Peppino Caldarola

MAMBO

Renzi con Carrai la sta facendo fuori dal vaso

All'amico del premier la cybersecurity: nuovi scampoli di familismo amorale.

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18 Gennaio 2016

Marco Carrai, il ''Gianni Letta'' di Renzi.

(© Imagoeconomica) Marco Carrai, il "Gianni Letta" di Renzi.

«A volte», diceva il personaggio della vignetta di Altan, «mi vengono in mente idee che non condivido».
Il problema nasce quando quel “a volte” diventa “sempre”, perché allora si rischia di avere idee che “si condividono”.
Le cronache e i gossip degli ultimi giorni regalano nuovi scampoli di familismo amorale a proposito del Giglio magico. E la cosa più sorprendente è che i tre genitori dei tre ragazzi al governo (Renzi, Boschi e Lotti) erano in affari fra di loro. Affari fino a prova contraria leciti, ma pur sempre affari.
Le indiscrezioni, poi, ci hanno regalato un fine settimana goloso con quell’idea di Renzi di affidare la cybersecurity - ne ha parlato per primo il Fatto - all’amico Marco Carrai, colui che una volta avremmo definito faccendiere e che oggi appare indefinibile, se non come imprenditore di tecnologie di spionaggio, amico di Israele e altre voci di un curriculum francamente inesistente.
VERSO UN NUOVO SERVIZIO SEGRETO? Renzi non ha smentito questa indiscrezione. Palazzo Chigi ha solo fatto intendere che non è sul punto di nascere un nuovo servizio segreto, con le stesse norme a tutela di quelli già esistenti, che nato da un’iniziativa privata (di Carrai) diventa organo dello Stato.
Carrai, invece, sarebbe sul punto di diventare “consigliori” di Renzi medesimo per le stese materie, forse con un incarico di sottosegretario, in ogni caso con il potere di occuparsi - con la storia della cybersecurity, affare grossissimo e di straordinaria rilevanza - degli affari degli  italiani uti singuli.
È a questo punto che le idee che non si condividono cominciano ad affollarsi fino a diventare troppe. Se vogliamo metterla sullo scherzo, sembrerebbe che Renzi abbia svelato chi è il suo Casaleggio.
Carrai ha meno capelli del guru di Grillo, ma come lui è il suggeritore dietro le quinte delle strategie, il disvelatore delle zone di inimicizia, il confidente privatissimo.
Ma c’è poco da scherzare perché la questione sta diventando seria e noiosa.
SE GLI AMICI DIVENTANO 'STRUTTRE DI STATO'. Per la prima volta un premier non smentisce di volere accanto a sé solo uomini fidati elevandoli a rango di strutture dello Stato. Insisto nel dire che nella vita repubblicana questo non era mai successo, mentre prima sì.
Il cyberspionaggio è materia assai seria, su cui si intrattiene sul l'Unità Paolo Messa, consigliere d’amministrazione in Rai in quota Ncd e ansioso di mettersi in mostra con il premier, ed è anche assai delicata e pericolosa.
In mani sbagliate può diventare strumento di controllo inaccettabile sulla privacy dei cittadini. In mani sbagliate può far arricchire alcuni soggetti e non proteggere il Paese. Non si capisce quale sia la professionalità di questo Carrai, a parte il suo cointeresse in aziendine del settore.
Nei Paesi che contano lo zar della sicurezza è un uomo di primo piano, un vero servitore dello Stato, un personaggio dalle competenze inattaccabili.
Qui siamo fra Lotti e Carrai con Minniti che pur di restare dov’è becca tutto. Peggio mi sento.
DAL PREMIER SCELTE DISCUTIBILI. Quali sono le idee che non condivido, ovvero non condividevo, che mi vengono in mente, dunque?
Questa sostanzialmente. Parto dalla premessa che un cittadino può vedere a Palazzo Chigi anche persone per cui non ha votato (tanto qui non si vota mai per il premier!) o non voterebbe, ma deve fidarsi di loro.
Deve cioè essere convinto che il primo scrupolo di quella classe dirigente sia il bene del Paese. Sennò è un’altra cosa. Sennò è una presa del potere.
Renzi torni nei ranghi.
Rischia che il voto referendario, che molti vorrebbero di merito, si trasformi davvero in un plebiscito, perché si finirà per discutere se il capo del governo ci sta portando fuori da consuetudini, regole, stili istituzionali democratici.
Io penso ancora di no. Però penso anche che il Giglio magico, per dirla brutalmente, “la stia facendo fuori dal vaso”.
Ma come dicono gli sbirri: un indizio, due indizi, tre indizi cominciano a configurare una prova. 

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