Peppino Caldarola

MAMBO

Renzi sul referendum eviti di fare sceneggiate

Lo vuole trasformare in un plebiscito su di sé. Si limiti a fare politica, non spettacolo.

di

|

14 Gennaio 2016

(© Ansa)

Tutto lascia pensare che la battaglia sul referendum istituzionale sarà l’ennesima sceneggiata italiana.
Il tema dovrebbe essere semplice e vertere su due interrogativi per il sì o per il no. È utile e necessario superare il bicameralismo perfetto e dare al Senato quel ruolo di Camera delle Regioni da tutte le forze politiche, e da quasi tutti gli eminenti costituzionalisti, immaginato nel passato? Il progetto venuto fuori dal voto delle Camere corrisponde, in gran parte, cioè malgrado imperfezioni, a questa idea-forza? Non è poco, ma è tutto qui.
Invece vediamo che il premier, con scelta singolare, lo vuole trasformare in un plebiscito su di sé sostenendo che, in caso di sconfitta, non solo si dimetterebbe, come appare obbligatorio, ma si ritirerebbe dalla scena politica.
Dall’altro lato dello schieramento nobili figure di giuristi e una caterva di partiti e partitini di destra, di estrema destra, di sinistra e di estrema sinistra gridano all’attentato alla Costituzione.
LE MINACCE ALLA COSTITUZIONE, TUTTE INVENTATE. È bene su questo punto dire una cosa: la Costituzione, cioè l’assetto repubblicano, in Italia è stato messo in pericolo in modo serio solo dalla mafia e dal terrorismo, soprattutto da quello “rosso”.
Le stragi di destra e il golpismo all’italiana sono stati anche essi attori fondamentali delle minacce che hanno assediato la Prima Repubblica, così “sputtanata” oggi pur avendo resistito eroicamente a tutti questi assalti.
Le minacce di cui si parla in questi anni di Seconda Repubblica sono tutte inventate, ovvero sono un aspetto della propaganda fronte contro fronte, sia quando si trattava delle trovate anticomuniste  berlusconiane sia quando si è trattato dell’immagine dilagante del Berlusconi fascista. «Chiacchiere e tabacchiere di legno», dicono sinteticamente a Napoli.
Questo continuo allarmare è stato il segreto del gruppo giustizialista che così è riuscito a prendere di fatto il potere nella sinistra e nei suoi giornali, sfasciando il quadro politico con le inchieste, spesso fallimentari - vedi la sentenza di ieri su “Why Not” che demolisce il teorema De Magistris - di pochi ma notissimi magistrati, con le intemerate di giuristi sovreccitati.
TRASFORMARE RENZI IN MOSTRO È UN ERRORE. Diamo a tutti una notizia: la democrazia non è in pericolo, se non nel modo che alcuni studiosi, economisti e filosofi stanno studiando, osservando l’evoluzione delle società occidentali in rapporto al dispiegarsi del potere del capitale finanziario. Il resto è fuffa.
Anche la riforma di Renzi non è un attacco alla democrazia pur essendo comprensibile e legittimo che la si voglia contrastare e che si mettano in luce le cose che non vanno.
Tuttavia lo scontro non è fra un novello “Fronte popolare antifascista” e un aspirante dittatore. Non ho pensieri teneri verso il premier. Né ho un giudizio che, da attendista, si è fatto via via negativo.
Ma se lo trasformate in un  “mostro” siete lontani dalla verità e fate un danno al Paese.
Così Renzi deve dare agli italiani il diritto di fare una scelta di merito. Perché deve mettere in mezzo la sua leadership e la sua carriera? Ma chi se ne importa? La sua arma vincente è che, così com’è, l’assetto istituzionale era stato criticato da partiti della Prima e della Seconda Repubblica e che nessuno aveva cambiato alcunché, ma a lui è riuscito. Punto.
Se poi, al solito, vuole fare spettacolo si tenga Rodotà e Zagrebelsky.
A questo teatrino molti non vorranno assistere, figuriamoci se vorranno partecipare.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Nessun commento

Per scrivere un commento è necessario registrarsi oppure accedere con Twitter o Facebook: Loggati - Registrati

Dalla nostra HomePage
Csm, una riforma fatta in fretta. Per il referendum?

Revisione del regolamento approvata a marce forzate. Si vuole dare a Renzi un'arma da campagna elettorale? Magistratura indipendente attacca Legnini: «Norme fantasy» e «dibattito poco democratico».

prev
next