Massimo Del Papa

SANREMEIDE

Sanremo 2016, le pagelle della terza serata

Le cover convincono più dei brani in gara. Ma nel giorno dei Pooh si sente la nostalgia dello storico padrone di casa. Le pagelle della terza serata. Le foto.

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12 Febbraio 2016

Fin che la barca va, tu non remare: in una serata karaoke come questa, poteva essere la cover giusta per Carluccio Conti, toscano alla panna che non sbaglia niente perché non rischia niente, da cui l'inevitabile marchio di democristiano che sarebbe l'acqua cheta che sotto sotto ti frega.
L'IMBUTO DELLE RIMEMBRANZE. Ma, ecco, se parliamo di democristiani, di nostalgia canaglia, d'anni Ottanta-Novanta che tornano in tutta la loro risacca immaginaria e immaginifica, le Pausini, i Ramazzotti che cantano se stessi, che duettano con se stessi, se parliamo di questo imbuto delle rimembranze allora dobbiamo, vogliamo parlare dell'unica presenza assente, ma quella che più di tutte avrebbe titolo per tornarci, a Sanremo: ridateci Pippo Baudo.
Ridatecelo per un Festival, per una serata, per una epifania, ma ridatecelo. Conti, l'abbiamo scritto, invecchiando cede inavvertitamente ad alcune suggestioni del Re di Militello: senonché egli è l'aurea mediocritas dove Pippo era il guizzo, il guitto che si giocava un Cavallo Pazzo, il frac che sbottava, «L'ufficialità mi ammazza», il freak che s'infilava una parruca rosa alla Lady Gaga e poi sedeva al piano e poteva improvvisare; era quello che non subiva la popstar o la Hollywood star di turno, ma scuoteva la loro polvere di stelle, li bbbaciava, li comprometteva al gioco suo: istrione tra gl'istrioni, superospite di superospiti.
NOSTALGIA CHE NON PUÒ TORNARE REALTÀ. Ora, la nostalgia non può tornare realtà, Pippo non avrà più gli sponsor di un tempo, non sarà nella manica del nuovo che avanza, che rottama, dei Campo dell'Orto, dei Renzi, dei Leone ma il Festival resta lui: tutto il resto, come cantava Califano, si sa già come va a finire. Democristiano per democristiano, era meglio quel conformismo d'autore, all'occorrenza insofferente, di questo autore di conformismo, che non soffre e non s'offre mai: tira dritto, con l'efficacia asettica d'un satellitare.  Il festival è Baudo e questa è la cronaca di un'occasione malamente sprecata perché il Re compie 80 anni e questa edizione, in una veste o nell'altra, non doveva proprio mancarla: si sente che manca, si sente ogni sera di più, ogni sbadiglio di più, si sente ogni volta che i Conti tornano, per share, per spettatori, ma sapendo già come andrà a finire.

Le pagelle della terza serata

Nuove proposte

 

Miele – Siccome è cantante siciliana, allora si pensa subito a Carmen Consoli, ma anche a Levante, che un pochetto la Carmen la copia, ma anche... Fermo lì: L'aria da Madonnina peccaminosa isolana, per non sbagliare, c'è sempre, ma Mentre ti parlo è tutt'altro melodismo, spiegato, non privo di ambizione, con bel timbro. Rocambolescamente esce, ma merita un futuro, e l'avrà.
Voto: 7

 

Francesco Gabbani – Va bene che l'età media s'è allungata, ma questo ha 34 anni e corre per le nuove proposte: pensa se era vecchia. Agée pure l'elettronica di Amen, però la dance sul suo testo sarcastico raggiunge un effetto grottesco che non è male, e non male cantato: a me ha ricordato un Antoine del XXI secolo.
Voto: 7

 

Michael Leonardi – Ecco un altro dei Caselli boys, nel senso di Caterina, potente scuderia Sugar. Rinascerai sfodera vocalismi di impostazione britannica (che reggono bene al cambio di tonalità) ma la struttura melodica è piuttosto antiquata, per non dir del testo.
Voto: 6+

 

Alessandro Mahmoud – Nome d'arte, chissà perché, Mahmood; forse sarebbe meglio 'mammuth', per la nasal pesantezza: pare un Ramazzotti etnico. L'X-factorino ci invita ripetutamente: Dimentica. Lo prenderemmo in parola, invece passa lui col suo preteso neosoul.
Voto: 5 ½

 

Big (cover)

 

