematura, ma anche atroce e violenta, come quella di Valeria Solesin, sorpresa al Bataclan dal fuoco dei macellai fondamentalisti, o addirittura lenta, sadica e disumana, come quella inflitta al Cairo a Giulio Regeni, molto probabilmente, da aguzzini di Stato.
LA SOLITA FRASE: «SE LA SONO CERCATA». È giusto che per le belle idee che abbiamo loro trasmesso, ai nostri ragazzi possa venir scorticata via la vita di dosso mentre urlano di dolore, mentre noi vecchi ce ne stiamo a casa al sicuro? È un pensiero così intollerabile, così tormentoso che non si ha neppure la forza di sputare in un occhio allo sciacallaggio travestito da buonsenso di chi accusa noi genitori progressisti di insegnare colpevolmente ai figli «che è meglio fare il cameriere a Londra o la cassiera a Parigi piuttosto che l'idraulico a Bergamo» (indovinate su quale testata è apparso il commento, in occasione della copertina dedicata dall'Espresso a Valeria Solesin «persona dell'anno». Inizia per «L» e finisce per «ibero».)
È già un miglioramento rispetto a quel che si sente dire quando viene rapito qualche giovane cooperante, specie se femmina e carina, e cioè che è colpa della vittima perché non se ne è stata a casa a guardare in tivù le sofferenze nei campi profughi, come fanno tutte le persone di buon senso, e ora ci tocca pure sborsare dei soldi per riportarla a casa mentre magari flirta con i rapitori.
In base a quel ragionamento, la famiglia Regeni doveva far pressioni su Giulio perché se ne stesse ad aggiustare rubinetti a Udine, con l'unico rischio di dover emettere qualche fattura, anziché indagare sulla situazione dei lavoratori egiziani.
Per colpa della famiglia Solesin, e incidentalmente dei terroristi islamici, anche Venezia ha perso un'eccellente idraulica, con tutti i problemi che quella città ha storicamente con l'acqua; e se Vittorio Arrigoni ha creduto che fosse più facile restare umani aiutando i palestinesi nella striscia di Gaza che sostituendo guarnizioni nella sua Brianza sicuramente è per qualche errore educativo dei suoi genitori.
Oggi il peccato di insubordinazione socioeconomica non è più quello volere il figlio dottore, ma volerlo cameriere a Parigi o cooperante in Medio Oriente, e soprattutto di non volerlo idraulico con impresa familiare. 
Guai alla Generazione Erasmus, se non si trasforma al più presto nella Generazione Mario Bros.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Canoi 08/feb/2016 | 15 :12

E' già successo molte volte, quando la guerra è raccontata il lettore crede che quella della pagina sia la guerra vera. Emilio Lussu, 100 anni fa, andava all'assalto delle trincee austriache elegantissimo e disarmato, la prima volta, poi ha visto i morti veri ed ha cambiato idea ed atteggiamento. Fortuna. Spiace molto per sto ragazzo probabilmente ucciso perché non era consigliabile lasciarlo tornare a raccontare della cattiveria dei militari egiziani che hanno fatto un colpo di Stato per evitare di finire tra quelle repubbliche islamiche che ammazzano senza freno e per la sola motivazione che sei infedele. Le due ragazze andate all'avventura all'Isis hanno avuto una fortuna sfacciata perché l'Italia per farle tornare sembra abbia pagato € 10 milioni che sono andati in armi per ammazzare altre persone. E' evidente che non tutti i morti suscitano la stessa pietà. Non c'è nesso causale ma quanta faciloneria in quelle e in quest'altro.

Per scrivere un commento è necessario registrarsi oppure accedere con Twitter o Facebook: Loggati - Registrati

Dalla nostra HomePage
Brexit, i rappresentanti Uk sgraditi a Bruxelles

Londra temporeggia, ma Juncker vuole il divorzio rapido. Così i gli esponenti britannici dell'Ue si sentono di troppo. E arrivano le prime dimissioni.

prev
next