Peppino Caldarola

MAMBO

Renzi segna due punti annichilendo Travaglio

Mostrare la scheda è una mossa vincente. Come anche lasciare ad altri il cerino della legge elettorale. In fondo, se finirà col proporzionale non perderà lui ma i cittadini.

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23 Settembre 2016

Matteo Renzi, a mio parere, ha strapazzato Marco Travaglio.
Beninteso, il direttore del Fatto a Otto e mezzo ha graffiato, ha cercato il colpo sotto la cintura, ha puntato sull’anti-renzismo di destra e di sinistra, ha tentato anche di ridicolizzare il premier tornando a paragonarlo a Fonzie (e beccandosi una risposta a tema). Ma ha fallito.
Non è la prima volta. Fallì anche con Silvio Berlusconi, a cui anzi dette un rilancio imprevisto in campagna elettorale.
TRAVAGLIO PRENDE E PORTA A CASA. Il fatto è che Travaglio, bravo a scrivere e convincente per i manettari come lui, quando è posto di fronte a un interlocutore che gli tiene testa abbassa lo sguardo.
Renzi, qualunque sia il giudizio su di lui, è apparso sicuro di sé, cosa che in politica è decisiva, ha mostrato di padroneggiare i numeri (e speriamo che siano quelli giusti), non si è fatto incastrare in un giudizio su Virginia Raggi.
A Travaglio, che gli chiedeva perché non avesse fatto approvare correzioni migliori alla legge costituzionale con il voto di fiducia, ha ricordato che sulle leggi costituzionali il voto di fiducia non si può mettere. Per la prima volta il maestrino di diritto ha preso e portato a casa.

 

  • Un estratto del confronto tra Travaglio e Renzi.

 

IL QUIETA NON MOVERE DEL M5S. Che senso ha questa valutazione sul battibecco Renzi-Travaglio, mal governato da una fragile Lilli Gruber?
Ha il senso di dire agli avversari di Renzi che se pensano che il premier, in evidente affanno politico, si ritenga logorato perdono il loro tempo.
Per tre ragioni. Perché Renzi combatte, fino alla fine. Perché l’uomo ha una gran fiducia in se stesso. E perché i suoi avversari non riescono a tenere una posizione per più di cinque minuti. Lui, al confronto, appare come un carabiniere, fermo nei secoli sui propri convincimenti.
Il Movimento 5 Stelle sembra la traduzione politica del passaparola dei mercati, dei metro, delle anticamere dei medici: «Questo è un Paese di merda». E se lo è, inutile affannarsi a cambiare. «Quieta non movere». Quindi niente Olimpiadi, ritorno al proporzionale, domani tivù in bianco e nero.
GRILLO TENTA BERLUSCONI. Gli altri avversari di Renzi, come già ho cercato di spiegare, invece fanno i fenomeni: ottengono la presa di posizione parlamentare che propone il cambiamento dell’Italicum, ma vogliono che sia cambiato solo come dicono loro, indipendentemente dal fatto che ci siano o no i voti.
Questi teneri compagni della sinistra Pd non si accorgono che, stando così le cose, l’unica legge elettorale che può trovare una maggioranza è quella proposta da Grillo con la motivazione di Grillo.
Ovvero, non essendo possibile un vincitore, perché tutti i partiti al massimo possono aspirare al 30%, e non essendoci ancora alleanze, è meglio tenersi il proprio pacchetto di deputati e giocarsela in parlamento.
Questa svolta tenta anche Berlusconi. Da qui, larghe intese a go-go.
S'È PERSA L'AMBIZIONE DI GOVERNO. Il fatto storico è che da quando c’è stato Berlusconi si è persa l’ambizione di governo. Ogni partito di governo è stato bene attento a mostrarsi anche di opposizione.
“Partito di lotta e di governo” era la formula berlingueriana per costringere il Pci a non perdersi in fumisterie e in ribellismo. Questa formula, applicata a partiti che stanno o vogliono stare all'esecutivo, provoca la dissoluzione di ogni sistema politico. Solo Mario Monti ed Enrico Letta occuparono quello spazio.
Il Renzi visto a Otto e mezzo, quindi, ha segnato due punti. Il primo mostrando la scheda elettorale con un quesito facile-facile che troverà consenso nell’anti-parlamentarismo diffuso. Il secondo lasciando ad altri il cerino acceso della legge elettorale.
In fondo, se finirà col proporzionale con un minimo premio di maggioranza e un piccolo sbarramento a lui andrà bene lo stesso.
Non vincerà, ma non vinceranno neanche gli altri. Perderemo solo noi, i cittadini.


Twitter @giuseppecaldaro

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