Noemi – Non può avere il timbro e il carisma naturalmente, oltraggiosamente sensuale della Bertè, però con Dedicato, che è sì una signora canzone, può lanciari senza remore. Anche troppo: dovrebbe solo ricordarsi che la vita non è tutta un talent, prima o poi la tua giuria sei tu.
Voto: 6 ½

 

Dear Jack – Ci vuole un coraggio al limite dell'incoscienza per proporre un cimento come Non ti fidar di un bacio a mezzanotte: tenuto conto dei limiti, tremendi, e delle stampelle vocali dei coristi, non se la cavano neanche malaccio. Esageriamo: Voto: 6 ½

 

Zero Assoluto – Quando Ufo Robot incontra Federico Moccia, la stepchild adoption non può che sortire un Goldrake esangue: «Va', distruggi il male, va'...». Co' sta fiacca? Surreale mossa di rendere la fenomenale sigletta sull'unplugged da MTV anni '90: dateci un'alabarda spaziale.
Voto: 4-

 

Caccamo-Iurato – Una canzone di Pino Daniele contiene, sapientemente mescolate, il sole, 'o blues, i vicoli, la polvere, il gran casino e l'amore di Napoli. Qui non c'è niente di tutto questo, non c'è niente di niente. Amore senza fine? No, strazio senza fondo.
Voto: 4--

 

Patty Pravo – Allora è un vizio: si ritocca pure la canzone. Ma Tutt'al più è una perla rara del grandissimo Piero Pintucci (vi dice niente Il Carrozzone? E Padre Davvero per Mia Martini?). E andrebbe lasciata così, altro che questo assurdo lifting a base di rap. No Patty, non si violenta un capolavoro.
Voto: 2-

 

Alessio BernabeiA mano a mano è bagliore, uno dei tanti, di un'epoca melodica forse irripetibile: il suo dolore di vetro andrebbe rispettato, altro che 'ste insulse versioni da bimbimix, anzi bimbiminkia.
Voto: 2

 

Dolcenera – Nada la buttava via, nel suo approccio sbrigativo e ruvido: e funzionava. Qui Amore Disperato diventa barocchismo elettronico coinvolgente come una scintigrafia. E la pur dotata ragazza, nel suo virtuosismo vocalico, scalda come l'omino del ghiaccio.
Voto: 6-

 

Clementino – L'inflazionata Don Raffaè esige il tratto vissuto del De André più fatalista: sa di non poterselo permettere e fa l'unica cosa possibile, ribalta la prospettiva, sale di tono e punta sull'enfasi naturale. Un po' alla Massimo Ranieri, se vuoi, ma mica sfigura: puntare su questo, invece che sul solito rappettinato scassapalle?
Voto: 6+

 

Elio e Le Storie TeseQuinto Ripensamento sarebbe la cover di una cover, ma che simpatici, ma che intelligenti, ma che ironici, Rocco è pure rientrato nel gruppo, nostra culpa che non ci arriviamo, che non cogliamo il senso, sarà che un certo Frank Zappa certe cose le faceva già 50 anni fa. Con tutt'altro rigore tecnico, etico, filologico e concettuale.
Voto: 5--

 

Arisa – La decalcomania vocale è rispettosa di zia Rita: dove perde in grinta sbarazzina, la nostra Rosalba acquista in cristallinità sui toni alti. Che succede? Che – un po' meglio che per Dolcenera – la versione è tecnicamente inappuntabile, però manca il quid che stravolge un successo.
Voto: 6+

 

Rocco Hunt – Esisterà mai un napoletano che non canti in casa? Tu vuo' fa' l'Americano è un monumento, e la vivacità del bravo guaglione non si discute; è lo stravolgimento ritmico che lascia perlessi, perché rende un napolitan boogie in una marcetta da putipù.
Voto: 6--

 

Francesca Michielin – Voce anche discreta, per carità, ma quanto asettica? Ora, Joe Cocker insegna: o prendi un classico e lo porti a un altro livello, uccidendoti se è il caso, oppure è Il Mio Canto Libero più o meno da spiaggia, più o meno così, sentita quanti milioni di volte?
Voto: 6-

 

Neffa – E ti pareva. 'A Maronna v'accumpagni, altra canzone partenopea, altro Carosone doc. Senza stravolgere, senza calcare, senza infamia e senza lode, e pure un po' senza voce. Un Sarracino democristiano, oseremmo dire.
Voto: 5 ½

 

Valerio Scanu – Sbaglieremo, ma saremmo pronti a giocarci la salute che, da dove sta, Lucio Battisti non sarà esattamente entusiasta di questa versione sussurrata di Io Vivrò (Senza Te). Femminea, sia detto non con malizia, ma sulla base di vocalizzi che ricordano Giorgia.
Voto: 6-

 

Irene FornaciariSe perdo anche te è del 1967, l'arrangiamento originale era di Ennio Morricone: basta che adesso Casacci dei Subsonica non se ne esca che l'altro l'ha copiato. Irene se la cava puntando sulla grinta, questi cantanti rendono meglio sul karaoke che sui brani originali: qualcosa vorrà dire.
Voto: 6 ½

 

BluvertigoLa Lontananza è talmente bella che basta canticchiarla per volare; una rilettura così, sospesa fra tradizione (i cori, l'orchestrazione) e fughe elettroniche, mah, lascia perplessi così come l'interpretazione di Morgan, necessariamente sopra le righe visto che con la voce non ce la fa. Al netto dei trucchetti,
Voto: 5/6

 

Lorenzo Fragola – Salute, fronte dell'originalità. Fragola canta La Donna Cannone, e si capisce già come va a finire. Poi deve salire un'ottava sopra, perché non ha il timbro giusto. Al netto dei limiti naturali,  magari se sceglieva un'altra canzone, meno scontata e meno impegnativa...
Voto: 5-

 

Enrico Ruggeri – Paolo Morelli fu un Grande, e tale resterà. Anche Patty Pravo lo omaggiò, qualche anno fa, con una bella versione di E Mi Manchi Tanto. Ma il napoletano non è la lingua di Ruggeri, e la sua versione più grintosa lascia più perplessi che conquistati.
Voto: 5

 

Annalisa – Quando Gianna era Gianna, America era dirompente nel suo rauco invito ai piaceri autarchici. Che qui diventa un gorgheggio, un trillo da usignolo su arrangiamento patinato. È la solita tragedia di questi nostri tempi: tutto ben pulito, lavato, stirato, ma l'anima dov'è?
Voto: 6

 

Stadio – Qui è un po' la faccenda di Patty Pravo, cantarsi addosso. L'altra sera il buon Curreri per giustificare la poca voce ha tirato in ballo una complicata storia di settaggi. Stavolta, che scusa ha per questa bronchitica Sera Dei Miracoli? Torna pure Portera, per una sera, ma non è sera.
Voto: 5--

 

Ospiti

 

PoohUomini soli, anche segnati, e la commozione dirotta un po' l'intonazione. Ma si portano addosso una enorme storia che si prepara a sparire in un taxi di memoria, come la donna di una loro canzone. In quel medley ci finisci perché il tempo è la più puttana delle sirene, perché troppi giorni tuoi ci sono rimasti impigliati e magari non lo sapevi.
Voto: 7 ½

 

Hozier – Il cantante famoso prima d'essere famoso, prima d'avere inciso un disco, quello sul quale in rete si leggono titoli ossimorici come 'Perchè Hozier è famoso'. Già, perché? Perché è impegnato contro l'omofobia, cioè cacio sui maccheroni di questo festival, perché è più bravo che bello e viceversa, perché il suo soul pubblicitario è a presa rapida.
Voto: 6+

 

Conduttori

 

Carlo Conti – Metodico. Tranquillo. Regolare. Imperturbabile. Affidabile. Responsabile. Implacabile. Antistaminico. Antiurto. Ha su tutte una dote: quando l'interlocutore lo richiede, sa rivolgergli quella misura in più di rispetto, di delicatezza senza diventare stucchevole.
Voto: 6

 

Virginia Raffaele – Alla sua Donatella Versace, che naturalmente perde i pezzi, sembra mancare qualcosa e non è un gioco di parole: alla fine capisci che punta più sulla maschera (da Thing-Fish) che sulla interpretazione e sulle battute. Qualche lampo, ma stasera è così automatica.
Voto: 6

 

Madalina Ghenea – Bella, è bella: pure di più. Solo che 'na lagna, quando parla, si fa per dire.
Voto: N.C.

 

Gabriel Garko – Gabriello nostro minaccia: «Ho intenzione di continuare così». Perché, spiega, «voglio restare quello che sono». Bel colpo, al netto della plastica. Non piace a nessuno, fa quasi tenerezza: stasera guadagna punti per l'autoironia, forse l'unica cosa che può salvarlo.
Voto: 5

 

Le pagelle della seconda serata

Le pagelle della prima serata

 

Twitter @MaxDelPapa

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